domenica 22 marzo 2015

D’ALEMA BATTEZZA IL CORRENTONE: “RENZI ARROGANTE, DIAMO BATTAGLIA”

D’ALEMA BATTEZZA IL CORRENTONE: “RENZI ARROGANTE, DIAMO BATTAGLIA” (Luca De Carolis).

D'AlemaLE MINORANZE IN ASSEMBLEA A ROMA. MA L’EX PREMIER E CUPERLO GIÀ LITIGANO.

Battesimo del correntone anti-Renzi. Cerimonia in un palazzo romano dell’Ottocento, invitati in stile rosso antico e un padrino con i baffi. Quel Massimo D’Alema che batte tamburi di guerra: “Il Pd è un partito a forte componente personale e anche con un certo carico di arroganza. È diventato la più grande macchina redistributrice di potere, la più grande forza di attrazione del trasformismo italiano”. E allora, alla lotta (interna): “Se vogliamo dare battaglia in questo partito la si fa da dentro e da fuori, dobbiamo creare un’associazione per la rinascita della sinistra”. Applausi, all’ex lider maximo. Se la prende lui la scena di “A sinistra nel Pd”, l’assemblea delle minoranze dem nell’Acquario romano che è (o sarebbe) l’atto di nascita dell’area di opposizione. Allo stato ancora divisa, perché proprio D’Alema rimprovera i sodali: “Si danno dei colpi quando necessario”. E Gianni Cuperlo gli risponde: “Dovevi farlo quando eri al potere”.   DENTRO, a guardare, il renzianissimo Ernesto Carbone.

Fuori, il fu dalemiano Matteo Orfini: “Dispiace che dirigenti importanti per la storia della sinistra usino toni da rissa in un bar”. E soprattutto il vicesegretario Lorenzo Guerini: “Renzi ha stravinto il congresso e portato il Pd al 41 per cento per cambiare l’Italia dove altri non sono riusciti, qualcuno se ne faccia una ragione”. Sullo sfondo , sempre quella parola: scissione.   Un convitato di pietra alla riunione di bersaniani, cuperliani, civatiani e malpancisti vari come Francesco Boccia. “Non c’è nessuna nuova corrente, ma chiediamo un confronto” assicura Alfredo D’Attorre. “Chi pensa alla scissione sbaglia, è una parola che non deve esistere” sostiene il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, bersaniano cauto. Ma D’Alema, giacca nera e camicia bianca, è pugnace: “Occorrerebbe una riflessione su cosa sta diventando il Pd. Intanto non è un grande partito: credo che arrivi a 150 mila iscritti, i Ds ne avevano 600 mila”. Attacca “sul saldo tra quelli che escono e quelli che entrano, difficilmente positivo”. Ne ha anche per i compagni di rivolta: “Non credo che il segretario del Pd abbia unito il partito sull’elezione del presidente della Repubblica sulla base di un afflato unitario. Non si annunciano ultimatum, si danno dei colpi quando necessario”.   Tradotto, bisognava toglierli numeri in Parlamento molto tempo fa. Magari, anche sul Colle. Pier Luigi Bersani gli risponde dal palco: “Noi li abbiamo già dati dei colpi, sono colpi positivi per il Paese, come Mattarella. Non ho mai inteso dare ultimatum, neppure sulla legge elettorale, ma secondo me quella cosa non è votabile. Sono certo che verrà corretta”. Poi immancabile metafora alla Bersani: “È inaccettabile il calcolo secondo il quale per uno che perdiamo di qua tre ne arrivano di là. È come vendere casa per andare in affitto”.   TOCCA a Giuseppe Civati: “Serve una scossa. Ho sentito D’Alema, ma quello che dice lui io lo sto facendo da un anno con la mia associazione. Molti dei miei elettori alle primarie se ne sono già andati dal Pd, se andiamo avanti così l’ultimo spenga la luce”. Al Fatto spiega: “Non voglio una scissione a freddo, ma chiedo qual è il punto di caduta: un’area di minoranza nel Pd o un progetto alternativo? Se tolgono a Renzi voti decisivi cosa faranno, si ricandideranno con lui?”. D’Alema le è parso pro scissione? “I più radicali sul tema siamo stati io, lui e Rosy Bindi”. Eccola, la Bindi: “Non posso chiamare di sinistra un governo che non fa le cose di sinistra. Senza modifiche alla riforma istituzionale e alla legge elettorale non le voterò”. Chiude Cuperlo. L’ex stretto collaboratore di D’Alema replica all’ex premier: “Dovresti chiederti perché la sinistra ha ceduto negli anni in cui avete avuto il potere. Ci hai invitato a dare battaglia, ma se tu e altri lo aveste fatto di più prima la montagna da scalare sarebbe meno alta”. D’Alema lo guarda torvo. Saluti. A margine, Bersani: “D’Alema ha detto cose sacrosante”.
Da Il Fatto Quotidiano del 22/03/2015.

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