giovedì 12 marzo 2015

I 900 CO.CO.PRO. IN BILICO DEL MINISTERO DEL LAVORO

I 900 CO.CO.PRO. IN BILICO DEL MINISTERO DEL LAVORO (Salvatore Cannavò).

Sit inSIT-IN DEI PRECARI DELL’AGENZIA CHE DOVREBBE PROMUOVERE L’OCCUPAZIONE SOTTO AL DICASTERO DI POLETTI: CONTRATTI IN SCADENZA E RINNOVO IN FORSE.
Sono circa 900 i lavoratori a termine o con contratti a progetto che rischiano il posto. La cosa buffa è che sono dipendenti del ministero del Lavoro e dell’Economia o, meglio, della società per azioni, Italia Lavoro da loro interamente partecipata e diretta. I loro contratti scadranno il 31 marzo e fino ieri, quando hanno manifestato presso il ministero di Giuliano Poletti, non avevano garanzie di futuro. Visto l’oggetto sociale della loro azienda, cioè “la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale” la beffa è doppia.
MA NON FINISCE qui. I 900 lavoratori – generalmente dottorati, con competenze certificate e curricula impeccabili – sono per due terzi dei co.co.pro e per un terzo contrattualizzati a termine. Solo che il loro capo indiretto, il ministro Giuliano Poletti, ha appena varato un decreto attuativo del Jobs Act, che stabilisce proprio la soppressione dei co.co.pro.
La situazione di Italia Lavoro era già emersa lo scorso anno quando stava per avvicinarsi la scadenza dei contratti al 31 dicembre 2014. Scadenza dettata dalla particolare situazione finanziaria in cui versa la società. I progetti attivati, infatti, devono realizzare occasioni favorevoli alla creazione di posti di lavoro, in particolare per soggetti e aree svantaggiate, e perseguono “gli obiettivi prioritari indicati dal Fondo sociale europeo”, i fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione europea per sostenere l’occupazione negli Stati membri. I fondi Fse vengono attuati mediante i Programmi operativi nazionali (Pon) di cui è titolare il ministero. Solo che i programmi sono scaduti e gli uffici di Poletti hanno voluto prendere tempo, in ossequio alle nuove norme europee, prima di presentare i nuovi progetti. Sull’onda della mobilitazione dei lavoratori, però, qualcosa si è mosso e due grandi progetti sono stati attivati. Però non basteranno per tutti e il timore diffuso è che anche tra i contrattualizzati a tempo indeterminato, circa 400 persone, possano prodursi degli esuberi.
Non è un caso se siano stati proprio questi, ieri pomeriggio, su iniziativa della Cgil, a manifestare in via Veneto dove c’è la sede del ministero. Erano circa in 250 a presidiare il portone del palazzo dedicato a Marco Biagi e alla fine della giornata hanno ottenuto alcune vaghe promesse tale da far proseguire la trattativa.
Quello che si è venuto a creare sembra un imbuto da cui dovranno passare per forza solo alcune figure mentre altre saranno espulse. Con il rischio della contrapposizione tra lavoratori “garantiti” e non. Ma c’è, soprattutto, un ginepraio di contraddizioni inestricabile. Ci sono infatti centinaia di figure professionali che da anni, anche da dieci, lavorano per creare lavoro e ora rischiano di andare a casa. Queste stesse figure, inoltre, vivono mediante contratti a progetto che, però, dovranno essere eliminati. Alla scadenza del loro contratto, nel caso dovessero essere riassunti, con quale strumento lo saranno? Difficile prevederlo. Il tutto si inserisce nel quadro della nuova riorganizzazione delle politiche per il lavoro. Il governo punta a costituire un’Agenzia nazionale dell’occupazione dove dovrebbero confluire società come Italia Lavoro o Isfol. Ma tutti i lavoratori sono convinti che questa riorganizzazione produrrà degli esuberi.
IL GOVERNO finora non ha offerto garanzie anche perché manca un piano organico. Si dovrebbero superare i Centri per l’impiego, strutturare un’Agenzia nazionale che, però, per funzionare deve avere radici territoriali e regionali. Strutture che, nelle intenzioni del Jobs Act, dovranno presidiare anche l’erogazione dei nuovi ammortizzatori sociali, Naspi, Asdi e DisColl. Progetti che, a oggi, non sono ancora precisati e coordinati.
Da Il Fatto Quotidiano del 12/03/2015.

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