venerdì 6 marzo 2015

EDITORIALE Tripoli bel suol d’amore

da il manifesto
EDITORIALE

Tripoli bel suol d’amore

Ma come, non era Putin il nemico dell’Occidente, almeno subito dopo l’Is, avendo «invaso» l’Ucraina, insi­diato la «com­pat­tezza» Ue, assas­si­nato il «lea­der» dell’opposizione Nemtsov?
Tutto sem­bra accan­to­nato, pro­prio nel giorno in cui jet ita­liani hanno sor­vo­lato il Bal­tico, sono arri­vati cen­ti­naia di sol­dati Usa alla fron­tiera russa e la pace di Minsk resta sulla carta. Ma tant’è, Putin torna utile a com­bat­tere la nuova insi­dia rap­pre­sen­tata dallo Stato isla­mico, il sedi­mento ter­ro­ri­stico resi­duo di tutte le guerre occi­den­tali aperte in modo scel­le­rato in Medio Oriente da venti anni a que­sta parte. In par­ti­co­lare in Libia, dove gli inte­ressi stra­te­gici ener­ge­tici dell’Italia e quelli delle mul­ti­na­zio­nali del petro­lio, sono com­pro­messi dal con­flitto per bande che con­ti­nua dalla caduta di Ghed­dafi, da noi patro­ci­nata nel 2011 a suon di bom­bar­da­menti aerei della Nato, che alla fine hanno par­to­rito l’avanzata dello jiha­di­smo più estremo, dila­gando anche in Siria e in Iraq.
Allora anche Putin va sdo­ga­nato dall’angolo in cui lo abbiamo messo con la stra­te­gia irre­spon­sa­bile delle san­zioni diven­tate un boo­me­rang: è sem­pli­ce­mente stato can­cel­lato il gasdotto South Stream che era fon­da­men­tale per l’Italia. Tutto sull’altare di una ine­si­stente poli­tica estera dell’Italia e dell’Unione euro­pea, deman­data all’Alleanza Atlantica.
Pace fatta dun­que a est? Rive­dremo la disa­strosa pro­po­sta di asso­cia­zione all’Ue a Kiev del 2013? Che, dopo avere rifiu­tato il soste­gno finan­zia­rio, ha pre­teso un accordo con l’Ucraina a patto che rom­pesse con la Comu­nità degli stati indi­pen­denti, nono­stante gli inte­ressi sto­rici ed eco­no­mici di una parte signi­fi­ca­tiva e russa della stessa Ucraina? Niente di tutto que­sto. Nascon­dendo sotto il tap­peto le nostre respon­sa­bi­lità che hanno aiz­zato la rivolta iper­na­zio­na­li­sta anti-russa di Maj­dan e con­se­guen­te­mente quella filo-russa del Don­bass, adesso come se nulla fosse riu­niamo le forze occi­den­tali, sco­priamo che la Rus­sia è Europa, ricom­po­niamo una coa­li­zione cattolico-ortodossa (cro­ciata?) aprendo il fronte del Medi­ter­ra­neo insieme al gol­pi­sta egi­ziano Sisi. Così Renzi chiede a Putin di schie­rarsi «insieme con­tro il ter­ro­ri­smo, per­ché è deci­sivo il ruolo della Rus­sia», e Putin annun­cia: «Sì, appog­ge­remo la richie­sta ita­liana all’Onu». La guerra sarà una «mis­sione uma­ni­ta­ria», per­ché diremo di farla per i migranti che ricac­ciamo nei cimi­teri marini, vale a dire per tro­vare un altro Ghed­dafi che li tenga nei campi di con­cen­tra­mento; e «sotto egida Onu», in mace­rie dopo la nostra deva­sta­zione del diritto internazionale.

Tra Putin e Renzi — che non si muove senza l’avallo Usa -, risuona la can­zone di Gea della Gari­senda, come per la prima guerra ita­liana in Libia del 1911: «Tri­poli bel suol d’amore…».
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