martedì 24 marzo 2015

Incalza resta in carcere Negati i domiciliari all'ex dirigente dei Lavori Pubblici

da repubblica.it

Incalza resta in carcere

Negati i domiciliari all'ex dirigente dei Lavori Pubblici arrestato nell'inchiesta sulle grandi opere, il gip ritiene che vi siano ancora esigenze cautelari. I difensori valutano ricorso al Riesame. Il legale: "Dimagrito di 7 chili"
Incalza resta in carcere

(ansa)
Resta in carcere Ercole Incalza, l'ex capo struttura di missione del Ministero delle Infrastrutture. Lo ha deciso il gip di Firenze respingendo la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori di Incalza durante l'interrogatorio di garanzia. Incalza è stato arrestato la scorsa settimana nell'indagine sui Grandi Appalti. Il gip Angelo Pezzuti avrebbe riscontrato la permanenza delle esigenze cautelari e dei motivi che hanno portato l'accusa alla scelta dell'arresto.
Incalza è stato arrestato lunedì 16 marzo insieme all'imprenditore Stefano Perotti. Ai domiciliari sono invece finiti il collaboratore di Incalza, Sandro Pacella e un altro imprenditore, Francesco Cavallo.

Il giorno dell'arresto 

Il gip di Firenze deve ancora decidere sulla richiesta di scarcerazione di Perotti.  I difensori di Incalza stanno valutando l'ipotesi di un ricorso al tribunale del riesame. "Rispettiamo la decisione del giudice ma non la condividiamo - ha spiegato l'avvocato Nicola Madia - Riteniamo che non ci fossero sin dall'inizio elementi che giustificassero l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Stiamo parlando di un'accusa di corruzione senza che ci siano i soldi. Inoltre, Incalza ha chiarito qualsiasi dubbio durante l'interrogatorio di garanzia al punto che non ci sono esigenze eccezionali che possano tenere in carcere il nostro assistito, tenuto conto anche della sua età".

La telefonata tra Lupi e Incalza

"E' dimagrito di sette kg" dal 16 marzo scorso, quando venne arrestato e trasferito nel carcere romano di Regina Coeli. "La carcerazione è un trauma, ma nonostante tutto è sereno", dice invece l'avvocato Titta Madia.
"Ha chiesto di poter avere dei libri e mi ha detto: 'avvocato, non si preoccupi per me, sono forte e reggerò questa prova'. Il personale carcerario -aggiunge Madia- ha sempre dimostrato una eccellente professionalità e una grande umanità".
Madia attende ora la decisione sull'istanza di scarcerazione presentata ai giudici. "Penso che una risposta ci sarà già in settimana. La speranza è l'ultima a morire", osserva.

Dossier Il caso Tangenti


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