sabato 21 marzo 2015

Dalla «parola data» di Renzi a Mare Nostrum, ora parla Letta

da il manifesto
POLITICA

Dalla «parola data» di Renzi a Mare Nostrum, ora parla Letta

Il caso. Il libro dell'ex presidente del consiglio: «Ecco gli episodi dai quali traggo insegnamenti»

Una celebre immagine del passaggio dei poteri fra Letta e Renzi, lo scambio della 'campanella', il 22 febbraio 2014
Chi ha par­lato con Enrico Letta in que­sti giorni ha rice­vuto una con­fi­denza: il libro a sua firma che sta per essere pub­bli­cato — la casa edi­trice Mon­da­dori ne ha pro­gram­mato l’uscita per fine aprile, primi di mag­gio — di cui ieri Repub­blica ha anti­ci­pato alcuni pas­saggi, è un libro «che riflette molto sulla crisi d’Europa». È insomma «un libro sul futuro», «rifles­sioni su cosa vuol dire essere pro­gres­si­sti oggi», «in ogni caso non è un dia­rio». Non è il dia­rio che qual­cuno si aspet­te­rebbe: quello dei trenta giorni della irre­si­sti­bile ascesa di Renzi a Palazzo Chigi, dal momento in cui il neo­se­gre­ta­rio del Pd giura che la sua «pro­spet­tiva per­so­nale non è gio­care un gio­chino tutto interno agli intri­ghi di palazzo per andare a votare e pren­dere il posto di Enrico. Non c’è un dise­gno segreto, le cri­ti­che non sono per fare le scarpe ma per dare una mano» (16 gen­naio 2014) al ribal­ta­mento finale, quando Renzi sen­ten­zia che «in que­sti dieci mesi abbiamo assi­stito a una serie di fal­li­menti», e chiude con la for­mula del ben­ser­vito, «il rin­gra­zia­mento al pre­si­dente del Con­si­glio per il note­vole lavoro svolto alla guida del governo (…), ma qui si decide un cam­bio di passo» (13 feb­braio 2014). Nean­che un mese dall’una all’altra dichia­ra­zione. In mezzo c’è il cele­bre hash­tag #enri­co­stai­se­reno. L’ultima scena è la foto del pas­sag­gio di con­se­gne, il gelo fra Letta e Renzi men­tre si scam­biano la ’campanella’.
Letta oggi fa il bilan­cio oppo­sto, quello di «nove mesi con risul­tati impor­tanti». Ragiona sulla ripresa eco­no­mica, sugli 80 euro distri­buiti dal governo suc­ces­sivo. Certo, rac­conta anche del segre­ta­rio del Pd «che non man­tiene la parola data». Ma nel libro le poche rifles­sioni sul pas­sato sono con­clu­sioni di «vari epi­sodi dai quali traggo inse­gna­menti». Di vita, di politica.
Nel libro c’è un capi­tolo intero sulla Ope­ra­zione Mare Nostrum, la mis­sione uma­ni­ta­ria attiva dall’ottobre 2013 al novem­bre 2014 dalla Marina Mili­tare e dall’Aeronautica che resterà asso­ciata al governo Letta, poi chiusa e sosti­tuita con il pro­gramma Tri­ton. Le con­se­guenze in ter­mini di vite sal­vate sono amara cro­naca quotidiana.
La difesa di Mare Nostrum è anche l’unico tema su cui l’ex pre­si­dente ha pole­miz­zato con il suo suc­ces­sore. Con mode­ra­zione, alla sua maniera. All’indomani di una delle più immani tra­ge­die del mare nel canale di Sici­lia, quella del 9 feb­braio scorso. Oltre tre­cento fug­gi­tivi morti, anche assi­de­rati, sui gom­moni per man­canza di aiuti. In quei giorni Letta rompe la con­se­gna del silen­zio che si è dato per twit­tare: «Ripri­sti­nare Mare Nostrum. Che gli altri paesi euro­pei lo vogliano oppure no. Che fac­cia per­dere voti oppure no». Renzi risponde indi­ret­ta­mente con un moto di fasti­dio, per­dendo per una volta la sua usuale bal­danza: «Il pro­blema non è Mare Nostrum o Tri­ton, si può chie­dere all’Europa di fare di più e lo farò. Il punto poli­tico è risol­vere il pro­blema in Libia, dove la situa­zione è fuori con­trollo. Quando ci sono morti», con­ti­nua, «l’idea di usarli come stru­men­ta­liz­za­zione fa male al cuore. Nel dibat­tito poli­tico è neces­sa­rio guar­dare la realtà e non solo le pro­prie posi­zioni ideologiche».

Oggi sap­piamo che a pen­sarla come Enrico Letta è anche il pre­si­dente della Repub­blica Ser­gio Mat­ta­rella, che lo ha detto — con mode­ra­zione, che è anche la sua maniera — alla gior­na­li­sta Chri­stiane Aman­pour in un’intervista alla Cnn. Il pre­si­dente si è detto «orgo­glioso dell’operazione Mare Nostrum, che ha sal­vato molte vite». Anche se certo, del suo even­tuale ripri­stino «decide il parlamento».

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