martedì 31 marzo 2015

Coalizione

da il manifesto
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Coalizione

In una parola. La rubrica settimanale di Alberto Leiss

Unions, la manifestazione della Fiom a piazza del popolo 
Fa discu­tere molto la «Coa­li­zione sociale» di Lan­dini, che sabato scorso ha avuto il bat­te­simo della piazza a Roma.
Il dizio­na­rio per coa­li­zione intende, per esem­pio, una «unione, per lo più tem­po­ra­nea, tra gruppi, par­titi o stati per il con­se­gui­mento di van­taggi comuni», oppure un «ragrup­pa­mento inteso a fron­teg­giare un avver­sa­rio comune». Le parole del lea­der della Fiom in piazza – il governo Renzi è peg­gio di quello Ber­lu­sconi – sem­brano più sin­to­niz­zate con il secondo di que­sti signi­fi­cati, indi­vi­duando nel pre­si­dente del con­si­glio il «nemico prin­ci­pale». Dubito che sia giu­sto e oppor­tuno, però sicu­ra­mente è chiaro.
Ma Lan­dini, e con lui Ste­fano Rodotà, hanno sot­to­li­neato che que­sto «rag­grup­pa­mento» ha l’ambizione in primo luogo di riu­nire espres­sioni dell’associazionismo con forti moti­va­zioni eti­che ( assi­stere i malati in situa­zione di guerra e di povertà, com­bat­tere le mafie ), e realtà del lavoro, del non lavoro, del lavoro auto­nomo e delle pro­fes­sioni oggi poco o per niente rap­pre­sen­tate dalla poli­tica isti­tu­zio­nale (e anche dai sin­da­cati), guar­dan­dosi bene dal met­tersi a capo di qual­che ulte­riore pro­getto di «nuovo sog­getto poli­tico» con gli spez­zoni di ceto poli­tico soprav­vis­suti nell’area a sini­stra del Pd.
Marco Bascetta su que­sto gior­nale ha rile­vato come nel pro­getto di Lan­dini possa essere colta l’ambizione di una ricerca poli­tica più radi­cale, capace di tener conto delle pro­fonde tra­sfor­ma­zioni avve­nute nel mondo del lavoro e nel «mondo della vita», con il com­pleto venire meno dei pre­sup­po­sti che hanno fon­dato per una intera epoca l’articolazione della poli­tica tra par­titi e sin­da­cati. Per lui resta aperta una pos­si­bi­lità di agire per una nuova forma-sindacato, col grande rischio di rica­dere comun­que – spe­cial­mente nell’Italia dei nostri giorni — in solu­zioni neocorporative.
Sor­prende – in Lan­dini e Bascetta, come in molti altri che inter­ven­gono sul mani­fe­sto — quest’ottica bina­ria che vede la pos­si­bi­lità di una alter­na­tiva a Renzi e al sistema poli­tico dato uni­ca­mente o sul piano della rap­pre­sen­tanza par­ti­tica (il «nuovo sog­getto poli­tico») o su quello, di fatto, della rap­pre­sen­tanza sin­da­cale (le nuove Unions evo­cate in piazza a Roma).
Viviamo infatti nell’epoca in cui un movi­mento poli­tico ormai del tutto glo­bale, che non ha mai pra­ti­cato né la poli­tica dei par­titi né quella dei sin­da­cati – parlo del fem­mi­ni­smo – ha cam­biato il mondo.
Inter­ve­nendo recen­te­mente a un con­ve­gno sulla rap­pre­sen­tanza sin­da­cale – a cui Lan­dini era pre­sente — Lia Ciga­rini ha osser­vato come la divi­sione ses­suale del lavoro (il lavoro «pro­dut­tivo» che oscura quello neces­sa­rio alla ripro­du­zione, cura e manu­ten­zione della vita di tutti) se rico­no­sciuta cambi il modo di vedere le sog­get­ti­vità e la libertà: «Nei nuovi sog­getti lavoro e vita si intrec­ciano in forme e misure ine­dite nella sto­ria: sono sog­getti in carne e ossa che non pos­sono e non vogliono più divi­dere tempo di vita e tempo di lavoro, biso­gni, neces­sità e desi­deri. Vogliamo lasciare che tutto ciò sia colo­niz­zato dal neo­li­be­ri­smo onnivoro?».
L’alternativa allora è la ricerca di una pra­tica poli­tica capace di rico­no­scere e con­net­tere – di coa­liz­zare – que­ste sin­gole sog­get­ti­vità, oltre l’individualismo neo­li­be­rale, ma anche oltre gli equi­voci iden­ti­tari o cor­po­ra­tivi dei par­titi e dei sin­da­cati finora esistiti.

A meno che la coa­li­zione di Lan­dini meriti una spie­ga­zione molto più sem­plice e con­tin­gente: un movi­mento che (forse) aiu­terà il lea­der della Fiom a vin­cere il pros­simo con­gresso della Cgil.

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