venerdì 6 marzo 2015

INTERNAZIONALE Tra Putin e Renzi, un caminetto di guerra

da il manifesto
INTERNAZIONALE

Tra Putin e Renzi, un caminetto di guerra

Russia/Italia. Mentre navi e aerei italiani scortano pattuglie Nato nel Baltico e intorno alla Russia, il premier Renzi cerca l’impegno di Putin a sostenere una missione internazionale Onu in Medio oriente capitanata da Roma

Clima cor­diale ma cor­nice quanto meno spi­go­losa per i col­lo­qui di Renzi ieri a Mosca con il pre­mier Dmi­tri Med­ve­dev e il pre­si­dente Vla­di­mir Putin.
Crisi ucraina, san­zioni occi­den­tali, accer­chia­mento mili­tare della Rus­sia da parte della Nato e ten­ta­tivi di desta­bi­liz­zarla con ogni mezzo, come con l’omicidio di Boris Nem­tsov. Si deve sup­porre che la mis­sione di Renzi avesse lo scopo di cer­care di rian­no­dare qual­che filo con il Crem­lino, ora che Mosca appare indi­spen­sa­bile sia sul piano inter­na­zio­nale, sia dal punto di vista eco­no­mico. Si deve anche sup­porre che Renzi dovesse sia con­trat­tare esi­genze spe­ci­fi­ca­mente ita­liane, sia fun­gere in certo qual modo da «apri­pi­sta» — non a caso, Putin ha detto di con­si­de­rare l’Italia «uno dei part­ner pri­vi­le­giati della Rus­sia, nono­stante i com­plessi rap­porti con l’Ue» — per cer­care di rilan­ciare il ruolo dell’Europa, negli ultimi tempi lasciata indie­tro sia dalle spinte aggres­sive sta­tu­ni­tensi, sia dalle mosse dirette di alcuni suoi soggetti.
In ogni caso, gli argo­menti su cui si sono con­cen­trati i col­lo­qui mosco­viti di Renzi, dopo il suo omag­gio al luogo dell’agguato a Boris Nem­tsov, sono spa­ziati dalle crisi inter­na­zio­nali – Ucraina, Libia, Siria — ai rap­porti bila­te­rali, soprat­tutto eco­no­mici. «Il nostro dia­logo poli­tico è sem­pre molto attivo», ha detto Putin a Renzi; «abbiamo cer­ta­mente perso occa­sioni, a causa dei noti avve­ni­menti. Ma in gene­rale e per livello di scambi, l’Italia è al quarto posto tra i part­ner della Russia».
Sul piano inter­na­zio­nale, già durante l’incontro con Med­ve­dev si era par­lato della crisi ucraina, a pro­po­sito della quale Renzi aveva detto che «non esi­ste alter­na­tiva a una solu­zione poli­tica e diplo­ma­tica» e che l’Italia «è dispo­sta a con­di­vi­dere con Kiev la pro­pria espe­rienza in fatto di decen­tra­liz­za­zione». Putin ha ricor­dato che «la situa­zione rimane dif­fi­cile. Ma, almeno, sono ces­sati i com­bat­ti­menti, le per­sone non muo­iono, non si distrug­gono le città. Siamo con­cordi che le parti in con­flitto deb­bano osser­vare gli accordi rag­giunti a Minsk il 12 feb­braio». Ciò veniva detto poco prima che da Kiev giun­gesse la noti­zia del voto della Rada suprema (270 sì, su 450 depu­tati) per l’aumento delle forze armate da 186mila a 250mila, moti­vato dal «carat­tere a lunga durata della minac­cia alla sicu­rezza nazionale».
Ma Renzi e Putin si sono sof­fer­mati soprat­tutto sulla «minac­cia ter­ro­ri­stica nelle aeree del Medio Oriente e del Nord Africa», in par­ti­co­lare per quel che riguarda «il dra­stico peg­gio­ra­mento della situa­zione nelle dirette vici­nanze con l’Italia, cioè in Libia».
Su que­sto tema Mosca si esprime per «la solu­zione paci­fica della crisi libica e sostiene gli sforzi di media­zione dell’Onu» e pare che Renzi abbia otte­nuto da Putin l’impegno a soste­nere, in sede di Con­si­glio di sicu­rezza delle Nazioni Unite, una mis­sione inter­na­zio­nale, di cui Roma si fa pala­dina, soprat­tutto con­si­de­rate le brame ita­liane in fatto di con­trollo delle risorse petro­li­fere libi­che, dopo la fine, lo scorso dicem­bre, del pro­getto «South stream», i cui due prin­ci­pali inve­sti­tori erano, per l’appunto, Eni e Gazprom.
Ma se i col­lo­qui tra i lea­der di Ita­lia e Rus­sia sono stati cor­diali e, sem­bra, anche frut­tuosi, i con­torni non sono certo dei più distesi, con la Nato che inten­si­fica sem­pre più la pro­pria pre­senza ai con­fini con la Rus­sia. A nord, pro­prio ieri cac­cia ita­liani Typhoon “scor­ta­vano” un aereo mili­tare russo Il-20 sul Bal­tico, come era già acca­duto due volte la scorsa settimana.
Quat­tro cac­cia ita­liani sono dislo­cati dallo scorso gen­naio in Litua­nia e fanno parte della pat­tu­glia Nato che dal 2004 con­trolla i cieli al con­fine con la Rus­sia. A sud, mer­co­ledì, sei navi da guerra Nato (tra cui la fre­gata lan­cia­mis­sili ita­liana Ali­seo) erano entrate nel mar Nero, ovvia­mente «su invito dei governi turco, bul­garo e rumeno» per mano­vre con­giunte, come ha detto il vice-ammiraglio sta­tu­ni­tense Brad Williamson.

Mano­vre che Mosca non poteva non con­si­de­rare «una minac­cia», tanto da farle seguire da pro­pri cac­cia Su-30 e bom­bar­dieri Su-24. A occi­dente, sono arri­vati ieri nella regione ucraina di Lvov 300 istrut­tori mili­tari ame­ri­cani della 173° bri­gata avio­tra­spor­tata di stanza in Ita­lia, dopo che alla vigi­lia, Vic­to­ria Nuland (quella che a Maj­dan augurò un «vaffa» alla Ue) aveva discusso al Con­gresso Usa la que­stione dell’invio di armi a Kiev. Aerei e navi ita­liane; sol­dati Usa dall’Italia: ma Renzi avrà par­lato di pace con Putin?
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