martedì 10 marzo 2015

ECONOMIA Il Qe di Draghi? Favorisce le banche e accresce il potere della Bce

da il manifesto
ECONOMIA

Il Qe di Draghi? Favorisce le banche e accresce il potere della Bce

Il "bazooka" di Francoforte. Il governatore viene visto da molti come un "nuovo eroe": ma in realtà con la sua operazione di allentamento monetario aumenterà la propria influenza sulle economie dei singoli stati

Il presidente della Bce, Mario Draghi
La Banca cen­trale euro­pea ha dato avvio al mas­sic­cio pro­gramma di acqui­sti di titoli sui mer­cati finan­ziari detto Quan­ti­ta­tive easing (Qe). Si tratta di una misura di por­tata sto­rica, per le dimen­sioni del pro­gramma (poco più di mille miliardi di euro) ma anche e soprat­tutto per il fatto che esso coin­volge i titoli del debito pub­blico euro­pei: la banca cen­trale ne acqui­sterà quote con­si­stenti, in con­tro­ten­denza con un’impostazione della poli­tica mone­ta­ria incen­trata sull’indipendenza dell’autorità mone­ta­ria da quella fiscale.
Una mossa che ha diviso gli ana­li­sti. Da un lato chi, con Scal­fari, descrive il gover­na­tore della Bce come il «motore della cre­scita euro­pea», un eroe moderno che «mette l’economia al ser­vi­zio del bene comune» in con­trap­po­si­zione al gover­na­tore della Bun­de­sbank, arci­gno soste­ni­tore del rigore: in effetti, il ter­mine Qe allude a una misura che accom­pa­gna una poli­tica fiscale espan­siva, allen­tando i vin­coli di natura mone­ta­ria che la ostacolerebbero.
La realtà appare però meno roman­tica. L’attuale con­te­sto poli­tico euro­peo impone ai governi misure fiscali restrit­tive: nes­suno spa­zio per aumenti di spesa pub­blica e, dun­que, per il Qe. Sul ver­sante oppo­sto del dibat­tito tro­viamo quindi eco­no­mi­sti che pre­ve­dono un’efficacia limi­tata della mano­vra (Cesa­ratto sul mani­fe­sto) e arri­vano addi­rit­tura a inter­pre­tarla come l’ennesimo regalo ai mer­cati finan­ziari (Moro su Eco­no­mia e poli­tica). Un rap­porto dell’agenzia di rating Fitch getta nuova luce sul Qe, sta­bi­lendo un inquie­tante nesso tra la discussa mano­vra della Bce e le più recenti evo­lu­zioni della super­vi­sione ban­ca­ria europea.
Nel per­corso di inte­gra­zione mone­ta­ria, la super­vi­sione ban­ca­ria unica imporrà alle ban­che pri­vate euro­pee regole uni­formi con l’obiettivo, tra gli altri, di reci­dere il “nesso dia­bo­lico” tra ban­che e governi: i bilanci delle ban­che sono oggi pieni di titoli pub­blici, cosic­ché una crisi del debito pub­blico si tra­smette imme­dia­ta­mente al sistema ban­ca­rio. Per evi­tare ciò, sono state pro­po­ste alcune regole mirate a limi­tare la quan­tità di titoli pub­blici che cia­scuna banca potrà dete­nere. In primo luogo, i titoli pub­blici saranno pro­gres­si­va­mente con­si­de­rati, alla stre­gua di tutte le altre atti­vità finan­zia­rie, rischiosi: in que­sto modo si impone alle ban­che di accan­to­nare, diver­sa­mente da quanto avviene oggi, capi­tale di base a fronte degli inve­sti­menti in titoli pub­blici, che per­dono così parte della loro convenienza.
In secondo luogo, quei titoli non ver­reb­bero più con­si­de­rati “liquidi” a pre­scin­dere dal loro rating, cosic­ché le ban­che pri­vate smet­te­ranno di essere spinte a sot­to­scri­verli dalla mera neces­sità di ottem­pe­rare ai vigenti vin­coli di liqui­dità. Infine, si sta pre­di­spo­nendo un tetto alla quan­tità di titoli pub­blici di ogni sin­golo stato che cia­scuna banca potrà dete­nere, in ana­lo­gia con il limite del 25% del capi­tale di base che già si impone ai pre­stiti verso i debi­tori pri­vati. L’insieme di que­ste misure avrà l’effetto di indurre una massa di ven­dite di titoli del debito pub­blico che Fitch stima in poco più di mille miliardi di euro: una cifra iden­tica – guarda un po’ – al Qe pro­mosso da Draghi.
Gli acqui­sti della Banca cen­trale euro­pea sono dun­que il neces­sa­rio com­ple­mento alle ven­dite impo­ste alle ban­che pri­vate dalla nuova super­vi­sione ban­ca­ria: senza il Qe quelle ven­dite sca­te­ne­reb­bero una tem­pe­sta finan­zia­ria, con i tassi alle stelle e il crollo delle quo­ta­zioni dei titoli rima­sti nei bilanci delle banche.
Più che di una mano­vra di Quan­ti­ta­tive easing, la misura discussa si pre­senta allora come una “grande abbuf­fata” di titoli pub­blici da parte della Banca cen­trale euro­pea, che a valle del pro­gramma si tro­verà in pan­cia quote con­si­stenti dei debiti pub­blici euro­pei. Da dove pro­viene tutto que­sta appetito?
Il pro­gramma di acqui­sti della Banca cen­trale euro­pea può essere con­si­de­rato come una sorta di “accu­mu­la­zione ori­gi­na­ria” di titoli pub­blici, un pro­cesso che tra­sfor­me­rebbe l’autorità mone­ta­ria nel prin­ci­pale cre­di­tore di tutti i governi dell’eurozona: da quella posi­zione, la banca cen­trale potrà eser­ci­tare un’influenza sulle eco­no­mie euro­pee ben supe­riore a quella for­mal­mente pre­vi­sta. Infatti, la sta­bi­lità finan­zia­ria di cia­scun paese dipen­derà in maniera cru­ciale dalla dispo­ni­bi­lità della Bce a rifi­nan­ziare, di volta in volta, il debito pub­blico in scadenza.

Nell’attuale con­te­sto tale dispo­ni­bi­lità è rigi­da­mente subor­di­nata alla disci­plina fiscale: pre­cisi mec­ca­ni­smi (Omt e Esm) fanno sì che i pre­stiti ven­gano con­cessi solo ai governi che adot­tano fedel­mente le poli­ti­che richie­ste dalla Com­mis­sione euro­pea. L’austerità viene così posta dall’autorità mone­ta­ria come con­di­zione della sta­bi­lità finan­zia­ria. Pro­prio come avviene oggi in Gre­cia e, pro­ba­bil­mente, con gli stessi iden­tici risul­tati: non esat­ta­mente una «eco­no­mia al ser­vi­zio del bene comune».

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