sabato 7 marzo 2015

ECONOMIA Rcs, piatto pronto per l’appetito del Cav

da il manifesto
ECONOMIA

Rcs, piatto pronto per l’appetito del Cav

Libri. Concessa la trattativa in esclusiva a Mondadori. Berlusconi arriverebbe a controllare quasi il 40% del mercato. Ma c’è il via libera del premier Renzi, che intanto guarda al direttore del Corsera

Silvio Berlusconi e la figlia Marina, presidente della casa editrice Mondadori
 Il con­si­glio di ammi­ni­stra­zione di Rcs ha deli­be­rato a mag­gio­ranza la con­ces­sione di un periodo di esclu­siva sino al 29 mag­gio per la ces­sione del ramo libri, la Rcs Libri, a Mon­da­dori. Il Cda ha anche avviato una nego­zia­zione in via esclu­siva con il fondo Cles­si­dra di Clau­dio Spo­sito per la ven­dita di una quota di par­te­ci­pa­zione pari al 44,45% delle radio del gruppo Finelco: Radio 105, Vir­gin Radio e Radio Monte Carlo, la cui mag­gio­ranza fa capo alla fami­glia Hazan.
Nella riu­nione del cda (otto con­si­glieri su nove pre­senti, tranne Roland Ber­ger) hanno votato con­tro l’ex pre­si­dente del gruppo Pier­gae­tano Mar­chetti e Atti­lio Guar­neri, il rap­pre­sen­tante delle mino­ranze indi­cato dalla fami­glia Rotelli. Secondo alcune fonti, entrambi avreb­bero mani­fe­stato cri­ti­cità rispetto all’operazione già nella riu­nione del 2 marzo quando il Cda di Rcs ha esa­mi­nato la mani­fe­sta­zione d’interesse non vin­co­lante per il 99,99% del capi­tale di Rcs Libri avan­zata dal gruppo di Segrate il 18 feb­braio scorso.
Dopo il via libera il gruppo edi­to­riale della fami­glia Ber­lu­sconi ieri è volato in borsa, salendo del 9,45% a 1,06 euro. Anda­mento posi­tivo anche per Rcs che è cre­sciuta dell’1,86% a 1,20 euro. L’offerta di Ber­lu­sconi per Rcs Libri è com­presa tra 120 e 150 milioni di euro. Se l’operazione andasse in porto, Mon­da­dori arri­ve­rebbe a con­trol­lare il 38,6% del mer­cato edi­to­riale del libro ita­liano, il 68,4% di quello dei tasca­bili e il 25% delle quote del mer­cato dei testi sco­la­stici. La fusione, che per il pre­si­dente Rcs Paolo Mieli «non sarebbe una bestem­mia», por­te­rebbe alla crea­zione di un mono­po­lio nel nostro paese e della più grande con­cen­tra­zione libra­ria in Europa.
Una pro­spet­tiva che pre­oc­cupa il mini­stro dei Beni cul­tu­rali Dario Fran­ce­schini che ha riba­dito i suoi dubbi: «Sono pre­oc­cu­pato in par­ti­co­lare per il set­tore del libro sco­la­stico e natu­ral­mente del libro in genere — ha detto — Non saranno il governo, né il pre­si­dente del Con­si­glio né io a deci­dere, ma quando le pro­ce­dure saranno avviate, a deci­dere sarà l’autorità anti­trust, un’autorità indi­pen­dente che valu­terà secondo le regole del nostro ordi­na­mento se c’è un rischio di trust o meno». Una dichia­ra­zione che rivela una diver­genza tra Fran­ce­schini e il pre­mier Mat­teo Renzi che, in una recente inter­vi­sta all’Espresso, ha dato sostan­zial­mente il suo via libera all’operazione di acqui­si­zione di Riz­zoli da parte di Berlusconi.
La bat­tuta si inse­ri­sce nel risiko in atto nella pro­prietà del Cor­riere della Sera e nelle pole­mi­che con il mana­ge­ment che, secondo Renzi, «ha distrutto valore con scelte discu­ti­bili». La pole­mica sarebbe con il ban­chiere Gio­vanni Bazoli, a capo del patto di sin­da­cato, e a favore dell’amministratore dele­gato del gruppo Pie­tro Scott Jovane soste­nuto da John Elkann e Ser­gio Mar­chionne che ha più volte espresso il suo apprez­za­mento nei con­fronti del pre­si­dente del Consiglio.
Renzi si sta­rebbe gio­cando la par­tita in vista del nuovo Cda di Rcs. In ballo c’è anche la suc­ces­sione alla dire­zione di via Sol­fe­rino di Fer­ruc­cio De Bor­toli, da tempo in urto con il mana­ge­ment del gruppo. Secondo alcune fonti con­sul­tate dalla Reu­ters ci sarebbe in ballo una dire­zione di tran­si­zione per il vice­di­ret­tore vica­rio Luciano Fon­tana e un cam­bio di atteg­gia­mento rispetto alle poli­ti­che di Renzi. Ma potrebbe esserci anche un ribal­tone pilo­tato dall’editore di La7 Urbano Cairo con can­di­dato diret­tore Enrico Men­tana. Al momento la can­di­da­tura alla guida del Cor­sera resta quella di Mario Cala­bresi, oggi al ver­tice de La Stampa.
Con­tro l’acquisizione di Rcs Libri da parte di Ber­lu­sconi si sono schie­rati autori come, tra gli altri, Umberto Eco, Paolo Gior­dano, Edoardo Nesi, San­dro Vero­nesi, Toni Ser­villo, Nanni Bale­strini o Franco Bat­tiato: «Un colosso del genere avrebbe enorme potere con­trat­tuale nei con­fronti degli autori — hanno scritto in un appello — domi­ne­rebbe le libre­rie, ucci­de­rebbe a poco a poco le case editrici».

«Il qua­dro è pre­oc­cu­pante — sostiene Andrea Palombi, edi­tore di Nutri­menti e mem­bro dell’osservatorio sull’editoria indi­pen­dente Odei — Que­sta ope­ra­zione segue l’accorpamento tra Mes­sag­ge­rie e Pde che ha creato un sog­getto lar­ga­mente domi­nante nella distri­bu­zione dei libri. Met­tere insieme Rcs e Mon­da­dori, cioè mar­chi sto­rici come Einaudi o Adel­phi, non è solo un’operazione di mer­cato, ma signi­fica met­tere a rischio la soprav­vi­venza di voci diverse e orien­tare la pro­du­zione cul­tu­rale in un paese. E le libre­rie indi­pen­denti ver­reb­bero ridotte. I libri sono il canale su cui viag­gia il sistema della cono­scenza e aiu­tano a com­pren­dere la realtà. Per que­sto biso­gna garan­tire un plu­ra­li­smo. Cono­sciamo le dif­fi­coltà di Rcs, il suo inde­bi­ta­mento. Lasciare però che tutto vada al mer­cato è la cosa peg­giore da fare. A pre­scin­dere dal giu­di­zio di merito, que­sta ope­ra­zione dovrebbe inquie­tare chiunque».
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