mercoledì 25 marzo 2015

“I soldi per Incalza nascosti dietro i libri”

“I soldi per Incalza nascosti dietro i libri” (FRANCA SELVATICI).

IncalzaIl super manager della grandi opere non convince il gip che dopo l’interrogatorio decide che deve restare in carcere Spuntano due buste col denaro e un foglietto per la contabilità. L’assessore Improta indagato a Roma per la Metro C.

FIRENZE – Ercole Incalza non è stato credibile, ha negato l’evidenza, è ancora potente e pericoloso e verosimilmente ha intascato fino all’ultimo tangenti: lo dimostrerebbe una busta nascosta fra i libri nella sede della Green Field di Roma. Perciò deve restare in carcere anche se ha più di 70 anni. Secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti, ricorrono le “esigenze cautelari di straordinaria gravità” che consentono la custodia in carcere degli ultrasettantenni.
Nell’ordinanza nella quale respinge la richiesta di arresti domiciliari, il gip spiega che l’ex capo della struttura di missione del ministero delle infrastrutture, arrestato per corruzione e tentata concussione per induzione nell’inchiesta fiorentina sul “sistema collusivo” che avvelena le grandi opere, nega di aver favorito l’ingegner Stefano Perotti, il re delle direzioni dei lavori, e afferma di non aver mai ricevuto denaro da lui o dalle sue società.
Nega persino di aver aiutato monsignor Gioia a trovare un lavoro al nipote. «Ercole, oggi mio nipote ha firmato il contratto, ti ringrazio», diceva il monsignore. Impassibile, Incalza ha spiegato: «Mi ringraziava per un restauro».
È arrivato a negare che la Green Field fosse riferibile a Perotti, sebbene vi abbia lavorato, vi stesse tornando proprio nelle scorse settimane e ne fosse stato socio con Perotti nel 1997. Le intercettazioni lo smentiscono. Fra l’altro uno dei responsabili della Green Field si lamentava con Sandro Pacella, il fido collaboratore di Incalza: «Siete voraci». In un ufficio della società, nascoste in una libreria, i carabinieri del Ros hanno trovato due buste con pochi contanti, appena 2110 euro, ma anche un foglio con dei calcoli dai quali si desume che la somma iniziale ammontasse a 53mila euro e che vi fossero state detratte via via delle somme, versate, secondo gli inquirenti, a Incalza e a Pacella.
Il quadro probatorio si è ancor più aggravato quando in casa Perotti, che è un privato cittadino, è stata trovata la famosa lettera su carta intestata del ministero delle infrastrutture, senza data e con la dicitura “firma Maurizio Lupi”, ma non sottoscritta, indirizzata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, nella quale si sollecitava la fissazione delle riunioni del Cipe per l’approvazione di alcuni interventi.
Forse c’era anche Metro C, la metropolitana più cara del mondo, sulla quale indagano da tempo il procuratore aggiunto di Roma Francesco Caporale e il pm Erminio Amelio. Fra gli indagati figurano Ercole Incalza e l’assessore alla mobilità del Comune di Roma Guido Improta, accusati di abuso d’ufficio e truffa aggravata.
Da La Repubblica del 25/03/2015.

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