lunedì 16 marzo 2015

Democrazia nei partiti e burocrazie sindacali Renzi prepara l’affondo

Democrazia nei partiti e burocrazie sindacali Renzi prepara l’affondo (FRANCESCO BEI).

la bozzaAllo studio ddl sull’articolo 49 della Costituzione Taddei: “Presto un incontro con le parti sociali”.

ROMA – Dicono sia stato un fallo di reazione. Dopo aver ascoltato Bersani due giorni fa a Bologna scagliarsi contro «le soluzioni leaderistiche » e le «organizzazioni liquide», Matteo Renzi è sbottato: «Bene, è ora di aprire il capitolo di come devono funzionare i partiti. Con le maggioranze e le minoranze». Da qui parte l’idea di una legge per attuare il neglettissimo articolo 49 della Costituzione, quello che vorrebbe i partiti «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Il problema è proprio quel «metodo democratico». La monocrazia di Berlusconi vi corrisponde? E le espulsioni dei dissidenti cinque stelle sarebbero compatibili con uno Statuto pubblicato in Gazzetta ufficiale? La materia è incandescente e il premier, peraltro, non ha ancora pronto un disegno di legge. Vorrebbe che prima se ne discutesse nel Pd. Ma certo lancia oggi la sua «sfida culturale a chi lamenta la mancanza di democrazia nei partiti».
Il fatto è che di questi temi si discute praticamente da sempre, dai tempi della Costituente e di Costantino Mortati. «Poi non se ne fece nulla – ricorda Pino Pisicchio, firmatario di una delle numerose proposte di legge sul tema – perché il Pci aveva paura che uno Scelba mettesse il becco negli affari interni di Botteghe Oscure. In seguito continuarono tutti a far finta di niente perché faceva comodo ai partiti continuare a fare quello che a loro pareva». La «sfida culturale» di Renzi è rivolta anzitutto al Pd, l’unico in fondo ad avere uno Statuto che già prevede una complessa e articolata vita interna. Del problema se ne sta occupando il vicesegretario Lorenzo Guerini, che in settimana dovrebbe ultimare la stesura di una bozza da presentare in direzione. Ma basta fare un salto all’archivio della Camera per constatare che molto è già stato fatto: lo stesso Pierluigi Bersani, nella scorsa legislatura, aveva depositato una pdl «per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna dei partiti». E Ugo Sposetti, poche settimane fa, fece approvare quasi all’unanimità in Senato un emendamento all’Italicum che impone ai partiti di dotarsi di uno Statuto se vogliono presentarsi alle elezioni. I tempi insomma sono maturi. Lo stesso Sposetti anticipa l’intenzione di «ripresentare presto in parlamento un articolato preciso per dare personalità giuridica ai partiti».
L’altra grande «sfida culturale» per Renzi è la legge sulla rappresentanza sindacale. Un argomento in apparenza tecnico, ma che sottende una gigantesca questione politica: cosa devono fare i sindacati, a nome di chi firmano contratti validi erga omnes? In giorni di acceso scontro con Maurizio Landini, va da sé che il primo pensiero è quello di una ritorsione contro il leader Fiom. «Landini entra in politica perché il sindacato lo ha abbandonato », disse il premier alcune settimane fa. In realtà, paradossalmente, la riforma della rappresentanza sindacale potrebbe essere l’unico punto di congiunzione tra Landini e il capo del governo. Che non a caso ne discussero nel loro ultimo incontro a palazzo Chigi, trovandosi d’accordo sull’idea di una legge per «smontare le burocrazie sindacali e ridare potere di scelta ai lavoratori». Un po’ quello che il segretario vorrebbe fare nel suo partito. La novità l’annuncia Filippo Taddei, il consigliere economico del premier: «Entro poche settimane organizzeremo un incontro a palazzo Chigi perché su una discussione così importante non possiamo tagliare fuori le parti sociali». In attesa di questa “sala verde 2”, i maligni sospettano che aprire a Landini una strada per farsi largo al vertice della Cgil sia anche un modo per tenerlo lontano dalla politica. E aiutarlo a far fuori un’avversaria che lui e Renzi hanno in comune: Susanna Camusso.
Da La Repubblica del 16/03/2015.

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