sabato 7 marzo 2015

ITALIA Frontex le spara grosse

da il manifesto

Frontex le spara grosse

Migranti. «Un milione di migranti pronti ad attraversare il Mediterraneo». Il direttore esecutivo dell’agenzia europea dipinge scenari catastrofici e chiede maggiori finanziamenti. Gentiloni: «Allarmismo inutile, piuttosto collabori»
Cin­que­cen­to­mila. Di più: un milione di per­sone pronte ad attra­ver­sare il Medi­ter­ra­neo per river­sarsi sulle coste ita­liane e poi da lì in tutta Europa. E’ un vero esodo quello dipinto ieri dal diret­tore ese­cu­tivo di Fron­tex Fabrice Leg­geri, che basa la sua ana­lisi sull’aggravarsi della crisi libica. Al di là di que­sto, però, le parole di Leg­geri non sem­brano essere suf­fra­gate da nes­suna prova con­creta che dimo­stri la pre­sunta immi­nente inva­sione, men­tre si pre­stano bene alle spe­cu­la­zioni di quanti appro­fit­tano del dramma in corso da anni sull’altra sponda del Medi­ter­ra­neo per costruire con­sensi elet­to­rali. Al punto che anche il mini­stro degli esteri Paolo Gen­ti­loni sente il biso­gno di richia­mare all’ordine il diri­gente dell’agenzia euro­pea per il con­trollo delle fron­tiere. «Non serve sol­le­vare allarmi e allar­mi­smi — dice da Riga, in Let­to­nia, dove si trova per un con­si­glio degli esteri infor­male – si tratta di impe­gnarsi di più, noi ita­liani e l’Europa, per fron­teg­giare il feno­meno delle migra­zioni. Quello che chie­diamo a Fron­tex è mag­giore collaborazione».
Di certo c’è che le parole di Leg­geri arri­vano con un tem­pi­smo per­fetto. Il diret­tore ese­cu­tivo dell’agenzia euro­pea parla con l’Ansa pro­prio quando a Bru­xel­les si sta pen­sando a come rimo­del­lare Tri­ton, la mis­sione euro­pea che dipende da Fron­tex e sulla quale pio­vono ormai cri­ti­che da tutte le parti. Ecco allora agi­tarsi gli sce­nari di un’improbabile fuga in massa dall’Africa: «Nel 2015 dob­biamo essere pre­pa­rati ad affron­tare una situa­zione più dif­fi­cile dello scorso anno. A seconda delle fonti ci viene segna­lato che ci sono tra i 500 mila e un milione di migranti pronti a par­tire dalla Libia», spiega Leg­geri, che risponde anche a quanti accu­sano Tri­ton di non effet­tuare abba­stanza sal­va­taggi in mare. «L’operazione Tri­ton è sotto la catena di comando ita­liana — pro­se­gue — men­tre la ricerca e il sal­va­tag­gio in mare rien­trano invece sotto la com­pe­tenza di una diversa catena di comando. Ma se c’è biso­gno di fare soc­corso in mare, i due comandi si par­lano e Tri­ton inter­rompe le ope­ra­zioni di con­trollo delle fron­tiere e rende dispo­ni­bili i mezzi di Fron­tex per la ricerca e il sal­va­tag­gio fino a quando c’è neces­sità. Dal primo novem­bre un terzo delle vite sono state sal­vate pro­prio gra­zie al nostro contributo».
Il fatto è che oggi a spin­gersi fin quasi davanti alle coste libiin aiuto dei migranti sono soprat­tutto le moto­ve­dette della Guar­dia costiera ita­liana, men­tre Tri­ton ferma le sue navi a 30 miglia dalle nostre coste, limite con­si­de­rato come con­fine euro­peo. Ed è da lì che par­tono in soc­corso dei migranti, allun­gando note­vol­mente i tempi dell’intervento.
Non è un mistero che la crisi siriana prima e quella libica poi, per­di­più con l’avanzata dell’Isis, abbiano pro­vo­cato flussi ingenti di uomini, donne e bam­bini in fuga. Si tratta però per la stra­grande mag­gio­ranza dei casi di pro­fu­ghi accam­pati nei Paesi con­fi­nanti e pronti a rien­trare nelle pro­prie case se e quando sarà pos­si­bile. Anche se non ci sono cifre uffi­ciali, solo una pic­cola parte di que­sti prova ad attra­ver­sare il Canale di Sici­lia. Si tratta pre­va­len­te­mente di siriani, etiopi, eri­trei e somali, ai quali da poco tempo si sono aggiunti anche libici, che i traf­fi­canti di uomini costrin­gono spesso con la forza a salire su imbar­ca­zioni sem­pre più vec­chie e fati­scenti. Per que­sto è fon­da­men­tale riu­scire a soc­cor­rerli il più vicino pos­si­bile al punto dal quale par­tono. Come faceva ieri Mare nostrum e come fa oggi la Capi­ta­ne­ria di porto. E come si vor­rebbe facesse anche Tri­ton. Nei giorni scorsi a Bru­xel­les, durante i lavori della com­mis­sione euro­pea dedi­cati all’immigrazione in seguito agli ultimi nau­fragi, si è ragio­nato pro­prio su que­sta pos­si­bi­lità, pur restando sem­pre nell’ambiguità se la mis­sione euro­pea debba occu­parsi più di migranti o del con­trollo delle fron­tiere. In ogni caso si è chie­sto ai Paesi mem­bri mag­giori finan­zia­menti da desti­nare a Fron­tex, richie­sta avan­zata ieri anche da Leg­geri: «Se si vuole che Fron­tex fac­cia più ope­ra­zioni — ha detto — abbiamo biso­gno di risorse e staff e dell’impegno degli Stati mem­bri a ren­dere dispo­ni­bili i loro mezzi».

Scon­tate le rea­zioni della destra alle dichia­ra­zioni del diret­tore di Fron­tex. Per il leghi­sta Mario Bor­ghe­zio saremmo ormai «alla vigi­lia di sbar­chi di migliaia, forse milioni di dere­litti», men­tre Gior­gia Meloni, di Fra­telli d’Italia, si chiede se «Renzi farà con­ti­nuerà a far finta di niente» e «liqui­derà l’allarme di Fron­tex come dema­go­gia e popu­li­smo». Sul fronte oppo­sto si pone invece l’accento sui peri­coli creati da certi annunci. «Fron­tex mi pare che si stia distin­guendo per rin­cor­rere i leghi­sti ita­liani a chi la spara più grossa» è il com­mento del vice­pre­si­dente dell’Arci, Filippo Mira­glia. E Chri­sto­pher Hein, diret­tore del Con­si­glio ita­liano rifu­giati, lan­cia un invito a Leg­geri: «Anzi­ché dif­fon­dere cifre allar­mi­sti­che — dice — biso­gna pen­sare a dei canali uma­ni­tari per assi­cu­rare a chi si trova ad affron­tare il Medi­ter­ra­neo un arrivo in con­di­zioni di sicurezza».

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