domenica 8 marzo 2015

Expo, l’amianto sotto il tappeto E pagherà lo Stato

Expo, l’amianto sotto il tappeto E pagherà lo Stato (Gianni Barbacetto e Marco Maroni).

Expo
NEI DOCUMENTI UFFICIALI SOGLIE DI RIGORE AMBIENTALE PIÙ BASSE E NESSUN CENNO AL COSTO DELLE BONIFICHE.
Milano – Ormai la domanda su Expo è: che cosa c’è sotto? Nessuna dietrologia: per sotto s’intende il suolo, la terra, l’area. Di un evento che sarebbe dedicato al cibo, alle coltivazioni, all’agricoltura.   Dai documenti che il Fatto Quotidiano ha potuto vedere, risulta che “sotto” restano veleni, rifiuti speciali, amianto, idrocarburi. La pulizia e la bonifica dell’area, che dovevano essere concluse entro il novembre 2013, sono ancora in corso e, secondo l’azienda che ha vinto l’appalto, la Cmc, non saranno completati prima del settembre 2015, a manifestazione quasi finita.   Expo spa ha imposto un termine perentorio: la mezzanotte del 10 aprile 2015.
Per quella data saranno davvero completati i lavori? E, soprattutto: saranno fatti bene, o nascondendo i rifiuti sotto il tappeto?   LA PERIZIA sui terreni Expo fu fatta nel luglio 2012 dalla società Mm, controllata dal Comune di Milano. Il sito fu diviso in undici “areali” e quattro di questi, i numeri 4, 6, 9 e 10, furono esclusi dalle bonifiche perché ritenuti “puliti”. Non ne è convinto il gruppo consigliare lombardo del Movimento 5 Stelle, che sta facendo da mesi una ricerca sullo stato dei suoli.   In effetti, un documento di Expo spa del 28 gennaio 2014 documenta che l’areale 4, dove l’autostrada dei Laghi s’incontra con la Milano-Torino, proprio “pulito” non è: l’impresa che stava lavorando per realizzare una rotonda sulla strada che collegherà Expo alle autostrade, ha trovato due serbatoi interrati di idrocarburi, chiamati Pessina 2 e Pessina 3. Il primo ha certamente contaminato il terreno.   Che fare? Per non bloccare i lavori, Expo ha deciso di “posticipare l’intervento di bonifica dell’areale 4 in procedura semplificata al termine dell’evento espositivo, in quanto i tempi tecnici per le procedure di affidamento dei lavori e la loro realizzazione risultano non compatibili con la data di apertura del sito espositivo”. Lo sporco nascosto sotto il tappeto. Anzi, sotto un “telo impermeabile”, dice un documento di Expo spa, con “annessa cartellonistica Expo” per abbellire la scena.   Più in generale, esiste un provvedimento, il numero 5 dell’8 agosto 2013 firmato dal commissario Giuseppe Sala, che dispone il passaggio dei terreni del sito dalla “Tabella A” alla “Tabella B” del Testo unico ambientale: significa che sono abbassate le soglie di rigore nei controlli ambientali, in forza del fatto che sono terreni da utilizzare per un “evento temporaneo”.   MA CHE COSA succederà a esposizione finita? Qualunque cosa ci si voglia fare, sarà di uso stabile e comprenderà anche la residenza. Bisognerà dunque tornare alla “Tabella A”, il che comporterà nuovi controlli e, probabilmente, nuove bonifiche. “Chi le pagherà?”, chiede Silvana Carcano, del Movimento 5 stelle, “i soldi dei cittadini?   È chiaro che le bonifiche devono essere fatte dai proprietari delle aree, la Fondazione Fiera e il gruppo Cabassi, che le hanno vendute a Expo, attraverso la società Arexpo. Sono loro che devono garantire la pulizia dei terreni venduti a caro prezzo ai soci pubblici di Arexpo, cioè Comune di Milano e Regione Lombardia”. Questi hanno già speso 160 milioni di euro per l’acquisto: dovranno aggiungere ancora altri soldi per le bonifiche?   Ora si ipotizza che dopo l’Expo il sito potrebbe diventare, almeno in parte, la nuova Città studi dell’Università Statale di Milano, con annesso campus universitario. Le verifiche sullo stato dei suoli andranno fatte. “Siamo preoccupati”, conclude Carcano, “che siano inquinati e che, alla fin della fiera, a pagare siano i cittadini”.
Da Il Fatto Quotidiano del 08/03/2015.

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