sabato 28 marzo 2015

Gli scandali e la crisi non spostano voti: Pd al 36, Grillo al 20, la Lega non vola più

da repubblica.it

Gli scandali e la crisi non spostano voti: Pd al 36, Grillo al 20, la Lega non vola più

Per nove italiani su dieci Tangentopoli non è mai finita. Ma nel sondaggio Demos il disagio si indirizza soprattutto contro le riforme del lavoro. E il 59% "tifa" per le proteste

Gli scandali e la crisi non spostano voti: Pd al 36, Grillo al 20, la Lega non vola più
IL CLIMA d'opinione è grigio. Oscurato dall'insoddisfazione economica e dalla rabbia contro la corruzione politica. Ma gli orientamenti politici non cambiano. In particolare: non si vedono alternative di governo né, soprattutto, a Renzi. Almeno, in questa fase.

È il riassunto sintetico del sondaggio concluso ieri per l'Atlante Politico di Demos. Racconta di un Paese abituato, ormai, alla sfiducia. E, per questo, poco disponibile a immaginare possibili cambiamenti. Possibili svolte. Nonostante tutto. Quasi metà dei cittadini, infatti, ritiene che non sia cambiato molto, in Italia, dai tempi di Tangentopoli. In particolare considera la corruzione politica ancor più diffusa di allora. E oltre 4 persone su 10, comunque, pensano che sia altrettanto estesa. In definitiva: per 9 italiani su 10 Tangentopoli non è mai finita. D'altronde, la contaminazione fra politica e interessi appare ancora e sempre evidente. E ricorrente. Punteggiata da casi di pesante contiguità. Ma anche da episodi di "familismo amorale", come quello che ha coinvolto, di recente, il ministro Lupi. Costringendolo alle dimissioni. Per un altro verso, emerge un ampio dissenso "contro i provvedimenti del governo e la riforma del mercato del lavoro". Non per caso il 56% del campione si dice (molto o abbastanza) d'accordo con le iniziative di protesta organizzate a questo proposito. E, quindi, con la manifestazione della FIOM che si svolge oggi a Roma. Che incontra un sostegno maggioritario dagli elettori di sinistra, ma anche di Forza Italia. E soprattutto del M5s. Tuttavia, questo malessere diffuso, queste esplosioni di dissenso, non sembrano produrre effetti significativi sugli orientamenti politici. Né sulle aspettative dei cittadini. Il 42% di essi, infatti, ritiene che il governo guidato da Renzi resterà in carica fino alla fine della legislatura. Sette punti in più rispetto allo scorso novembre. Parallelamente, il 28% pensa che, al contrario, non durerà più di un anno. Cinque mesi fa gli scettici erano quasi il 40%.

LE TABELLE

Dunque, il clima d'opinione è grigio, ma all'orizzonte non si vedono mutamenti politici rilevanti. Il grado di fiducia nei confronti del governo, di conseguenza, dallo scorso autunno resta pressoché immutato. Intorno al 46%. Come il gradimento "personale" verso il premier, Matteo Renzi, che, infatti, sfiora il 50%. Sostanzialmente stabile, anch'esso, negli ultimi mesi. Tutti gli altri leader sono distanziati. Anche se alcuni di essi emergono, fra gli altri. Meloni e Salvini, in particolare, entrambi sopra il 30%. Poi, Landini, al 29. Il leader della FIOM, d'altronde, è molto visibile e mediatico, in questa fase. Sull'onda della manifestazione di oggi. Ma anche della "Coalizione Sociale", il movimento politico di opposizione, annunciato  -  e lanciato  -  due settimane fa. Landini, peraltro, raccoglie consensi ampi non solo nella "Sinistra della Sinistra" (come l'ha definita Marc Lazar su Repubblica, nei giorni scorsi). Ma anche fra gli elettori del M5s e, soprattutto, anzitutto, nel PD (35%). Segnale dell'esistenza di una base di consenso, meglio, di dissenso politico molto ampia. Priva, per ora, di sbocco, sul piano partitico. Landini, per primo, appare cauto, al proposito. Lo spazio dell'opposizione al governo, d'altronde, appare già affollato e frastagliato. Le stime elettorali, infatti, non sembrano risentire troppo delle tensioni politiche e sociali in atto. Riproducono un quadro stabile e coerente, con quello degli ultimi mesi. Nonostante tutto.

Il PD di Renzi, in particolare, perde qualcosa, rispetto alle rilevazioni di febbraio. Ma, appunto, "qualcosa". Resta, infatti, al 36,6%. Un punto in meno rispetto a un mese fa. Mentre la principale "opposizione" continua ad essere espressa dal M5s. Nuovamente oltre il 20%. Anch'esso stabile, dopo le scorse Europee. Come se l'unica opposizione al PDR fosse costituita dall'insofferenza e dalla domanda di "sorveglianza" democratica. Rappresentate, appunto, dal M5s. Che ha beneficiato, più degli altri, delle dimissioni di Lupi. E, come si è detto, delle proteste contro le politiche del lavoro.

Sul fronte della Destra, invece, la marcia della Lega di Salvini, che, fino a un paio di mesi fa, pareva inarrestabile, si è arrestata. All'11,5%. Come il mese scorso (circa). Le divisioni interne  -  che in Veneto hanno prodotto l'espulsione e l'uscita di Tosi dal partito  -  non sono state indolori. E hanno ridimensionato l'immagine della Ligue Nationale, nuovo riferimento della Destra in Italia. D'altra parte, il "modello originale", il Front National di Marine Le Pen, domenica scorsa, al primo turno delle départementales, in Francia, non ha raggiunto il risultato atteso  -  e largamente annunciato. Pur ottenendo il 25%, infatti, è stato superato dall'alleanza di centro-destra UMP e UDI, guidata da Nicolas Sarkozy, vicina al 29%. Su livelli molto più ridotti, lo stesso è avvenuto in Italia. Dove FI, pur calando lievemente, nell'ultimo mese, resta avanti di due punti, rispetto alla Lega. Tra gli altri partiti, solo i Fratelli d'Italia, guidati dalla Meloni, appaiono in crescita. Molto vicini al 5%, come SEL e i partiti della Sinistra radicale sul versante politico opposto. Tuttavia, il profilo tracciato dall'Atlante politico di Demos conferma il ritratto politico di un Paese senza alternative. Dove Matteo Renzi governa in un clima sociale scettico. Alla guida di un partito sempre più "personale". Sempre più PDR. Circondato da alcuni alleati, poco influenti. E da molte opposizioni, di taglia molto ridotta. Almeno, per ora. Unica vera ombra: l'insoddisfazione e la sfiducia. Verso i politici, la politica e le istituzioni. Mobilitata e amplificata dal M5s.

Così Renzi  -  senza troppi ostacoli, davanti, e senza grande entusiasmo, intorno  -  prosegue il suo cammino. Nonostante tutto.

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