mercoledì 25 marzo 2015

DIETRO LE VACANZE DI POLETTI STUDENTI GRATIS IN AZIENDA

DIETRO LE VACANZE DI POLETTI STUDENTI GRATIS IN AZIENDA (Salvatore Cannavò).

Poletti

ALTRO CHE “TROPPE FERIE”: ECCO COSA C’È SOTTO L’ULTIMA USCITA DEL MINISTRO.

Un apprendistato gratis oppure pagato al 10 per cento del dovuto. Per capire che quella del ministro Giuliano Poletti sulle vacanze scolastiche – “sono troppi tre mesi” – non è una boutade tra le tante, basta andarsi a leggere i testi dei provvedimenti legislativi in via di approvazione. Due, in particolare: il terzo decreto attuativo della legge delega chiamata Jobs Act, quello sulle “Tipologie contrattuali” e il disegno di legge che riforma la scuola.   Se letti all’unisono i due documenti offrono un’idea molto precisa del rapporto tra scuola e lavoro immaginato dal governo Renzi e dell’obiettivo di far lavorare di più i giovani in età di studio, di pagarli meno, molto meno o, addirittura, di non pagarli per niente. 
  NON SIAMO PROPRIO al ritorno a Oliver Twist ma, anche nei riferimenti immaginifici – “i miei figli scaricavano le cassette al mercato”, dice il ministro Po-letti – si conferma che il progetto sociale dell’attuale governo è il ritorno alla stagione antecedente al 1970, alla conquista dello Statuto dei lavoratori ma anche alla stagione dei diritti sociali.   Quando il ministro dice che “non si distruggerebbe” un ragazzino se invece “di stare a spasso per le strade della città va a fare quattro ore di lavoro”, dice qualcosa che ha già impostato sia nel Jobs Act che nel disegno di legge sulla Scuola.   Il terzo decreto attuativo del Jobs Act, quello che deve ancora passare in Parlamento – e che è ancora nei cassetti del governo come se la fretta iniziale fosse esaurita – è finito sotto i riflettori soprattutto per la parte che riguarda la soppressione delle tipologie lavorative “precarie” (in realtà, solo i Co.co.pro., l’associazione in partecipazione e il job sharing). In quel testo, però, c’è un articolo, il 41, che introduce “l’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale”.   IL FINE È QUELLO di “coniugare la formazione sul lavoro effettuata in azienda con l’istruzione e formazione professionale svolta dalle istituzioni formative”, cioè gli enti di formazione. Questo apprendistato riguarda i giovani “che hanno compiuto i 15 anni di età” e la durata del contratto “è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire” e non può essere superiore ai tre anni oppure a quattro nel caso del diploma professionale.   Per attivare la tipologia lavorativa, i datori di lavoro sottoscrivono un “protocollo” con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto in base a uno schema definito da un decreto ministeriale che definisce anche il contenuto e “l’orario massimo del percorso scolastico che può essere svolta in apprendistato”. I profili sono poi regolati dalle regione. Ognuna delle quali ha stabilito livelli di formazione annua differente: sono 1.000 ore in Emilia Romagna, 990 in Piemonte, Toscana e Liguria ma scendono a 400 in Lombardia e Campania. Secondo il Jobs Act, la formazione esterna all’azienda “non può essere superiore al 60% dell’orario per il secondo anno e del 50 per cento per il terzo e quarto anno”. Quanto alla retribuzione, “per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa” il datore di lavoro “è esonerato da ogni obbligo retributivo”. Per quanto riguarda invece, le ore di formazione a carico del datore di lavoro, “è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta”. Trattandosi di un apprendista, si tratterebbe comunque di una retribuzione inferiore di almeno due livelli di categoria di quelli di un dipendente regolare.   Nella legislazione vigente, per la qualifica e per il diploma professionale, si riconosce una retribuzione che tenga conto delle ore di lavoro effettivamente prestate nonché delle ore di formazione “almeno nella misura del 35% del relativo monte ore complessivo”. Il peggioramento è evidente.   LO COMPLETA quanto previsto dal disegno di legge su “La buona scuola” dove, all’articolo 4, si parla di “Scuola, lavoro e territorio”. In questa sede si prevedono 400 ore di alternanza scuola-lavoro (200 per i licei) negli istituti tecnici; L’alternanza è prevista nei periodi di sospensione dell’attività didattica (Natale, Pasqua, estate) e viene inserita la possibilità dei contratti di apprendistato per la qualifica.   Finora le sperimentazioni avviate non hanno funzionato. Anche per questo, nella Buona scuola, sono previsti 100 milioni per finanziare gli incentivi alle imprese. Studiare meno, lavorare tutti.
Da Il Fatto Quotidiano del 25/03/2015.

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