mercoledì 11 marzo 2015

Comunione e Liberazione e il declino del carisma

da il manifesto
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Comunione e Liberazione e il declino del carisma

Cattolici. Le ragioni di un declino del movimento diventato sistema

E' stato un “incon­tro di fami­glia” molto sin­go­lare quello di sabato scorso fa tra il papa e le molte decine di migliaia di mili­tanti di Comu­nione di Libe­ra­zione giunte a San Pie­tro da ogni angolo del mondo. Una rim­pa­triata fred­dis­sima, quasi gla­ciale, nella quale il pon­te­fice, pro­nun­ciate alcune rapide frasi di cir­co­stanza, ha affon­dato il col­tello nella carne viva del movimento.
«Ricor­da­tevi – ha detto con seve­rità Fran­ce­sco ai ciel­lini – che il cen­tro non è il cari­sma ma Gesù». Che tra­dotto suona: il cen­tro della vostra vita non deve essere il cari­sma di Gius­sani o quello del vostro movi­mento, ma piut­to­sto Gesù e la Chiesa tutta intera. Il papa ha poi pro­se­guito ammo­nendo i ciel­lini a non ado­rare il pro­prio metodo spi­ri­tuale, il pro­prio cam­mino spe­ci­fico e il pro­prio modo di attuarlo.
Ricor­rendo a quelle imma­gini vivide che ne hanno reso popo­la­ris­simi i discorsi, Fran­ce­sco ha esor­tato i ciel­lini a non diven­tare «ado­ra­tori di ceneri» o «guide da museo» e soprat­tutto a non per­dere la libertà, a non tra­sfor­marsi in un gruppo chiuso e auto­re­fe­ren­ziale, a non col­ti­vare una “spi­ri­tua­lità da eti­chetta”, l’etichetta di Comu­nione e Libe­ra­zione, dell’ “io sono di Cl”. Addi­rit­tura, secondo il papa, don Gius­sani non avrebbe avuto l’intenzione di fon­dare alcun­ché; per lui, il “genio del movi­mento” sarebbe con­si­stito in nulla di più che nel ritorno agli aspetti ele­men­tari del cri­stia­ne­simo. E basta, ha ripe­tuto il papa. «E basta», ha con­cluso con decisione.
Ce n’è abba­stanza per capire che quella di sabato è stata una scon­fes­sione solenne per il movi­mento gui­dato oggi da don Car­ròn. Il papa non ama Cl (penso ricam­biato). Credo che egli dete­sti la ten­denza dei ciel­lini a con­si­de­rarsi “chiesa nella chiesa”, la loro chiu­sura set­ta­ria (così con­tra­ria al suo appello ad «uscire nel mondo»), il loro cini­smo, la loro disin­vol­tura poli­tica, il loro senso di supe­rio­rità rispetto ad ogni codice morale, in qual­che caso anche a quello penale. Tutto que­sto a Fran­ce­sco non piace ed è un pro­blema serio per i ciel­lini per­ché l’avversione del pon­te­fice in una strut­tura ancora pro­fon­da­mente monar­chica come la Chiesa Cat­to­lica è un osta­colo non da poco per lo svi­luppo di un movi­mento ecclesiale.
Nel pas­sato era avve­nuto esat­ta­mente il con­tra­rio. Il grande favore con il quale Gio­vanni Paolo II e Bene­detto XVI hanno guar­dato al movi­mento di Gius­sani ne spiega buona parte della for­tuna degli ultimi decenni. Durante il lungo regno di Ruini a capo della Cei, Cl ha otte­nuto favori, pre­bende, inca­ri­chi, pro­mo­zioni e soste­gni di ogni genere da parte della gerar­chia. Ora il vento è cam­biato e non solo in Vati­cano: Ber­lu­sconi, l’alleato di sem­pre, ha imboc­cato il viale del tra­monto; For­mi­goni è ridotto all’anonimato; la Lom­bar­dia è finita in altre mani; tanti scan­dali hanno coin­volto affi­liati all’organizzazione.
Ma non si tratta solo di sfor­tuna, di una sorte dive­nuta cat­tiva. Il pro­blema prin­ci­pale di Cl non sono le anti­pa­tie di Papa Fran­ce­sco, il declino di Ber­lu­sconi e di Ruini o quello di For­mi­goni. Il pro­blema prin­ci­pale è lo smar­ri­mento della pro­pria anima, l’incapacità di sedurre con il pro­prio mes­sag­gio le gio­vani gene­ra­zioni, il cre­pu­scolo spirituale.
Le ragioni sono tante e tutte profonde.
La prima. Negli anni Set­tanta, al suo sor­gere, Cl si pre­sen­tava con la fre­schezza di un movi­mento nuovo, poli­ti­ca­mente e cul­tu­ral­mente ver­gine, spen­sie­ra­ta­mente aggres­sivo in un mondo stu­den­te­sco domi­nato dalla sini­stra. Diven­tare ciel­lino allora signi­fi­cava deci­dere di remare con­tro­cor­rente, met­tersi in dire­zione con­tra­ria rispetto ad un vento for­tis­simo che sof­fiava in tutt’altra dire­zione, nella società come nella Chiesa, domi­nata da altre più potenti orga­niz­za­zioni. E quindi richie­deva corag­gio. E anti­con­for­mi­smo. Nel tempo, Cl non solo ha perso quella posi­zione ori­gi­na­ria, ma è dive­nuto quasi il sino­nimo di una lobby politico-affaristica, di un gruppo di potere effi­ciente e spietato.
Quale fascino può eser­ci­tare una simile orga­niz­za­zione sui gio­vani di oggi? Quale sfida lan­cia ai ragazzi un movi­mento che pre­tende di defi­nirsi tale, ma che è diven­tato sem­pre più “sistema”, in certi luo­ghi quasi “regime”?
La mia impres­sione è che le scuole di comu­nità si siano pro­gres­si­va­mente svuo­tate, che Cl non recluti più nuovi mem­bri, che i gio­vani ciel­lini siano essen­zial­mente mili­tanti di seconda o addi­rit­tura di terza gene­ra­zione, cioè figli o nipoti di ciel­lini. Un gruppo dive­nuto endo­ga­mico, inaridito.
La seconda. Il papa esorta i ciel­lini a non met­tere il cari­sma di Gius­sani al cen­tro della loro vita. Ma che cosa è la vita del movi­mento senza il cari­sma di Gius­sani? Che cosa leg­gono e di cosa discu­tono i ciel­lini in tutte le scuole di comu­nità del mondo, e ad ogni livello dell’organizzazione, se non delle parole di Gius­sani? Impa­rati, medi­tati, man­dati a memo­ria, letti e riletti all’infinito come un man­tra, in tutte le salse e in tutti i con­te­sti, i testi di Gius­sani sono il verbo del movi­mento, la verità rive­lata, l’autentico oggetto della fede ciel­lina. Si alzi in piedi il ciel­lino che ha avuto accesso in una scuola di comu­nità alle parole di Gesù diret­ta­mente, cioè dai Van­geli, senza la media­zione e la rifles­sione di Giussani.
Senza il cari­sma di Gius­sani, il movi­mento sem­pli­ce­mente non esi­ste. O meglio, rimane una comu­nità di uomini e di donne affra­tel­late dall’amicizia e dalla lunga fre­quen­ta­zione degli stessi luo­ghi, ma perde la sua ragion d’essere più pro­fonda, il suo col­lante essen­ziale. Il punto è quanto, al di là degli ammo­ni­menti del Papa, è ancora vivo oggi quel carisma.
Quanta parte ne soprav­vive negli scritti che Gius­sani ci ha lasciato? Letti oggi, i libri di Gius­sani comin­ciano ad appa­rire deci­sa­mente datati, privi di quel respiro che per­mette ad un testo di soprav­vi­vere al logo­rio del tempo, pro­dotti di una sta­gione cul­tu­rale ed eccle­siale distante dall’attuale e quindi sem­pre più ana­cro­ni­stici, anno dopo anno.

Il papa ha invi­tato di fatto i ciel­lini ad ini­ziare la smo­bi­li­ta­zione, a scio­gliersi, a rien­trare ordi­na­ta­mente nei ran­ghi di Santa Madre Chiesa. Chissà che quel momento non sia più vicino di quel che immaginiamo.

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