mercoledì 4 marzo 2015

DI MATTEO, I CECCHINI DI RIINA “DISEGNATI” DAI PICCOLI TENNISTI

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DI MATTEO, I CECCHINI DI RIINA “DISEGNATI” DAI PICCOLI TENNISTI (Giuseppe Pipitone)

ANCHE I MIRINI DI PRECISIONE NEGLI SCHIZZI IN CUI I RAGAZZINI DEL CIRCOLO TC2 HANNO DESCRITTO GLI UOMINI APPOSTATI PER COLPIRE IL PM. UNA TARGA PORTA AL SUPERBOSS.
I misteriosi uomini armati avvistati a Palermo davanti all’ingresso secondario del TC 2, il circolo del tennis di via San Lorenzo, frequentato saltuariamente dal pm Nino Di Matteo, potrebbero essere collegati a Totò Riina, il boss che dal carcere di Opera non più di un anno fa ordinò l’esecuzione del magistrato palermitano.
È la scoperta che hanno fatto i pm di Caltanissetta, riscontrando le indicazioni fornite dai ragazzini iscritti al circolo sportivo, testimoni nei giorni scorsi di un misterioso viavai di uomini muniti di armi di precisione attorno ad un furgone: uno scenario che ha fatto ipotizzare l’esistenza di un nuovo piano di morte basato sull’utilizzo di cecchini in grado di centrare il bersaglio da ampie distanze. Un progetto che ricorda alcune sequenze del film di Clint Eastwood American sniper, dove un cecchino, inviato in missione in Iraq, appostato sui tetti riesce a eliminare i nemici chirurgicamente da oltre 800 metri.
Il furgone, del quale i ragazzini sono riusciti ad annotare la targa, è risultato appartenere ad una società che si occupa di edilizia. Ma non è la sola novità sull’ultimo movimento sospetto individuato dagli inquirenti attorno al pm della trattativa Stato-mafia. Controllando i numeri del contrassegno forniti dai giovani tennisti, infatti, gli investigatori sono risaliti al proprietario della ditta che ha acquistato il veicolo commerciale, scoprendo che si tratta di una persona segnalata qualche tempo fa in compagnia di Giuseppe Salvatore Riina, il figlio minore del capo dei capi di Cosa nostra. Il figlio di Totò ‘u curtu e il proprietario del furgoncino si trovavano sulla stessa vettura durante un normale controllo stradale. Adesso i pm di Caltanissetta sono impegnati a capire se il furgone individuato dietro il circolo di via San Lorenzo sia realmente da collegare con il boss detenuto al 41 bis, oppure se si tratta solo di una curiosa catena di coincidenze.
I ragazzi, sentiti con il supporto di uno psicologo, sono stati sollecitati a riprodurre in una serie di disegni quanto avevano visto all’interno di una villetta in ristrutturazione, a pochi passi dal Club sportivo. “Quegli uomini – avevano detto riferendosi agli uomini armati – erano là dentro”. Gli schizzi sono stati poi analizzati da alcuni esperti di armi che hanno riconosciuto chiaramente un mirino di precisione accanto ai fucili che i piccoli testimoni avevano riportato su carta. Un’ulteriore conferma della serietà della segnalazione, che gli inquirenti valutano come un vero colpo di fortuna.
È bastato, infatti, analizzare la logistica dello scenario interessato dall’indicazione dei ragazzini per rendersi conto che la stradina stretta utilizzata dal pm palermitano poteva trasformarsi in una trappola mortale dove il bersaglio restava totalmente scoperto, per chi volesse colpirlo dall’alto, in quei pochi secondi impiegati dal magistrato per scendere dalla jeep blindata ed entrare nei locali del club sportivo.
La zona, inoltre, ricade nel mandamento del boss Girolamo Biondino, indicato dal pentito Vito Galatolo come l’uomo che nel dicembre del 2012 avrebbe comunicato al gotha di Cosa Nostra l’ordine di morte impartito da Matteo Messina Denaro per eliminare il pm della trattativa, che agli occhi del boss latitante si era spinto “troppo oltre”.

Ecco perché il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di Palermo, riunitosi otto giorni fa, si è concentrato sulla necessità di non lasciare “buchi” nella rete di sorveglianza del pm del pool impegnato nel processo trattativa.

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