lunedì 16 marzo 2015

IL VUOTO DI SCAMBIO DEL DUO MATTEO-SILVIO

IL VUOTO DI SCAMBIO DEL DUO MATTEO-SILVIO (Furio Colombo).

RenziRenzi corre, ma dove? Il suo è un circo a tre piste. Una è la politica internazionale. Renzi ci deve essere perché l’Italia deve pur comparire.

Sul mondo non ha alcun progetto o disegno, grandioso, mettiamo, come il Jobs Act, e francamente gli interessa poco. Ma quando corre, fra un Consiglio dei ministri che detta “linee guida (due giorni di giornali e di tg) e una conferenza stampa per svergognare le minoranze Pd, ottiene subito “la  copertura”giusta:“Renzi lancia l’allarme: intervenire in Libia prima che Isis vinca”, intitola il Corriere della Sera, 14 marzo. Renzi arriva per tempo, resta un istante (il tempo per parlare, non per ascoltare, non si può fare tutto) e corre nel vuoto. Lo fa con uno stimolo vitale grandioso, ma senza progetti senza un’idea sull’insieme dei fatti più gravi, neanche un esperto del mondo con cui chiacchierare. Certo, siamo parte dell’Unione europea. Nell’Unione europea, ognuno dei membri etuttiinsieme,nonhannovisioni o piani, solo regolamenti. Dunque non è colpa di Renzi se corre nel vuoto. È andata così.
Un’altra pista è l’economia. Qui Renzi sa più cose, ha imparato più cose, gli vengono chieste più cose e deve prendere e portare ogni volta una scusaounrisultato.Diciamoche, visto da fuori, non appare il fenomeno che lui e molti italiani credono che sia. Ma se la cava. Lo aiuta ad apparire un po’ più interessante del medio politico-funzionario europeo l’età e la vitalità.   IL TERZO CERCHIO è “le riforme”, per le quali vale la parola d’ordine “è l’Europa che ce le chiede”. In realtà, l’Europa aspetta risultati (se vuoi, chiamale riforme). L’Italia di Renzi, a confronto con la Grecia, dà qualche soddisfazione ai controllori più esigenti: promette tutto, consegna in parte, ma poi ritorna, volonteroso e di buon umore. Manca sempre qualcosa, ma lui cammina in fretta, si abbottona la giacca e come fate a non credergli senza correre il rischio che faccia subito un’altra conferenza stampa? Come vedete, persino per un non credente,il ritrattono nè così negativo.Possiamo certo dire che abbiamo avuto di peggio. Un problema si vede subito, dietro Renzi e dietro le sue governanti carine. Lui dice alternativamente due frasi allarmanti: “Io sono il futuro” (Matteo, 11-3) e “Io vi porto al futuro” (Matteo, 13-3) che, tradotte, significano: è inutile che vi diate da fare, non avrete altro futuro al di fuori di me. Si capisce la buona educazione religiosa, ma resta un problema più grande. Qual è il futuro di Renzi? Come l’ha disegnato, quando? E perché lui, così incline a comunicarci con enfasi sempre gli stessi pensieri (e qualche minaccia per chi insiste nel restare in politica ma non sta al suo gioco) non ci dice che cosa vede e prevede?In questo vuoto entra il costosissimo ingombro dell’Expo. È un gigantesco fermacarte che non sai dove mettere e perché. Il tempo è sbagliato, l’iniziativa è sbagliata e il senso che queste cose avevano prima della globalizzazione se ne sono andate con il loro dono di rivelazione e scoperta. Questa è una vita segnata dalla conoscenza continuamente aggiornata del resto del mondo, ma anche dalla disuguaglianza divenuta immensa, dall’esclusione dei poveri da qualunque progetto, invenzione o innovazione. Comunque, in piena Expo, barricheremo il mare, abbatteremo i campi rom, e faremo più alte le inferriate dei cosiddetti “Centri di accoglienza” che nessun archistar ha disegnato e che garantiscono una vita d’inferno. Non è uno sgradevole incidente che tanta corruzione abbia gravato finora sulla fantastica e tanto attesa Esposizione Universale, iniziativa insensata e impossibile, nel tempo in cui sono in esposizione e ben visibili a poca distanza, non solo coloro chemuoionoinmareperchésperavano di arrivare in tempo a salvarsi in un mondo senza massacri (padiglione Blocco del Mediterraneo). Ma anche bambini e uomini della costa di fronte, condannati a uccidere o a morire perché tutti vedano (padiglione Califfato). Il progetto, infatti, è il frutto di un vuoto di pensiero che ha fatto spazio alla maniacale ripetizione di gesti ormai insensati (pensate al costo) mentre sempre più adulti, sempre più bambini non riescono a sopravvivere. Però non è del tutto inutile. Dà fiato e spazio e podio al nostro giovane Renzi che, con frequenti, veloci corse sul tappeto mobile ben illuminato di quella esposizione, ci parlerà tutto il tempo della nostra (sua) bravura nel mostrare al mondo questo monumento,finito proprio all’ora giusta “perché le cose, da noi, si fanno bene” (Matteo, 14-3).   RENZI, PERÒ, come i grandi protagonisti del varietà che un tempo ha fatto allegra l’Italia, ha una sua formidabile spalla. Renzi è un Walter Chiari con un indimenticabile Campanini (scusate, parlo per i più anziani). Si chiama Silvio Berlusconi, gli è appena andata bene in un brutto processo di prostituzione minorile (ma sono subito esplose celebrazioni come a un Salvo D’Acquisto liberato appena in tempo, mentre stava offrendo la sua vita per l’Italia). È stato a lungo la controparte politica (ma allora Matteo Renzi non era ancora saltato in scena) del vuoto di futuro di cui era portatore il Pd e i partiti“di sinistra”che lo hanno preceduto. Berlusconi ha saputo tenere testa con il suo profondo vuoto durato (finora) 20 anni , offerto dal partito detto Forza Italia, poi Popolo della libertà e adesso, di nuovo, Forza Italia più schegge.Di quale Italia si parlasse, da una parte e dall’altra, non si è mai saputo, benché sballottata, come adesso, fra spintoni di brutte leggi e profonde,confuse trovate dette “le riforme”. Adesso l’uomo è socio di fatto di una nuova, amebica maggioranza, lui e Matteo. Insieme, protagonista e spalla, spesso con battute non male, si portano via pezzi della Costituzione, senza dare ragioni. E nessuno, grande giornalista o valoroso deputato, osa chiedere che cosa abbiano in mente, dove stiamo andando e perché. È un vuoto di scambio lo stretto patto (ormai senza nome, ma sempre fortissimo) che lega i due. Hanno creato un indecifrabile regime di cui si conosce un solo carattere, non proprio democratico. Siamo un Paese sottovuoto.
Da Il Fatto Quotidiano del 15/03/2015.

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