venerdì 6 marzo 2015

È in casa la vera disparità

È in casa la vera disparità (NATALIA ASPESI).

SONO molto democratici e vogliono rimediare ad ogni ingiustizia subita dalle donne nei secoli, sarebbero disposti a combattere per salvare le donne oppresse dal maschilismo islamico che le violenta e le uccide (ogni tanto lo fa anche un democratico occidentale, ma, come si dice, non fa testo). Sono completamente dalla parte delle donne (in Parlamento non sempre), donne come genere, donne come popolo, donne come cittadini che hanno diritto all’assoluta parità politica, finanziaria, civile e anche professionale con gli uomini (tranne tra i cattolici il sacerdozio). Poi si oltrepassa la porta di casa e le donne scompaiono: resta la donna, che così da sola, non più parte di un mondo di donne, è più donna, cioè una che è meglio che stia al suo eterno posto di donna, e questa è una ragione in più per portarle, l’8 marzo, a ricordarsene, la solita mimosa subito appassita.
Oggi le donne, fuori casa, raggiungono livelli di potere (tranne quello di Papa) impensabili solo una decina d’anni fa, perché lo meritano in assoluto più di altri (e sempre meno per il loro sedere) e non si può più impedirglielo. La vera disparità resta in casa, nella quotidianità, tranne in qualche sporadico tentativo di breve durata, nei sentimenti, in amore e non si sa in quale futuro 8 marzo si potrà festeggiare una vera rivoluzione tra l’uomo e la donna. Esempio forse esagerato che viene dalla Danimarca con il meraviglioso sceneggiato Borgen trasmesso dal canale Laeffe: la prima ministra dopo una durissima giornata di scontri internazionali corre senza scorta a fare la spesa e quando rientra affannata in casa trova il marito col muso perché lei è in ritardo e lui ha fame e i due loro piccini vanno aiutati nei compiti: poi lei è troppo stanca per far faville a letto e dopo un po’ lui si stufa e se ne va da un’altra donna meno impegnata. In Danimarca, figuriamoci qui.
Da La Repubblica del 06/03/2015.

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