venerdì 20 marzo 2015

HANNO CONVINTO LUPI OGGI LASCIA A RENZI IL SUO MINISTERO

HANNO CONVINTO LUPI OGGI LASCIA A RENZI IL SUO MINISTERO (Wanda Marra).

NatangeloDOPO L’INFORMATIVA A MONTECITORIO IL TITOLARE DELLE INFRASTRUTTURE ABBANDONERÀ. AVEVA DETTO: “SONO TRANQUILLO, IL GOVERNO È CON ME”. IL PREMIER: “SCELTA “SAGGIA”.

Domani mi dimetto”. Sono le sette della sera quando le agenzie di stampa battono l’annuncio di Maurizio Lupi. Impeccabile nel suo abito grigio sceglie il salotto di Porta a Porta per dire agli italiani che se ne va. Dopo tante insistenze per poter riferire davanti all’aula di Montecitorio (cosa che farà comunque stamattina), preferisce andare prima nella “Terza Camera”. È il segno dei tempi. “La mia verità”, trasmette lo schermo dietro al salotto di Vespa. E in effetti il quasi ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture racconta la sua storia. I giornali hanno sbattuto in prima pagina suo figlio, sua moglie. E allora, la sua decisione sarebbe maturata in famiglia. La motivazione più facile da spiegare: “Quando ti vedi tirato in ballo, pur avendo valutato i magistrati che non ho alcuna responsabilità, vedi tirato in ballo tuo figlio, gli amici…”. E poi, la sua ricostruzione delle ultime ore: “Renzi mi ha detto: ‘io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione’”.
Alle 10 della sera Renzi commenta da Bruxelles: “La scelta di Maurizio è saggia”. E Ncd? “Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”.   Ma i racconti degli ultimi giorni e delle ultime ore mettono insieme un’altra storia. “Sono tranquillo, il governo è con me”, aveva detto Lupi l’altroieri alla Camera. Frase che suona quasi ironica, davanti al fatto che il pressing di Renzi per costringerlo ad andar via è stato costante. Vertice decisivo, quello di ieri mattina a Palazzo Chigi, con lo stesso premier, Lupi e il ministro dell’Interno, Alfano. Il quale Alfano almeno da 24 ore, dietro la solidarietà di circostanza, si era unito alle richieste del presidente del Consiglio.   “Se non te ne vai da solo, ti faccio sfiduciare martedì in Aula dal Pd”, gli ha ripetuto Renzi ieri. Lui ha ribadito: “Non ho fatto niente”. Ma Alfano e gli altri dell’Ncd stavano già insistendo: “Non puoi restare, se non hai la fiducia del presidente del Consiglio”. I centristi sono genericamente furibondi. Con il capo del Governo, ma in realtà anche con lo stesso Lupi. Tra le seconde e le terze file in queste ore molti ricordavano che proprio lui fu tra i primi a mollare la De Girolamo, chiedendone le dimissioni . Parte anche la lamentela. “Questo rispondeva al telefono a tutti, ma non a noi”.   Dopo giorni di graticola, Lupi evidentemente di amici non ne aveva più troppi. Anche perché sia Alfano che Renzi avrebbero voluto da mesi quel ministero. Una volta partita l’inchiesta Expo, il premier avrebbe già voluto allontanarlo. Tant’è vero che si era sperato scegliesse il seggio all’Europarlamento. Lui aveva resistito. Comunione e Liberazione è una potenza, non è stato facile neanche stavolta convincerlo a farsi da parte.   Infatti, al di là della minaccia, è in corso la trattativa con il resto del partito. Ieri Lupi ci ha tenuto a dire chiaro e tondo: “Le mie dimissioni serviranno a rafforzare l’azione del governo”. Minaccia obliqua. Perché dentro Ncd è partita la guerra per bande. E potrebbe essere un problema per l’esecutivo.   IL POST-LUPI è già iniziato. Chi andrà al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture? Intanto, bisognerà vedere se rimane un solo dicastero: si parla di uno spacchettamento. Da una parte Trasporti-porti, dall’altra Infrastrutture, lavori pubblici, casa. Il ministero che Lupi sta lasciando, nella parte delle Infrastrutture, è quello dove si gestiscono gli affari più importanti. Posto cruciale e delicatissimo. Ancora più cruciale alla vigilia dell’Expo. Per questo, la scelta sul futuro va fatta con attenzione. Per adesso e almeno fino a lunedì, quando vede Sergio Mattarella, Renzi si prende l’interim. Poi per il super Ministero gira il nome del solito Raffaele Cantone. Mettendo qualcun altro all’Anti corruzione. Magari Nicola Gratteri, o magari uno che si sceglie lo stesso magistrato. Ma per ora nessuna proposta ufficiale gli è stata fatta, e non è detto che lui sarebbe entusiasta di accettare l’incarico. Altro nome in ballo quello di Mauro Moretti, ad di Finmeccanica. Lo scenario potrebbe essere un altro: Renzi si tiene l’interim per qualche tempo. Magari fino all’Expo. Un modo, tra l’altro, per impossessarsi della struttura. Cosa che, evidentemente, finora non ha fatto. Tra i nomi che circolano per un prossimo futuro in pole position Luca Lotti (che su quel ministero ci ha messo gli occhi da tempo), ma anche Graziano Delrio.   Svolgere la pratica Ncd potrebbe essere non facilissimo: a loro sembra destinato il ministero degli Affari regionali, nella persona di Gaetano Quagliariello. Troppo poco. In casa centrista si pretende qualcosa di più pesante, tipo un ministero per il Sud. Ma questo vorrebbe dire togliere la gestione dei Fondi europei a Delrio, che non ha nessuna intenzione di mollarla. Poi, nel gioco degli incastri, chissà. Era circolata anche l’idea di Nunzia De Girolamo al ministero delle Pari opportunità: “Nemmeno se me lo chiedono in ginocchio Renzi e Alfano”, dice lei. Lupi, intanto, farà il capogruppo. Tra ambizioni, scontenti e vendette, il partito promette di essere una polveriera.
Da Il Fatto Quotidiano del 20/03/2015.

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