venerdì 6 marzo 2015

ITALIA Cinquanta piazze contro le mafie

da il manifesto
ITALIA

Cinquanta piazze contro le mafie

Roma. Oggi e domani la manifestazione «Spiazziamoli», una risposta a «Mafia Capitale»

 La stra­te­gia è duplice: la scelta del silen­zio pru­dente o con­ve­niente o la deru­bri­ca­zione a «casi iso­lati» con annesso lo svel­to­lio di pre­sunti «anti­corpi» per resi­stere. Nella sto­ria d’Italia – dalla Sici­lia alla Lom­bar­dia, dalla Cala­bria all’Emilia Roma­gna – su mafie e cor­ru­zione è sem­pre stato così. Ed è sem­pre stato un fal­li­mento, come cer­ti­fi­cano i fatti che tutti abbiamo sotto gli occhi.
A Roma sta acca­dendo la stessa cosa, segno che l’esperienza inse­gna sol­tanto nei pro­verbi. Nelle ultime 72 ore il Ros è tor­nato den­tro il Cam­pi­do­glio, sono scat­tati nuovi arre­sti per maz­zette e sono stati risolti tre omi­cidi com­piuti «con metodo mafioso». Fatti che si aggiun­gono a con­danne e inchie­ste (su ‘ndran­gheta, camorra e mafia capi­tale) che descri­vono un qua­dro cri­mi­nale pesante e un sistema poli­tico, eco­no­mico e sociale fra­gile e pene­tra­bile quando non com­pro­messo. Non sup­po­si­zioni, ma cir­co­stanze che la magi­stra­tura sta rico­struendo pezzo per pezzo davanti a una città che alterna l’indifferenza al timore di cono­scere la verità su se stessa. Non con­get­ture, ma assenza di ser­vizi, ten­sioni sociali e diritti negati a tutto danno dei romani.
Di fronte a que­sta situa­zione, le classi diri­genti dif­fuse sem­pre in ritardo rispetto ai magi­strati, inca­paci – evi­den­te­mente — di leg­gere i pro­cessi, incre­dule (o forse spa­ven­tate) di fronte al radi­ca­mento delle mafie hanno scelto – certo, con sfu­ma­ture diverse – il basso pro­filo. Per­ché se è vero che non biso­gna gene­ra­liz­zare né cedere all’ottuso giu­sti­zia­li­smo, è altret­tanto vero che nes­suno (le ecce­zioni si con­tano sulle dita di una mano) ha fatto dell’antimafia un punto di osser­va­zione della realtà, un punto vista per svol­gere la pro­pria azione pub­blica. Per con­ve­nienza o forse per­ché con­vinto che di mafia si deb­bano occu­pare gli «spe­cia­li­sti» e non tutti coloro che lavo­rano per il fun­zio­na­mento demo­cra­tico del Paese. Per sco­prirlo, basti met­tere in fila le dichia­ra­zioni sulle «mele marce», la dele­git­ti­ma­zione dei magi­strati, il ripo­si­zio­na­mento oppor­tu­ni­stico di pezzi di poli­tica e società, l’invocazione della magi­stra­tura o dell’Autorità anti­cor­ru­zione come pana­cea di tutti i mali, certi eventi pastic­ciati che ci sono stati pro­pi­nati. Anche lo shock pro­vo­cato dall’inchiesta «Mondo di mezzo» insomma è stato un’occasione sprecata.
Dai cit­ta­dini, come spesso accade più avanti delle classi diri­genti, in que­ste ore arriva un’altra oppor­tu­nità. Oggi e domani la Capi­tale ospi­terà infatti «Spiaz­zia­moli – 50 piazze con­tro le mafie», la più grande e par­te­ci­pata rispo­sta a Mafia Capi­tale, un grande espe­ri­mento di demo­cra­zia (sem­pre «detta», mai pro­mossa e pra­ti­cata). La grande par­te­ci­pa­zione di que­sti due giorni – per una volta non esi­stono ade­sioni for­mali, chi ha ade­rito ha orga­niz­zato un evento – con oltre 100 asso­cia­zioni e comi­tati che si sono messi in moto — dal cen­tro alla peri­fe­ria, in tutti i muni­cipi — dimo­stra che esi­ste un pezzo impor­tante di città con­sa­pe­vole del radi­ca­mento delle mafie e del con­senso sociale di cui godono anche in set­tori inso­spet­ta­bili, del loro impatto sull’economia e il sociale e che di fronte a tutto que­sto ha deciso di met­tersi in gioco.
Cia­scuno con la pro­pria sen­si­bi­lità e il pro­prio lin­guag­gio: in due giorni ci saranno assem­blee e per­for­mance, bici­clet­tate e cam­mi­nate, sport e tea­tro, gio­chi di piazza e pro­ie­zioni cine­ma­to­gra­fi­che. Sarà una presa di parola col­let­tiva, una gior­nata di pro­te­sta e di festa. Sarà anche la spe­ri­men­ta­zione di un nuovo modello di anti­ma­fia popo­lare e diffusa.
In una fase sto­rica e poli­tica di tran­si­zione, di crisi eco­no­mica e sociale, le cit­ta­dine e i cit­ta­dini, le asso­cia­zioni che hanno pro­mosso «Spiaz­zia­moli» avviano una grande discus­sione pub­blica e senza sconti sull’economia, il sociale e la poli­tica. Sulla città e il suo futuro. Sul Paese. Una discus­sione neces­sa­ria a cui le isti­tu­zioni e i par­titi, il mondo dell’impresa e delle pro­fes­sioni, il mondo del lavoro non pos­sono più sottrarsi.

Una prima sede pos­si­bile? Con­si­gli sulle mafie – a tutti i livelli — aperti a cit­ta­dini e asso­cia­zioni. Sem­pre evo­cati, mai cele­brati. Come inse­gnava Paolo Bor­sel­lino, per com­bat­tere (e final­mente scon­fig­gere) la mafia biso­gna cono­scerle e comin­ciare a par­larne. I cit­ta­dini hanno ini­ziato a fare la pro­pria parte. E non faranno più passi indie­tro.
Su www
.spiazziamoli.it l’elenco di tutte le ini­zia­tive orga­niz­zate a Roma

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