mercoledì 18 marzo 2015

Il premier spende 200 milioni fantasma

da contro*corrente

Il premier spende 200 milioni fantasma

il_prestigiatoreLe critiche della Corte dei Conti
Inventato un capitolo di bilancio per coprire le missioni internazionali e parte del decreto 80 euro
Matteo Renzi ha utilizzato coperture finanziarie fantasiose, spesso in deroga alle regole dell’ordinamento contabile. E per i conti pubblici c’è più di un rischio di tenuta nel 2015 e negli anni successivi. In più occasioni il governo non ha peraltro calcolato gli effetti pluriennali che derivano dai provvedimenti adottati ad esempio per l’assunzione di personale nella pubblica amministrazione, e i guai potrebbero nascere anche in anni futuri. Lo sostiene la Corte dei Conti nel suo rapporto sulla tipologia delle coperture finanziarie utilizzate dal governo nei provvedimenti adottati nell’ultimo quadrimestre del 2014, appena trasmesso alla Camera. Il periodo settembre-dicembre è limitato, ma contiene le leggi più pesanti anche sotto il profilo finanziario: quella di stabilità, la legge comunitaria, e il rifinanziamento delle missioni internazionali. Nello stesso periodo è stato anche approvato sia il jobs act nella sua formula quadro, che il primo pacchetto di decreti delegati sulla materia. Il giudizio critico dei magistrati contabili riguarda quindi il cuore dell’attuazione del programma di Renzi.
La Corte mette in guardia anche da un altro rischio che viene dalla legislazione alla carlona del governoquello di dribblare i controlli e rendere più facile l’interpretazione illecita di una normativa nebulosa. «Vengono frequentemente approvate norme», scrivono i magistrati contabili, «che prevedono interventi per i quali sono statuite deroghe rispetto all’ordinamento contabile: è il caso del decreto-legge n.109, in particolare per l’art.7, in materia di forniture. La Corte ha evidenziato più volte tale uso di deroghe all’ordinamento contabile, che indeboliscono oltretutto il sistema dei controlli ed incidono sul livello di trasparenza della gestione delle risorse pubbliche: nelle leggi di rinnovo delle missioni internazionali si verifica in modo ricorrente un elevato numero di deroghe di tal tipo». Proprio sulle missioni internazionali c’è un problema non indifferente anche dal punto di vista finanziario: non avendo risorse per coprire le spese (stava preparando la legge di stabilità con tutte le sue mancette), Renzi ha coperto 200 milioni di spesa utilizzando «quota dei proventi per interessi derivanti dalla sottoscrizione dei Nuovi strumenti finanziari di cui al decreto legge n.95 del 2012». Il problema è che quei soldi erano inesistenti nel bilancio dello Stato, perché nessuno li aveva inseriti in entrata, quindi non potevano essere utilizzati in uscita. Il governo si è difeso come solo Totò-truffa avrebbe potuto fare: se quei soldi non sono entrati e non sono usciti, spendendoli io non provoco alcun buco di bilancio perché ufficialmente non esistono, quindi il loro utilizzo non può provocare deficit.
La Corte dei Conti ricorda che Renzi aveva già utilizzato quei fondi-fantasma per coprire 100 milioni del decreto che donava 80 euro al mese a circa 10 milioni di italiani. Altro guaio nello sblocca-Italia: come sempre il governo ha messo la fiducia sul testo emendato senza prima seguire le procedure sulla contabilità, regolate dal nuovo articolo 81 della Costituzione. Su gran parte dei 600 milioni di spesa previsti mancava il visto della Ragioneria generale dello Stato, che è obbligatorio. Il governo ha riconosciuto che il provvedimento rischiava di non essere coperto, e – ricorda la Corte – «si è impegnato formalmente davanti al Parlamento a sanare questo vulnus finanziario prima della promulgazione del provvedimento su cui abbiamo posto la fiducia, attraverso un decreto legge che sia correttivo della norma citata e giustamente contestata». Anche questo da commedia dell’arte: si chiede la fiducia su un decreto riconoscendo che sotto il profilo finanziario è un bidone, ma si promette un secondo decreto per riaggiustare tutto. I magistrati sottolineano: «Si tratta di un rinvio che non risulta in linea con il sistema delle coperture». Bacchettate anche sulla legge di stabilità, che «consta di un solo articolo con 735 commi, il che ne rende particolarmente disagevole la lettura». Fra le critiche al provvedimento la scarsa parte che nel testo ha la spending review, mentre ad essere rimodulata è la spesa in conto capitale, quella per investimenti, che fa crescere l’economia.
Franco Bechis – Libero 18-3-2015

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