venerdì 27 marzo 2015

I candidati scomodi del Pd rifiutano il passo indietro E i big lasciano solo De Luca

I candidati scomodi del Pd rifiutano il passo indietro E i big lasciano solo De Luca (ANTONIO FRASCHILLA).

I candidatiSalta convegno per lanciare l’ex sindaco di Salerno condannato Crisafulli sfida il Nazareno: possono sempre farmi sottosegretario.

ROMA -Sono ingombranti, provocano malumori nella base e in alcuni casi «un grande imbarazzo» non solo in via del Nazareno ma anche a Palazzo Chigi. Si chiamano Vincenzo De Luca in Campania, Vladimiro Crisafulli a Enna, Silvio Alessi ad Agrigento. Sono i candidati che Matteo Renzi non vorrebbe in corsa con il Pd e che, via il vicesegretario Lorenzo Guerini, sta cercando di convincere a fare un passo indietro. Ricevendo sempre la stessa risposta. «Mi candido anche se me lo vieta Renzi», ripetono Crisafulli, De Luca e Alessi. Diventando così spine nel fianco alle quali si appigliano gli oppositori esterni e interni.
A partire dal caso Campania. De Luca è piombato a Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio.
Alla fine è riuscito a parlare con il sottosegretario Luca Lotti e Guerini, ed entrambi lo hanno invitato a valutare un ritiro, anche alla luce della condanna per abuso d’ufficio. De Luca, invece, ha chiesto un «maggiore sostegno» temendo che nessuno dei big vada in Campania. E l’annullamento della manifestazione in programma domani a Napoli alla quale avrebbero dovuto partecipare il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il presidente dei dem Matteo Orfini, è stato letto come un campanello d’allarme. Alla Camera tra i renziani si vocifera di soluzioni alternative che Renzi starebbe sondando e il nome che circola è quello del ministro Orlando. Rumors, nulla di più, che la dicono lunga sullo spirito con il quale Renzi e i suoi si apprestano alle elezioni campane.
Altra grana è quella di Enna. Renzi è chiaro: «Crisafulli non avrà il simbolo Pd». L’ex senatore, considerato «impresentabile» alle politiche perché intercettato in un colloquio con un boss e alle prese con un rinvio a giudizio per una strada abusiva, adesso non ha nulla sulle spalle perché il reato è prescritto e nel frattempo è stato eletto segretario locale. Crisafulli ieri si è presentato alla Camera e appena ha visto Guerini lo ha raggiunto: «Perché non mi devo candidare?», ha chiesto a un vicesegretario evidentemente in imbarazzo, che si è defilato dicendo soltanto: «Mirello, dai, fai il bravo».
Crisafulli è netto: «Faccio un passo indietro solo se mi nominano ministro o sottosegretario, tanto tra questi c’è chi è messo peggio di me». Grane su grane anche ad Agrigento, dove infuriano le polemiche sul vincitore delle primarie sostenuto da un pezzo di Fi. L’input che arriva da via del Nazareno è quello di trovare un candidato alternativo. Due nomi sul tavolo ci sono: il presidente del tribunale Luigi D’Angelo e l’Udc Calogero Firetto. «Ad Agrigento interverremo», dice il vicepresidente del Pd, Matteo Ricci. «Abbiamo toccato il fondo», attacca Cesare Damiano. Dalla Sicilia alla Liguria, dove i democratici sono alle prese con lo spettro del voto disgiunto nei confronti dell’ex Pd Luca Pastorino contro la candidata ufficiale Raffaella Paita. Il partito avverte: «Chi vota un altro candidato è fuori». Basterà?
Da La Repubblica del 27/03/2015.

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