giovedì 26 marzo 2015

IL “PATRIOT ANGELINO ACT” UCCIDE LA PRIVACY DIGITALE

IL “PATRIOT ANGELINO ACT” UCCIDE LA PRIVACY DIGITALE (Paola Zanca).

Ci frugano nelle mail

L’EMENDAMENTO DEL VIMINALE AL DECRETO DI ALFANO PER SPIARE TUTTI.

Ma vi immaginate se potesse uscire oggi una mail di quando Renzi era nei boy scout?”. Seduto su un divanetto del Transatlantico con il computer sulle ginocchia, a un certo punto, Stefano Quintarelli, informatico momentaneamente prestato a Scelta Civica, tira fuori Renzi, le giovani marmotte e pure Benjamin Franklin: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”. Diciamo che Quintarelli non ha scomodato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti a caso. E nemmeno i lupetti tra cui il presidente del Consiglio ha cominciato la sua carriera. Alle sue spalle, nell’aula della Camera, è appena arrivato il decreto che vuole essere il Patrioct Act italiano: quello che, in nome dell’antiterrorismo, è disposto a setacciare le nostre vite digitali, impadronirsi dei nostri dati sensibili e poi farne un po’ quel che gli pare.
Le modifiche dell’Interno
e i “captatori occulti”
Lo hanno scritto negli uffici del Viminale. E guai a provare a dare qualche consiglio: Angelino Alfano non ne ha voluto sapere.

Dritto per la sua strada, ha aggiunto all’articolo 266-bis comma 1 del codice di procedura penale, che consente le intercettazioni informatiche, le seguenti parole: “anche attraverso l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico”.
In pratica, lo Stato potrà, attraverso dei trojan – software denominati “captatori occulti” – inserirsi in un computer, in un tablet, in uno smartphone e acquisire, senza alcun controllo, tutti i dati contenuti in quel dispositivo. Attenzione, non sarà legittimato a farlo solo nelle indagini per terrorismo, ma per tutte le ipotesi di reato “commesse mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche”. Diciamo che è difficile immaginare, oggi, una qualsiasi attività che non sia veicolata, almeno in qualche suo passaggio, attraverso la tecnologia. Elenca Quintarelli: “Dalla diffamazione alla violazione del copyright, dai reati di opinione o all’ingiuria”, tutto transita per una tastiera. E il “Patriot Angelino Act” consentirà in ognuno di questi casi l’intrusione mascherata nel patrimonio di immagini, testi, messaggi di posta, sms che chiunque si porta in tasca. Forse Alfano, non esattamente un fanatico delle intercettazioni, non si è ancora reso conto che, in confronto a quello che ha scritto, le telefonate registrate sono un capriccio da voyeur. Glielo spiega Quintarelli: “Una intercettazione riguarda comunicazioni, non documenti. L’acquisizione in questione riguarda tutto ciò che un utente ha fatto nella sua vita. Nel mio caso, ad esempio, prenderebbe le mail ed i miei documenti dal 1995 in poi. Stiamo parlando non di un momento nella vita, non di una comunicazione, ma dell’intera vita di una persona”. Ma adesso che si è messo a far la guerra all’Isis, evidentemente, per Alfano tutto è lecito, tutto è consentito. È che una decisione di tale portata meriterebbe una riflessione un po’ più approfondita di un emendamento scritto sull’onda di Tunisi e Charlie Hebdo.
Il rischio fiducia e la fregola patriottica del ministro
Quintarelli, dicevamo, ha provato a intercedere presso il Viminale. Poi, si è messo a scrivere un testo alternativo nella speranza che il Parlamento, meno obnubilato dalla fregola patriottica del ministro, abbia modo e tempo (l’ipotesi che il governo metta la fiducia è ancora in piedi) di ragionare con calma. Anche perché molte delle necessità illustrate nell’emendamento del governo, tra cui quella di acquisire dati telematici, sono già regolamentate dal Codice della privacy. Dove è scritto chiaramente che le informazioni raccolte non possono essere utilizzate per nessun altra finalità al di fuori dell’indagine. E poi c’è da restringere il campo delle ipotesi di reato, per esempio, “escludendo tale possibilità di azione – consiglia Quintarelli – dal campo della giustizia civile”.
In queste ore – se ne avrà il tempo – ne discuterà anche l’ottantina di parlamentari che compone l’Intergruppo Innovazione. L’obiettivo è arrivare a una posizione unitaria che faccia passare in Aula l’emendamento Quintarelli. Bisognerà convincere anche quelli – non pochi – convinti che, non avendo nulla da nascondere, si possa sopportare questa intrusione legalizzata in nome della lotta al terrorismo internazionale. “Io non sono un filosofo – conclude il deputato di Scelta Civica – ma credo che un ragionamento del genere sia quello su cui si fondano i regimi totalitari. Non ce la vengano a raccontare. L’uso del telefonino mentre si sta alla guida quanti morti ha fatto? Perché non abbiamo installato su tutte le vetture in circolazione un jammer che bloccasse la ricezione dei cellulari? Quante vite avremmo salvato?”.

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