martedì 17 marzo 2015

IL SISTEMA DEGLI AMICI DI LUPI “O INCALZA O CADE IL GOVERNO”

IL SISTEMA DEGLI AMICI DI LUPI “O INCALZA O CADE IL GOVERNO” (Marco Lillo).

LupiMAZZETTE E APPALTI : IN MANETTE L’EX MANAGER DELLE GRANDI OPERE. AGLI ATTI I REGALI AL TITOLARE DELLE INFRASTRUTTURE E L’ASSUNZIONE DEL FIGLIO.

Maurizio Lupi non è indagato nell’operazione ‘Sistema’ del Ros dei carabinieri di Firenze guidato dal colonnello Domenico Strada ma ‘Il sistema’ a lui faceva capo politicamente. Tra i 51 indagati (45 dei quali perquisiti ieri) figurano altri politici del passato come Vito Bonsignore (ex europarlamentare Ncd e imprenditore autostradale), Antonio Bargone (sottosegretario del Governo D’Alema, passato a occuparsi di autostrade anche lui), Stefano Saglia (già deputato Pdl e sottosegretario allo sviluppo con Berlusconi) e l’ex deputato Pdl e poi sottosegretario Ncd, Rocco Girlanda.
 Il ruolo di Ercolino e le responsabilità politiche Lupi non è indagato ma in compenso tre dei quattro arrestati (oltre al quarto: il dirigente dell’Unità di Missione del Ministero e contemporaneamente delle Ferrovie del Sud Est, Franco Pacella) sono suoi amici fidati. A questa che per i pm sarebbe un’associazione a delinquere secondo i pm (ma il gip ha cassato questa accusa mantenendo solo i reati fine come la corruzione, la turbativa d’asta, il traffico di influenze e la tentata induzione indebita) il ministro Lupi aveva affidato molte delle grandi opere italiane.   Il ras del Sistema è il consulente del ministro nonché ex capo fino al dicembre scorso della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture che sovrintende alle grandi opere: Ercole Incalza, detto Ercolino, 70 anni; il secondo arrestato amico di Lupi è il faccendiere vicino a Comunione e Liberazione e a Lupi, Franco Cavallo detto Frank, o “l’uomo di Lupi”, 54 anni. Il terzo è Stefano Perotti, 56 anni, l’ingegnere che dirigeva i cantieri più importanti grazie all’amicizia e ai giri di soldi, dicono i magistrati, con Incalza. Perotti ospitava Lupi e la moglie nella sua casa di Firenze, talvolta insieme a Toccafondi, anche lui con moglie, non identificato dai carabinieri ma che dovrebbe essere il sottosegretario alla ricerca Gabriele Toccafondi, responsabile toscano del Ncd.   Un uomo che pesa le parole come il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio ieri si è limitato a dire: “Lupi ha fornito le spiegazioni sul figlio, è prematuro trarre conclusioni riguardo la sua posizione sul governo”. Già perché Lupi non è indagato ma l’arrestato Stefano Perotti, tramite il cognato GiorgioMorperchésinotassedimeno, ha dato un lavoro da duemila euro più Iva al mese al figlio del ministro: Luca Lupi, 25 anni, laureato in ingegneria. Proprio i favori al figlio mettono in cattiva luce il padre. Scrive il gip: “Da una conversazione dell’11 febbraio 2014 sembrerebbe che Salvatore Di Gangi (un grande imprenditore della vigilanza privata) e Franco Cavallo debbano pagare al sarto Vincenzo Barbato un vestito destinato ad Emmanuele Forlani della segreteria del Ministero. (..) Il 19 febbraio 2014 Emmanuele Forlani dice a Salvatore Menolascina (consigliere della cooperativa di Cl, La Cascina, che pagava una sorta di stipendio a Cavallo, come faceva anche la società di Perotti, ndr) alla presenza di Cavallo che il vestito “me lo ha regalato zio Frank, zio Stefano e zio Salva” facendo riferimento a Franco Cavallo, a Stefano Perotti e a Salvatore Di Gangi. A specifica domanda di Salvatore Menolascina, Franco Cavallo risponde che il vestito, di alta qualità, fatto a mano e su misura, è costato 700 euro”. I vestiti del sarto Barbato piacevano anche al ministro Lupi, stando a quello che si legge poco dopo: “Da una telefonata del 22 febbraio 2014 emerge che Vincenzo Barbato sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi”. Non è dato capire chi lo abbia pagato. Comunque, secondo il gip, al ministero delle infrastrutture gli abiti non li pagava nessuno: “Franco Cavallo il 3 aprile 2014 si è accordato con Vincenzo Barbato per vedersi di lì a poco a casa sua (in via del Nazareno) per far misurare degli abiti destinati, in base alle altre conversazioni rilevate, a Marco Lezzi e Nicola Bonaduce anch’essi della segreteria del ministro Lupi. Lo stesso Franco Cavallo nel parlare con Marco Lezzi il 3 aprile 2014 gli fa intendere che ha provveduto lui a pagare tutto (‘già fatto tutto … già a posto … capito?’). Dalle intercettazioni del 18 aprile 2014 è emerso che il sarto ha in preparazione dei vestiti anche per Luca Lupi”.   “Non è mio costume,   non ho chiesto nulla”   Il ministro ha replicato ieri: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio Luca che si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor (il cognato di Perotti, Ndr) di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese”. Secondo il gip c’è un altro regalo dei coniugi Perotti “al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: un orologio Rolex del valore di 10.350 euro, che Stefano Perotti fa pervenire a Lupi Luca tramite Franco Cavallo”.   Lupi non sarà indagato nell’indagine del Ros guidato dal generale Mario Parente ma a prescindere dal Rolex, dagli abiti e dal lavoro al figlio, appare come il responsabile politico e morale di questa vicenda. I reati contestati ai suoi amici riguardano una dozzina di grandi opere: dai porti di Trieste e Olbia, ai cantieri Tav e alle autostrade, compresa quella che mai si costruirà in Libia.   L’amico di Lupi, Stefano Perotti, scrive il gip “grazie principalmente ad Ercole Incalza, ha gestito appalti, attraverso gli incarichi di direzione dei lavori per almeno 25 miliardi di euro”. Secondo i pm di Firenze Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini, Perotti però non lavorava davvero quanto avrebbe dovuto. Nel 2011 il presidente del consorzio Nodavia che costruisce il nodo ad Alta Velocità ferroviaria di Firenze, sbotta al telefono: “Perotti, che lo stesso non c’è mai in cantiere e dichiarando, in generale: “loro non hanno mai fatto un cazzo! … alla fine questo non è che sia uno stipendificio dove si piglia i soldi senza fare un cazzo”.  L’avvocato dell’indagato   scrive il discorso di Lupi   Per far capire il rapporto tra Lupi e Incalza il gip riporta due conversazioni telefoniche nella prima Lupi si fa istruire da Incalza prima di un’intervista al Corriere della Sera del dicembre del 2013 sulle cose da dire sulle grandi opere. Dalla seconda si scopre che l’avvocato di Incalza, il bravo Titta Madia, scrive per il ministro la risposta a un’interrogazione parlamentare del M5S su Incalza. Scrive il gip: “Il legame tra Ercole Incalza e Maurizio Lupi ed in generale con il Ncd risulta evidente nel messaggio e nella telefonata (…) nel corso dei quali Ercole Incalza afferma di aver trascorso la notte a redigere il programma di governo che l’Ncd avrebbe dovuto presentare e di essere in attesa del benestare di Alfano e Lupi”. Lupi minaccia di far cadere il Governo per proteggere la Struttura guidata da Incalza. Scrive il Gip: “Lupi – il 16 dicembre 2014 – a fronte della proposta di soppressione di tale struttura o di passaggio della stessa sotto la direzione della Presidenza del Consiglio arriva a minacciare una crisi di governo: “Vado io guarda … siccome su questa cosa … te lo dico già … però io non voglio … cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a cagare! .. cazzo! … ho capito! … ma non possono dire altre robe!… su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura Tecnica di Missione non c’è più il governo! … l’hai capito non l’hanno capito?!”. Quando Lupi, anche grazie alla campagna stampa solitaria del Fatto Quotidiano sulla casa comprata con gli assegni della “cricca” alla figlia di Incalza, è costretto a non rinnovare l’incarico, la Struttura resta sotto il suo controllo grazie alla nomina del fidato Paolo Emilio Signorini, emerso nelle conversazioni intercettate per il Mose. Il 15 febbraio 2015 Lupi chiama Incalza perché il Cipe non ha inserito tra le opere finanziate la statale 106 Ionica e gli dice: “Mi dicono che non possiamo portare la ‘106’ al Cipe perchè ci sono problemi di Via… ma è pensabile? (…) Chiama Signorini e digli di mettere”.   Lupi non può nemmeno giustificarsi con la storiella del “a mia insaputa”. Il ministro delle Infrastrutture sapeva perfettamente chi è Ercole Incalza. Il Fatto (dal febbraio 2014, almeno tre volte anche in prima pagina) ha chiesto a lui e a Matteo Renzi e Raffaele Cantone di intervenire per rimuovere il capo della Struttura tecnica di missione. Allora da Palazzo Chigi arrivò al Fatto una richiesta informale: “Ma questa storia di Lupi e Incalza è seria?”. La nostra risposta fu chiara: “Sì”. Bastava volerla ascoltare.
Da Il Fatto Quotidiano del 17/03/2015.

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