sabato 7 marzo 2015

ITALIA «Un esodo? Molto difficile che ci sia, piuttosto aumentiamo i salvataggi»

da il manifesto
ITALIA

«Un esodo? Molto difficile che ci sia, piuttosto aumentiamo i salvataggi»

Intervista. Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni

Fla­vio Di Gia­como è il por­ta­voce dell’Oim-Italia, l’Organizzazione inter­na­zio­nale per le migra­zioni.
Le sem­bra rea­li­stico l’allarme di Fron­tex?
Sin­ce­ra­mente pare poco plau­si­bile par­lare di 500 mila, 1 milione di per­sone in arrivo in Ita­lia. Sap­piamo che in Libia ci sono sicu­ra­mente decine di migliaia di per­sone, stando anche ai rac­conti dei migranti, però biso­gna distin­guere tra chi si trova in Libia per­ché già voleva venire in Europa e chi invece si tro­vava in Libia per­ché lavo­rava lì. Stra­nieri che ora vogliono lasciare la Libia per motivi di sicu­rezza e tor­nare al pro­prio Paese. Per esem­pio l’Egitto sta già orga­niz­zando delle eva­cua­zioni. Come è suc­cesso nel 2011. Que­sta è una situa­zione ine­dita fino a un certo punto: anche nel 2011 si era par­lato dell’arrivo di cen­ti­naia di migliaia di per­sone, ma alla fine ne sono sbar­cate in tutto 60 mila, tra pri­ma­vera araba e guerra in Libia.
Negli ultimi tempi la situa­zione dei migranti in Libia è ulte­rior­mente peg­gio­rata.
I migranti con cui par­liamo ci rac­con­tano di una situa­zione estre­ma­mente peri­co­losa. Sap­piamo che spesso quando lavo­rano non sono pagati o sono pagati per metà della cifra pat­tuita e se pro­te­stano pos­sono essere pic­chiati, oppure pos­sono essere rapiti da vari gruppi, bande che poi chie­dono il riscatto ai fami­liari. Diciamo che i migranti, soprat­tutto quelli di ori­gine sub­sa­ha­riana, hanno paura ad andare in giro per strada in que­sto momento. Que­sto però suc­cede da mesi. Il famoso aumento di sbar­chi dell’anno scorso, quando sono arri­vati 170 mila pro­fu­ghi, è stato cau­sato non — come si è detto — per­ché c’era Mare nostrum che faceva da ele­mento di attra­zione, bensì dalle due grandi crisi inter­na­zio­nali, la Libia e la Siria. Ora se vediamo le cifre degli arrivi di que­sti ultimi anni, che hanno toc­cato un picco durante la crisi del 2011 e poi un super­picco l’anno scorso, obiet­ti­va­mente pare dif­fi­cile imma­gi­nare che le cifre fatte da Fron­tex pos­sano essere dav­vero rea­li­sti­che. Anche per­ché dal punto di vista sem­pli­ce­mente ope­ra­tivo è anche dif­fi­cile tro­vare le imbar­ca­zioni suf­fi­cienti per por­tare 500 mila, un milione di per­sone da noi. Ten­den­zial­mente il flusso resterà alto, que­sto non pos­siamo negarlo, però pare dav­vero molto poco plau­si­bile che si possa par­lare di un esodo di que­sto genere. Piut­to­sto è pos­si­bile che si passi da una situa­zione di migranti in fuga da una crisi, a una di migranti bloc­cati dalla crisi, per­sone che avranno pro­ba­bil­mente voglia di tor­nare a casa loro. Pro­ba­bil­mente ci saranno delle eva­cua­zioni orga­niz­zate dai Paesi di ori­gine che vor­ranno aiu­tare i pro­pri connazionali,
Già adesso la ten­denza degli arrivi è in aumento. Se con­ti­nua così nel 2015 supe­re­remo i 170 mila dell’anno scorso.
E’ una situa­zione abba­stanza ine­dita. E biso­gna vedere cosa acca­drà. Adesso i migranti rie­scono a par­tire, se la situa­zione dei com­bat­ti­menti dovesse peg­gio­rare può anche darsi che non rie­scano nean­che a met­tere più il naso fuori da casa per­ché troppo peri­co­loso. Mi ricordo che nel 2011 nei momenti in cui si com­bat­teva di più le par­tenze si erano fer­mate. Ci sono vari sce­nari di fronte ai quali dob­biamo pre­pa­rarci. Però se vediamo i flussi come sono adesso e come stanno pro­ce­dendo rispetto all’anno scorso, sicu­ra­mente c’è un aumento che può essere quan­ti­fi­cato intorno al 30–40%. Ma ripeto, da lì a dire che si arri­verà alle cifre fatte da Fron­tex mi pare un po’ troppo.
Da set­ti­mane si parla di un ripen­sa­mento di Tri­ton, ma resta sem­pre l’ambiguità se farne più una copia di Mare nostrum, e quindi inten­si­fi­care i sal­va­taggi, oppure pun­tare ancora sul con­trollo delle fron­tiere. Nel frat­tempo Fron­tex chiede mag­giori finan­zia­menti.
Noi pen­siamo che la prio­rità sia quella di sal­vare vite umane, quindi sarebbe impor­tante foca­liz­zare l’attenzione innanzi tutto sulla ricerca e il soc­corso in mare prima che sul bor­der con­trol, natu­ral­mente senza dimen­ti­care che le esi­genze di sicu­rezza vanno sem­pre tenute in con­si­de­ra­zione. Però la prin­ci­pale urgenza è quella di sal­vare vite. L’anno scorso sono morte 3.200 per­sone e quest’anno in soli due mesi siamo già oltre le 400. Sono tan­tis­sime, è un’ecatombe. Quindi sicu­ra­mente biso­gne­rebbe ampliare geo­gra­fi­ca­mente il rag­gio di azione dei mec­ca­ni­smi di ricerca e soc­corso in alto mare, per­ché così come sono non va bene. Biso­gna soc­cor­rere le per­sone ben oltre le 30 miglia marine, limite entro il quale oggi si ferma Tri­ton. Il Medi­ter­ra­neo va pat­tu­gliato in acque inter­na­zio­nali molto più lon­tane dalle coste ita­liane e più vicine a quelle libiche.

E’ d’accordo anche lei che Tri­ton ha fal­lito?
No per­ché comun­que è stata una dimo­stra­zione di soli­da­rietà euro­pea che man­cava. Sicu­ra­mente va riag­giu­stata secondo quelle che sono le esi­genze pra­ti­che che si stanno dimo­strando in que­sto momento.

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