venerdì 13 marzo 2015

Il bunga bunga c’era Ma il reato di B. è stato cancellato

Il bunga bunga c’era Ma il reato di B. è stato cancellato (Gianni Barbacetto).

boccassini-berlusconi
DIETRO L’ASSOLUZIONE.

LA STORIA SCOPERTA NELL’OTTOBRE 2010: QUELLA NOTTE “DIFFICILE” IN CUI RUBY DIVENTÒ “LA NIPOTE DI MUBARAK”.

Milano – Ma che cosa c’è da festeggiare? La sentenza d’appello confermata martedì dalla Cassazione assolve, è vero, l’imputato Silvio Berlusconi dai reati di concussione e di prostituzione minorile. Ma affermando a chiare lettere due fatti che smentiscono seccamente il leader di Forza Italia. Il primo è che ad Arcore, nella residenza dell’allora presidente del Consiglio, nel 2010 non si tenevano affatto “cene eleganti”, come giurato dal padrone di casa e da molti dei suoi ospiti, ma feste di tipo sessuale con la partecipazione di decine di prostitute, tra cui almeno una minorenne, che si contendevano in ogni modo (per ottenere una remunerazione maggiore) il “premio” di passare la notte “con il presidente”.   Un XXX Factor per l’ex Cavaliere   e le pressioni alla Questura di Milano   Questo era il bunga-bunga: una sorta di talent show a luci rosse, un “XXX Factor” che il padrone della tv italiana riservava solo a se stesso. Il secondo fatto è che Berlusconi, da presidente del Consiglio, nella notte del 27 maggio 2010 ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni, facendo pressioni per ottenere un “indebito vantaggio”, ossia il rilascio della minorenne Karima el Mahroug – in arte Ruby Rubacuori, per un momento “nipote di Mubarak” – per evitare il rischio che parlasse delle imbarazzanti feste di Arcore.
Ha così “abusato della sua qualifica per scopi personali”. Sono due fatti che in qualunque Paese civile del mondo sarebbero sufficienti a escludere per sempre dalla scena pubblica il loro protagonista. In Italia invece i suoi sostenitori fanno festa. Eppure quei fatti, meticolosamente ricostruiti dalla sentenza che (per altri motivi) assolve, sono riconosciuti perfino dalla difesa del professor Franco Coppi: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione con compensi”, ha detto l’avvocato ai giudici della Cassazione. “E che i poliziotti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi, questo ve lo concediamo”. Allora eccoli, i fatti accertati della storia del bunga bunga contenuti in una sentenza di 330 pagine di cui qualcuno vorrebbe cancellare tutte le prime 229, salvando solo l’ultima parola: “Assolto”.   Le intemperanze di Karima   e lo scoop del Fatto Quotidiano   La storia affiora nell’ottobre 2010. Non è voyeurismo giornalistico, intromissione giudiziaria nella vita privata di un cittadino, cronaca politica nell’era di Youporn. È invece l’emersione di una segretissima indagine della Procura di Milano, che qualche mese prima era incappata in una vicenda di possibile prostituzione minorile, reato le cui pene erano appena state inasprite dal governo Berlusconi. Una ragazza di 17 anni, marocchina, scappata di casa, senza documenti, in perenne fuga dalle comunità protette a cui era assegnata fin dall’adolescenza, finisce segnalata alla Procura della Repubblica di Milano per le sue intemperanze: viene fermata dalla polizia per furto e portata alla Questura di Milano; una settimana dopo, gli agenti la strappano da una casa sui Navigli dove aveva ingaggiato una furibonda rissa con Michelle, una prostituta brasiliana. Comincia allora a occuparsene il procuratore aggiunto titolare dei reati contro i minori, Pietro Forno, a cui Karima nell’agosto 2010 racconta un sacco di storie, alcune vere, altre inventate. Dice di essere stata ad Arcore, di aver partecipato a feste notturne nella villa del presidente del Consiglio, di avere ricevuto molti soldi e regali. Forno, e poi Antonio Sangermano e Ilda Boccassini, analizzano il rapporto di polizia che narra una strana notte alla Questura di Milano. Karima era stata fermata a Milano, il pomeriggio del 27 maggio 2010, accusata di furto da un’amica. La pm del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo aveva disposto di ricollocarla in una comunità protetta. Ma nella notte, da Parigi, dov’è impegnato in un vertice Ocse, il presidente del Consiglio telefona al funzionario Pietro Ostuni, dicendogli che è stato informato del fermo di una ragazza che potrebbe essere imparentata con il presidente egiziano Mubarak. Per evitare incidenti diplomatici, meglio lasciarla andare, affidandola a una “consigliera ministeriale” (carica inesistente) già arrivata in questura: Nicole Minetti. Da questo momento, la scena cambia. Il ritmo dei fatti accelera. Le comunicazioni e le telefonate si succedono frenetiche. La funzionaria di turno in questura, Giorgia Iafrate, capisce subito che Karima è marocchina e Mubarak non c’entra niente, ma d’accordo con i suoi superiori, e in contrasto con le indicazioni della pm dei minori, decide di affidarla alla consigliera regionale Nicole Minetti, che la lascia alla prostituta brasiliana Michelle Conceicao. Forno, Boccassini e il procuratore Edmondo Bruti Liberati aprono un’inchiesta, controllano alcuni tabulati telefonici, chiedono qualche intercettazione e in poche settimane scoprono il bunga bunga. Il format delle serate è semplice, la scaletta del programma è lineare. Uno: cena ad Arcore dal menù piuttosto noioso. Due: festa e balli al piano di sotto, nel locale chiamato bunga bunga. Tre: per le più brave, selezionate nel più esclusivo dei talent, il “premio” di una ben ricompensata notte negli appartamenti privati di Berlusconi. Questo il rito delle feste di Arcore.   I consigli di Nicole a Meli: “Ti volevo   briffare, ne vedi di ogni, c’è la zoccola…”   Ecco come lo racconta Nicole Minetti, che per i pm è la coordinatrice delle ragazze, le più assidue delle quali sono ospitate in una sorta di harem privato a un passo da Milano 2, nel Residence Olgettina. “Ciao Meli, ho appena sentito the boss, gli ho detto: ‘Ti porto una con due lauree stasera’”. È il 19 settembre 2010. Meli è una carissima amica di Nicole, Melania Tumini. “Ti volevo un attimo briffare… Cioè, ne vedi di ogni, la desperation più totale… C’è gente per cui è l’occasione della vita… Ci sono varie tipologie di… persone. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli… E poi ci sono io che faccio quel che faccio. Capito?”. Melania è curiosa. Va ad Arcore, partecipa alla serata. È una elettrice di Berlusconi, ma resta scossa. Il giorno dopo la racconta così alle amiche: “Un puttanaio”. Altre ragazze (Ima-ne Fadil, Ambra Battilana, Chiara Danese, Maria Makdoum, Natascia Teatino) rompono il fronte delle “olgettine” e delle “arcorine” e svelano i segreti dell’harem personale del presidente del Consiglio. Gli spogliarelli, i toccamenti, Nicole che si toglie il vestito da suora e resta completamente nuda. La statua di Priapo che passa di mano in mano, con qualche ragazza che mima un rapporto orale. Ecco gli sms tra Nicole Ninetti e Barbara Faggioli, il giorno di Natale 2010: “Ho pensato una cosa: oltre che per le palle, bisogna prenderlo per il cazzo… domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose.. Per me e te… Più troie siamo e più bene ci vorrà… Troie troie troie… Tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa”.   Il San Valentino di Rubacuori   “Bisogna stargli addosso, cazzo”   In questo clima entra Ruby, portata ad Arcore la prima volta il 14 febbraio 2010, San Valentino, da Emilio Fede e Lele Mora. Fino al maggio successivo, partecipa più volte alle cene e resta a dormire ad Arcore sette volte. E incassa. Berlusconi è il bancomat delle ragazze. Le più scaltre lo tengono sotto pressione: “Bisogna stargli addosso, cazzo! Non bisogna lasciarlo un attimo”, dice al telefono Nicole a Marysthell Polanco il 20 settembre . A volte si lamentano perché Silvio “ha il braccio corto” o perché paga di più qualche altra ragazza, o le compra una casa più grande o un’auto più bella. La competizione è fortissima, dietro le quinte di “XXX Factor”. Qualcuna si preoccupa per la sua salute: “Tutto a posto?”, si chiedono, dopo aver fatto il test dell’Hiv. “Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids… Mah sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai”. La sentenza d’appello, stilata da Concetta Locurto, racconta molte delle feste di Arcore. Riportando le   parole della Tumini: “Il degenero più totale”, “mostravano, mi spiace esprimermi in questo modo, però, chi il sedere, chi i seni, in maniera ammiccante”. Con quelle della Teatino: “Alcune ragazze si sono spogliate… altre erano in costume… alcune ragazze si avvicinavano a Emilio Fede, a Silvio Berlusconi, si toccavano”, “Silvio Berlusconi, ma anche Emilio Fede, toccavano il seno di una ragazza, o il sedere, di qualche ragazza e le ragazze toccavano i due uomini”. “La signora Roberta Nigro insieme alla signora Lisa Barisonte iniziarono a ballare e dimenarsi tra di loro, toccarsi ecco. Tanto è che la signora Lisa tolse le mutandine alla signora Nigro e si aggiunse al gruppo di queste due ragazze, la Barisonte e la Nigro, la Minetti che anche lei si tolse le vesti e direi che insomma si era proprio preparata perché si capisce quando una donna si prepara o meno, perché portava il reggicalze, portava un tubino, quindi insomma, uno si prepara…”. La conclusione dei giudici d’appello è che comunque non ci siano le prove che Berlusconi conoscesse l’età di Ruby. Dunque lo assolvono dal reato di prostituzione minorile. La Cassazione conferma. Come ha dichiarato il giudice Enrico Tranfa, il presidente della corte d’appello che si dimise il giorno stesso in cui fu depositata l’assoluzione, “gli antichi dicevano che una sentenza definitiva non è quella più giusta, ma semplicemente un punto fermo su una vicenda. Questo fa la Cassazione, non vuol dire che sia condivisibile”. Del resto, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.   La concussione: divisa in due   dalla riforma Severino   Anche quella che riguarda l’altra imputazione, ancora più grave: la concussione. “Questa corte ritiene che non sussista prova degli elementi costitutivi del reato di concussione”, scrive la giudice Locurto. Perché nel frattempo quel reato è stato diviso in due dalla riforma Severino. C’è la concussione per costrizione, riconosciuta dai giudici di primo grado, “che però non spiegano in che cosa sia consistita la minaccia (esplicita o implicita) che avrebbe provocato detto timore nel dottor Ostuni”. Non c’è “la prova che la volontà di Ostuni sia stata coartata da un comportamento intimidatorio di Berlusconi”. C’è poi la concussione per induzione, che non ha bisogno della minaccia, ma deve procurare – secondo l’interpretazione della nuova norma data dalle sezioni riunite della Cassazione – un indebito vantaggio sia al concussore, sia al concusso. Il primo, Silvio Berlusconi, l’ottiene: “È provata, sotto il profilo materiale, l’efficacia causale dell’intervento di Silvio Berlusconi sulla produzione dell’indebito vantaggio non patrimoniale contestato in imputazione”. Ma il secondo, Ostuni, no. Secondo la sentenza d’appello, ha soltanto “un’accondiscendenza incautamente accordata, per timore reverenziale, compiacenza o timore autoindotto”. Ecco perché scatta l’assoluzione, imposta dalla nuova legge sulla concussione e ora resa definitiva dalla Cassazione. Pur con tutti i dubbi che restano aperti, perché, come dice il giudice Tranfa, le dieci ore di camera di consiglio significano “che la questione era ed è discutibile”.
Da Il Fatto Quotidiano del 13/03/2015.

Nessun commento:

Posta un commento