lunedì 30 marzo 2015

EARTH HOUR: UN’ORA AL BUIO PER SALVARE IL PIANETA

EARTH HOUR: UN’ORA AL BUIO PER SALVARE IL PIANETA

LA GRANDE MOBILITAZIONE MONDIALE DEL WWF CONTRO I CAMBIAMENTI CLIMATICI.

Sabato 28 marzo il mondo ha spento le luci per sensibilizzare governi e opinione pubblica sulla necessità di intervenire sui cambiamenti climatici con un gesto semplice, ma concreto. Partita dalla città di Sydney nel 2007, oggi la mobilitazione coinvolge 172 Paesi in tutto il mondo.

Spegnere le luci e accendere l’attenzione sui cambiamenti climatici. E’ tornata sabato 28 marzo, l’Ora della Terra: 60 minuti di buio, dalle 20:30 alle 21:30, per riflettere sulla necessità di cambiare le nostre abitudini di vita e smettere così di consumare il pianeta che ci ospita. La popolazione mondiale cresce infatti senza sosta mentre le risorse naturali scarseggiano per tutti. Un’equazione, questa, che rende indispensabile ridurre gli sprechi e insistere su un futuro ‘sostenibile’ che rinunci alla dipendenza dai carboni fossili. Dal 2007 un’ora di buio per dire ‘stop’ agli sprechi Per farlo il WWF nove anni fa da Sydney, in Australia, lanciò un appello al mondo chiedendo un gesto semplicissimo: spegnere la luce. 
In brevissimo tempo l’evento si è sparso a macchia d’olio e ha raggiunto ogni angolo del Pianeta lasciando al buio piazze, strade e monumenti simbolo delle principali città mondiali come il Colosseo, il Cristo Redentore di Rio, la Torre Eiffel, il Ponte sul Bosforo e tanti altri. Simboli che ricordano come il risparmio energetico sia una leva fondamentale, gratuita e subito disponibile per aiutare a ridurre le emissioni di anidride carbonica, il principale dei gas serra, a loro volta responsabili del cambiamento climatico. Dalle isole Samoa alle isole Cook  Dalle 20:30 alle 21:30, l’ ‘ola di buio’ ha fatto il giro del mondo in 24 ore partendo dal Pacifico. Il via dalle isole Samoa alle 20:30 locali (ore 8:30 italiane) per poi interessare tutti i fusi orari fino a raggiungere le 20:30 italiane per poi continuare in direzione dell’Atlantico e concludersi domenica mattina alle 7:30 nelle isole Cook. E i numeri sono da record: 172 i Paesi che hanno aderito all’inziativa del WWF tra cui aree sempre più colpite da eventi climatici estremi come le Filippine, le Maldive e il Madagascar. Ma anche paesi chiave per le soluzioni del problema della CO2 come Brasile, Stati Uniti e Cina.  A pochi mesi dal vertice Onu sul Clima di Parigi Quest’edizione si carica quest’anno di un significato in più: arriva infatti a circa nove mesi della conferenza Onu sul Clima (COP21) che si terrà a Parigi il prossimo dicembre e che sarà una tappa fondamentale nei negoziati verso il nuovo accordo globale sul clima per il dopo 2020.  Roma: al buio San Pietro, Moschea e Sinagoga  In Italia tantissime le città coinvolte: 300 Comuni aderenti e 400 luoghi simbolo su cui è calato il buio. A Roma hanno spento le luci i luoghi di culto delle tre principali religioni monoteiste: la cupola della Basilica di San Pietro, la Moschea e la Sinagoga capitoline, ma anche il Colosseo, il Campidoglio e la Camera dei Deputati. Milano spegne le luci dell’Expo A Milano l’evento principale è l’Expo Gate con il Castello Sforzesco, scelto per la Penisola perché i cambiamenti climatici impattano direttamente sulle produzioni agricole e mettono a rischio l’approvvigionamento di cibo per il futuro. Per l’occasione, presenti Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF, insieme a panda, trampolieri, danzatori di capoeira. Tra i luoghi simbolo si sono spenti anche 40 siti Unesco, su tutti l’Acropoli di Atene, il castello di Edimburgo e la Valle dei Templi ad Agrigento.  Le altre città Sono rimasti al buio per un’ora il Maschio Angioino, piazza del Plebiscito e Palazzo Reale a Napoli: il tema sviluppato è quello dell’energia solare. Tra le altre città coinvolte: Torino con la Mole Antonelliana e la Chiesa della Gran Madre di Dio. Venezia con Piazza San Marco, Bologna con Palazzo d’Accursio, Firenze con Ponte Vecchio, Palazzo Vecchio e la statua del David e Palermo con il Teatro Politeama, il Teatro Massimo e Piazza Pretoria. Dalla terra allo spazio: Samantha Critoforetti La scelta di un futuro sostenibile che rinunci alla dipendenza dalle fonti fossili è un invito raccolto anche dallo spazio dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che ha già postato una foto che la ritrae nella Stazione Spaziale Internazionale con il cartello “Change climate change” (cambiare il cambiamento climatico) lo slogan dell’Earth Hour 2015.
Inquinamento luminoso L’Earth Hour mira anche a diminuire l’inquinamento luminoso: La prima ‘Ora della Terra’ che si svolse a Sydney (il 31 marzo del 2007) riuscì a tagliare i consumi energetici della città durante quell’ora dal 2,1% al 10,2%, con una partecipazione di circa 2,2 milioni di persone.​ #unoraalbuio #EarthHour E in soccorso della terra arrivano anche i Social Network: si potranno condividere con tutti i propri contatti su Facebook, Twitter e Instagram le più belle foto dallo spegnimento della propria città o dell’evento che ciascuno vorrà organizzare a casa o in giro con gli con amici usando l’hashtag #unoralbuio e #EarthHour. Le foto più significative saranno condivise dagli account ufficiali di WWF Italia durante il corso della mobilitazione. 2014: l’anno più caldo Quello appena trascorso, il 2014, è stato anche l’anno più caldo per la Terra. Ormai non si può più rimanere indifferenti rispetto al problema del surriscaldamento globale. E su questo ognuno di noi può fare la differenza, magari con un semplice gesto ripetuto 7,5 miliardi di volte.
Di Roberta Rizzo da rainews.it

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