domenica 29 marzo 2015

Di Battista: “Sul Jobs Act pronti a confrontarci”

Di Battista: “Sul Jobs Act pronti a confrontarci” (Luca De Carolis).

Di BattistaI CINQUE STELLE APRONO AL LEADER METALMECCANICO. SUL REDDITO DI CITTADINANZA IL DISCORSO CON “LIBERA” È GIÀ AVVIATO DA TEMPO.

Landini chiama, il Movimento 5 Stelle risponde. Nel giorno della prova di forza a piazza del Popolo, al leader della Fiom arriva l’apertura (cauta) di Alessandro Di Battista: “Possiamo confrontarci sull’opposizione al Jobs act”. E il senatore Nicola Morra: “Se Landini vuole discutere del reddito di cittadinanza, ben venga”. Interlocutore complicato oggi, avversario possibile domani, il sindacalista è un nodo da sbrogliare per i Cinque Stelle. Perché si muove in un campo che è anche il loro, la prateria dei delusi di sinistra. E perché al M5S chiede e offre collaborazione.
Innanzitutto sul reddito minimo garantito, proposto da Libera: un po’ diverso nei contenuti ma uguale nella sostanza politica al reddito di cittadinanza del M5S, che con l’associazione anti-mafia lavora di perfetta intesa. Soprattutto dopo l’incontro a Roma del gennaio scorso tra Beppe Grillo e don Luigi Ciotti. Insomma, c’è un terreno per l’incontro con Landini, che immagina la sua coalizione come una rete di associazioni e pezzi di sindacato, senza la struttura dei partiti tradizionali. A metà strada tra gli spagnoli di Podemos e proprio loro, i Cinque Stelle. E allora non devono stupire i numeri del sondaggio di Demos&Pi pubblicato ieri su Repubblica, stando al quale il leader della Fiom piace al 33 per cento degli elettori del M5S, a fronte del 35 per cento di gradimento presso quelli del Pd. Finora al leader della Fiom il M5S ha riservato per lo più attacchi. Come il post di Beppe Grillo del maggio 2014: “Landini non fa una saldatura da 23 anni, è un sindacalista a tempo pieno”. Ma i mesi sono passati, e Landini è diventato anche il volto della coalizione sociale. Settimane fa aveva mandato una lettera ai capigruppo in Senato di tutti i partiti, chiedendo un incontro. E lunedì scorso il sindacalista e i Cinque Stelle si sono visti, previo via libera di Gianroberto Casaleggio. Ai capigruppo Fabiana Dadone e Andrea Cioffi e al deputato Claudio Cominardi ha raccontato il suo progetto politico.
SOPRATTUTTO, ha cercato un’intesa. “Lavoriamo assieme sul reddito minimo, sosteniamo già la campagna di Libera per una legge entro 100 giorni” ha ripetuto il leader della Fiom, che vuole coinvolgere anche Sel e pezzi del Pd (per questo gli incontri in Senato, dove sono depositati i disegni di legge sul reddito). Ai 5 Stelle ha chiesto anche sostegno per un referendum contro il Jobs act. “Valuteremo questo proposte in assemblea” ha riferito Dadone ad Askanews. Ieri però due nomi di peso sono venuti allo scoperto. Innanzitutto Di Battista, che al fattoquotidiano.it   ha detto: “Se ci sono punti in comune, siamo disposti a discutere con chiunque. Per esempio sul Jobs act, che prevede un contratto a fregature crescenti”. E Nicola Morra: “Landini non ha mai detto di voler scendere in politica ma di voler coagulare una coalizione sociale. Noi non abbiamo problemi a rapportarci in piazza con comitati e associazioni: se lui è d’accordo sul reddito di cittadinanza, ben venga”. Ma l’incontro di lunedì scorso non è andato giù a gran parte del direttorio. Il più irritato è Luigi Di Maio che martedì, quando la notizia si è sparsa, ha detto alle agenzie di “non saperne nulla”. Poi ha scritto su Facebook: “Nel 2013 il M5S era la novità mediatica, poi è arrivata la novità mediatica di Renzi, poi Salvini, ora Landini. Questi soggetti stanno in politica da quando avevo 4 anni e vengono costruiti come il fenomeno del momento. Appaiono come il nuovo ma agiscono come il vecchio”. Tradotto: Landini non va legittimato come interlocutore. Di certo l’incontro ha suscitato discussioni nel M5S (molti parlamentari ne erano all’oscuro). E il dialogo con Landini ha più sostenitori in Senato che a Montecitorio. Ma il dibattito interno è aperto. Eccome.
Da Il Fatto Quotidiano del 29/03/2015.

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