venerdì 27 marzo 2015

Per ora niente spie nei computer. La Camera decide di rivedere il decreto antiterrorismo

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PALAZZO

Per ora niente spie nei computer. La Camera decide di rivedere il decreto antiterrorismo

Stralciato all'ultimo momento l'emendamento voluto dal ministro dell'Interno Alfano. Pare sia stato lo stesso Renzi, visto i commenti negativi di tecnici, procuratori e giudici, a volere che fosse tolto

DI LUCA SAPPINO
Per ora niente spie nei computer. La Camera decide di rivedere il decreto antiterrorismo
Si parla del decreto legge del governo numero 7 del 18 febbraio del 2015, noto come Anti terrorismo. Dopo che le commissioni Giustizia e Bilancio della Camera hanno dato il via libera, il testo è in aula. Prima del voto, dal governo è arrivato però un ripensamento su uno degli aspetti più controversi del provvedimento, tanto voluto da Angelino Alfano.

«L'emendamento che prevedeva l'acquisizione di dati da remoto è stato stralciato dal decreto anti-terrorismo». Lo dice il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, e pare sia stato Matteo Renzi in persona, letti i giornali, le critiche di tecnici, procuratori e giudici, a mettere una toppa. Non si dovrebbe potere, quindi, in nome della guerra all’Is, scorrazzare per nei computer di «meri sospettati» (come denunciato dal garante per la privacy Antonello Soro). La norma era stata inserita nell’articolo 2 del decreto dalle commissioni parlamentari e permetteva, infatti, di utilizzare programmi informatici per acquisire da remoto le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico.

Il governo annuncia però anche che il tema sarà ripreso, con più calma, nel provvedimento sulle intercettazioni, già in commissione. Le opposizioni scommettono che il meccanismo verrà riproposto tale e quale. Solo per il momento può dunque tirare un respiro di sollievo il deputato di Scelta Civica, e informatico, Stefano Quintarelli che aveva paventato come «da domani per qualsiasi reato commesso a mezzo del computer - dalla diffamazione alla violazione del copyright o ai reati di opinione o all’ingiuria - sarà consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini».



Rimangono invece vive le altre preoccupazioni espresse dalgarante della privacy, sulla durata della durata dell’obbligo per i fornitori telefonici di conservare i dati sul traffico telematico. Nelle prime ore del dibattito sembrava che l’obbligo esteso a 24 mesi dovesse esser limitato solo al 31 dicembre 2016. Per ora però gli emendamenti che volevano correggere il punto sono stati bocciati. «Suscita seria preoccupazione, in particolare, l'emendamento che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (ora di un anno e, rispettivamente, di un mese) va nel senso esattamente opposto a quello indicato dalla Corte di giustizia l'8 aprile scorso» aveva detto Soro.

Una seconda toppa messa dalla Camera arriva invece approvando un emendamento di Sel e Cinque Stelle. «Ringrazio per il parere favorevole a questo emendamento» dice per il Movimento la deputata Giulia Sarti. La correzione raccoglie la proeccupazione espressa anche dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone che si è soffermato su come l’articolo 1 del decreto modifichi l’articolo 270-quater e 270-quinquies del codice penale che puniscono l'arruolamento e l'addestramento per finalità di terrorismo. Una delle controindicazioni, per Pignatone, è che, volendo colpire i foreign fighters, il testo stabiliva che «chiunque organizza, finanzia o propaganda viaggi finalizzati al compimento delle condotte con finalità di terrorismo è punito con la reclusione da tre a sei anni».

Pignatone si è detto preoccupato del fatto che «anche se probabilmente tutti abbiamo in testa il terrorismo internazionale, in realtà la norma non ne parla». Cosa sarebbe potuto succedere? «Se uno organizza un viaggio da Roma a Tivoli, magari collegato ai No Tav» era l’ipotesi evidentemente non così provocatoria, «potrebbe ricadere nell’attuale formula proprio perché il concetto di viaggio riguarda qualunque spostamento da un luogo all’altro». L’emendamento approvato aggiunge due parole («viaggi all’estero») per «migliorare parzialmente il nuovo reato introdotto», continua ancora Giulia Sarti.

Questo non vuol dire, comunque, che il decreto anti terrorismo smetterà di far discutere. Il voto finale della Camera arriverà martedì, e poi toccherà al Senato. Ci sarà modo di rivedere ancora alcune restrizioni che introduce, e di notare - come fa il deputato di Sel Stefano Farina - «che il decreto affronta, senza aprire un vero dibattito, anche il tema delle missioni internazionali».

Si potrà anche discutere ancora sull’introduzione della pena accessoria della perdita di responsabilità genitoriale chi commette i reati introdotti o rafforzati dal decreto: «Allora perché non estenderlo anche a chi commette reati di corruzione» dice ancora, provocatorio, il deputato Farina. L’emendamento che voleva sopprimere la pena accessoria è stato respinto. Brinda la Lega («Abbiamo portato il governo sulle nostre posizioni» dice Nicola Molteni), che pure si è poi vista bocciare un emendamento che aggiungeva ulteriori pene accessorie e uno che chiedeva di reintrodurre il reato di clandestinità.

Twitter @lucasappino

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