martedì 24 marzo 2015

Il ministro conferma: da me restano tutti cococò

da il manifesto
LAVORO

Il ministro conferma: da me restano tutti cococò

Il caso. Cattive notizie per i 900 di Italia Lavoro: Poletti non li vuole stabilizzare. I sindacati si rifiutano di firmare l'accordo sul Jobs Act, e intanto a causa dei tagli 100 contratti verranno fatti fuori

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti
La rispo­sta è ancora “no”: il mini­stero del Wel­fare e Ita­lia Lavoro quei col­la­bo­ra­tori a pro­getto li vogliono man­te­nere tali, e quindi un rifiuto su tutta la linea alla richie­sta di sta­bi­liz­za­zione avan­zata dai sin­da­cati. Ieri i lavo­ra­tori hanno mani­fe­stato davanti a Mon­te­ci­to­rio, ma con il peso di un incon­tro andato male già venerdì scorso.
Al fac­cia a fac­cia con Cgil, Cisl e Uil si è pre­sen­tata l’azienda (Ita­lia Lavoro è una società di diritto pri­vato di pro­prietà inte­ra­mente pub­blica), affer­mando che non solo i 900 rimar­ranno tutti col­la­bo­ra­tori, ma anche che un cen­ti­naio di loro non ria­vrà mai il posto. Infatti tutti i con­tratti sono in sca­denza il 31 marzo, ma a breve (più o meno entro mag­gio) si apri­ranno le vacancy per 60 posti, e suc­ces­si­va­mente se ne apri­ranno altre 200. Fine.
In 100 quindi non hanno spe­ranza di rien­trare, ma a rigore — va detto — non è scon­tato che que­gli 800 posti andranno tutti, o anche in gran parte, a chi li occupa oggi (e da diversi anni): infatti Ita­lia Lavoro e il mini­stero del Wel­fare (ente che uti­lizza l’azienda come pro­prio stru­mento ope­ra­tivo) hanno deciso che per i pros­simi con­corsi pub­blici non si dovranno valo­riz­zare a pun­teg­gio gli anni già pas­sati in sede.
La linea è insomma quella di dimi­nuire l’organico gene­rale (dagli attuali 1310 ope­ra­tori a 1230) e di con­fer­mare come dipen­dente solo chi già lo è: men­tre i 900, dopo anni di lavoro, rice­vono il ben­ser­vito. E potranno rioc­cu­pare una dellevacancy, o tor­nar­sene a casa.
Il mini­stro Giu­liano Poletti però, se vorrà con­fer­mare i pro­pri coco­prò, farà bene a cor­rere: per­ché almeno per ora i sin­da­cati hanno deciso, uni­ta­ria­mente, di non fir­mare nes­sun accordo in appli­ca­zione del Jobs Act. La riforma del governo, come è noto, ha can­cel­lato il lavoro a pro­getto, salvo per­met­tere di con­ti­nuare a uti­liz­zare le col­la­bo­ra­zioni in pre­senza di un’intesa con i sin­da­cati. Appunto quella che viene chie­sta adesso a Cgil, Cisl e Uil.
Poletti ha spie­gato che le col­la­bo­ra­zioni a Ita­lia Lavoro sono giu­sti­fi­cate per­ché «legate a pro­getti», dimen­ti­cando di ricor­dare che quei col­la­bo­ra­tori occu­pano quei posti da diversi anni: e che si occu­pano di atti­vità core, come la con­su­lenza ad agen­zie per l’impiego e regioni.

«Se vor­ranno appli­care delle col­la­bo­ra­zioni lo dovranno fare con le leggi vigenti, noi non fir­miamo nes­sun accordo», spiega Sil­via Simon­cini, segre­ta­ria nazio­nale Nidil Cgil. E per il momento, con la can­cel­la­zione del lavoro a pro­getto non ancora pie­na­mente entrata in vigore, la rispo­sta è que­sta. Ma quando poi il mini­stro avrà biso­gno di una firma? «La Cgil non può aval­lare leggi che can­cel­lano solo per finta alcune forme di pre­ca­riato», taglia corto Simon­cini. Ma se la Uil potrebbe atte­starsi anche lei su que­ste posi­zioni, la Cisl avrebbe già invece aperto alla “linea Poletti”.

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