sabato 21 marzo 2015

Così Incalza gestiva 7 miliardi di opere l'anno

da repubblica.it

Così Incalza gestiva 7 miliardi di opere l'anno

Una struttura ministeriale alle Infrastrutture  molto accentrata. L'Alta velocità in Italia è costata sei volte rispetto a quella di Germania, Spagna e Francia

Così Incalza gestiva 7 miliardi di opere l'anno
Un cantiere Tav a Firenze (ansa)
La struttura di missione diretta per anni da Ercole Incalza ingoiava quasi tutta la spesa pubblica del Ministero delle Infrastrutture. Lo rilevano i carabinieri del Ros nella informativa che riassume le indagini sul sistema collusivo che gestiva le opere pubbliche. I Provveditorati alle opere pubbliche sono nove in tutta Italia e gestiscono ogni anno un budget che non supera i 300 milioni di euro.  
Le Direzioni del Ministero preposte alla gestione di interventi rientranti nella competenza dell’Amministrazione centrale, come i “Contratti di Quartiere” o la “Edilizia pubblica”, gestiscono un budget che non supera i 150 milioni di euro l’anno. I dipendenti dei Provveditorati e delle Direzioni sono circa 1.500.
La Struttura Tecnica di Missione, preposta alla gestione e alla attuazione del Programma delle infrastrutture strategiche oggetto della Legge Obiettivo, si compone di circa 40 unità lavorative e in dieci anni ha fatto registrare i seguenti risultati:
  • Opere istruite: oltre 450 per un importo globale di 168 miliardi di euro
  • Opere inoltrate al CIPE per un importo pari a circa 153 miliardi di euro
  • Opere approvate dal CIPE per un importo di circa 147 miliardi di euro
  • Opere appaltate e/o cantierate per un importo globale di circa 70 miliardi di euro.
Anche se si prendono in esame le sole opere appaltate, ciò significa che la Struttura di missione gestisce una media di 7 miliardi l’anno. 
La Struttura tecnica di missione è stata istituita per gestire le infrastrutture strategiche, fra cui in particolare le linee dell’alta velocità ferroviaria. Le opere che ricadono nella Legge Obiettivo seguono procedure accelerate, che in teoria dovrebbero abbattere i costi. Così non pare. Lo scorso anno l’ex commissario europeo agli Interni Cecilia Malmstrom ha valutato l’impatto della corruzione sulle opere pubbliche in Italia in una percentuale del 40% sul valore totale dell’appalto: “Nel solo caso delle grandi opere pubbliche, la corruzione (comprese le perdite indirette) è stimata a ben il 40% del valore totale dell’appalto. Grandi opere come quelle per la ricostruzione a l’Aquila dopo il terremoto del 2009, per l’Expo Milano 2015 o per la futura linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione sono viste, nella sfera pubblica, come particolarmente esposte al rischio di distrazione di fondi pubblici e infiltrazioni criminali. L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro
 della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.

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