lunedì 30 marzo 2015

Italiani più malati e meno assistiti per la crisi, ma ultracentenari sono raddoppiati in 10 anni

da repubblica.it

Italiani più malati e meno assistiti per la crisi, ma ultracentenari sono raddoppiati in 10 anni

Presentato il Rapporto Osservasalute 2014 che rimarca il peso delle difficoltà economiche sulle malattie e sull'assistenza sanitaria. Le strutture pubbliche nel guado tra innovazione e tagli delle risorse. Al Sud viene sostituito solo un quarto dei dipendenti che vanno in pensione
Italiani più malati e meno assistiti per la crisi, ma ultracentenari sono raddoppiati in 10 anni
In Italia gli ultracentenari sono più che raddoppiati tra il 2002 e il 2013 
La salute degli italiani è sempre più a rischio a causa della "precarietà economica che, divenuta ormai una condizione strutturale del Paese, incide sia sull'offerta dei servizi, sempre più sotto l'attacco della spending review, sia sul benessere psicofisico dell'individuo". E' quanto emerge dalla dodicesima edizione del Rapporto Osservasalute (2014), l'analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, presentata oggi a Roma all'università Cattolica. La ricerca è stata pubblicata dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato da Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell'università Cattolica - Policlinico Gemelli di Roma.

La situazione di difficoltà legata alla crisi ed ai tagli di risorse e servizi sanitari influisce particolarmente nell'aumento dei casi di tumori prevenibili: tra le donne, ad esempio, i nuovi casi di tumore al polmone, tra il 2003 e il 2013, sono aumentati del 17,7%, così come quello alla mammella che registra un incremento del 10,5%. Tra gli uomini l'incidenza del tumore al colon retto, nello stesso periodo, è aumentata del 6,5%. Mentre gli stili di vita sbagliati fanno aumentare il numero di italiani in sovrappeso, con il 45,8% degli over 18 in eccesso ponderale.

A fare le spese di questo peggioramento del quadro epidemiologico sono soprattutto le regioni del Mezzogiorno. "Il deficit di risorse destinate alla prevenzione rischia di far vacillare la salute degli italiani - si legge nel Rapporto - già sotto l'attacco della congiuntura economica negativa che sta colpendo ormai da anni anche il nostro paese: la precarietà che sta ormai divenendo una condizione strutturale mette a rischio la tenuta dei servizi sanitari offerti ai cittadini e anche la salute reale e percepita degli individui (sempre più numerosi sono gli studi che dimostrano ad esempio che essere lavoratori precari mina il benessere psicofisico della persona)".

Per il Rapporto 2014, i punti deboli della salute degli italiani sono sempre gli stessi, a partire dai cattivi stili di vita che restano tali o persino, a causa della crisi, peggiorano. "Un dato esemplificativo tra tutti - si legge -, la sedentarietà che aumenta in maniera significativa per entrambi i generi: da 34,6% a 36,2% negli uomini e da 43,5% a 45,8% nelle donne. E' però sempre più urgente incentivare l'offerta di servizi di prevenzione e di politiche socio-sanitarie ad hoc che riducano la probabilità dei cittadini di ammalarsi e fronteggino i bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana, con l'insorgenza sempre maggiore di più malattie croniche (comorbilità) nello stesso individuo".

Ultracentenari raddoppiano - L'innalzarsi della vita media è testimoniato dai dati del decennio 2002-2013: gli ultracentenari sono più che raddoppiati, passando da poco più di 6.100 nel 2002 a oltre 16.390 nel 2013. Se si considera il solo contingente femminile, negli stessi anni si è passati da 1,8 a 4,4 ultracentenarie ogni 10mila residenti. Gli ultracentenari uomini sono passati da 0,4 a 1,0 sempre ogni 10mila residenti. Nell'ultimo anno di calendario (2014), inoltre, considerando sia gli uomini che le donne, si è registrato un incremento di ben 1.361 unità, pari a più del 9%. "I giovani anziani (ossia i 65-74enni) - si legge nel rapporto - sono oltre 6 milioni, pari al 10,6% della popolazione residente. I valori regionali variano da un minimo dell'8,9% della Campania a un massimo di 13,1% della Liguria. Gli "anziani" (75-84 anni) sono più di 4 milioni e rappresentano ben il 7,6% del totale della popolazione ma, anche in questo caso, è possibile notare differenze geografiche". La popolazione dei "grandi vecchi" è pari a oltre 1 milione e 700 mila unita, pari al 3,0% del totale della popolazione residente: anche tale indicatore mostra i valori maggiori in Liguria (4,4%) e quelli inferiori in Campania (2,1%).

Abuso antidepressivi - Del 2014 esiste anche un altro, quello sull'aumento del consumo di antidepressivi e del numero dei suicidi. Nel 2013 si è registrato un incremento del consumo di farmaci antidressivi, i cui valori erano invece rimasti stabili nei due anni precedenti. Il rapporto Osservasalute ne attribuisce la causa a più fattori: la riduzione della stigmatizzazione delle problematiche depressive, l'aumento dell'attenzione del medico di famiglia e l'arricchimento della classe farmacologica di nuovi principi attivi utilizzati anche per il controllo di disturbi psichiatrici non strettamente depressivi (ad esempio disturbi d'ansia).
Per quanto riguarda i suicidi, nel 78,7% dei casi il suicida e un uomo. La mortalità per suicidio aumenta al crescere dell'età. Per gli uomini vi è un aumento esponenziale dopo i 65 anni ed il tasso raggiunge il suo massimo nelle classi di età più anziane (21,6 per 100mila nella classe di età 75-79 anni; 29,3 per 100mila per la classe di età 80-84 anni; 35,0 per 100mila nella classe degli over-85). Per le donne, invece, la mortalità per suicidio raggiunge il suo massimo nella classe di età 70-74 anni (4,7 per 100.000), dopo di che tende a ridursi lievemente nelle classi di età più anziane.

Sanità pubblica tra innovazione e tagli - Il servizio sanitario nazionale è alle prese con una rivoluzione a due facce destinata a cambiare presto la sanità pubblica. Da un lato, il percorso di innovazione e digitalizzazione dei servizi; dall'altro, la riduzione generale dei costi e del personale. Guardando al processo di modernizzazione delle Asl, il Rapporto ha preso in considerazione l'utilizzo di internet per la comunicazione e i servizi per il cittadini. I dati rilevano che le Asl che nel 2014 avevano già attivato almeno un canale web 2.0 sono 80 su 143, il 55,9% contro il 32% dell'anno prima. Nel nord-ovest è la Lombardia a registrare il dato più significativo (73,3%); nel nord-est, al di là della provincia autonoma di Bolzano, è l'Emilia Romagna a registrare il dato più rilevante (72,7%). Per quanto riguarda il centro, rispetto al 2013 migliorano i dati di Umbria (in cui ora entrambe le asl usano almeno un canale web 2.0) e Toscana (ora al 50,0%, anche se ancora al di sotto del valore nazionale), mentre si confermano i dati delle Marche e del Lazio (rispettivamente, 100% e 41,7%). Al sud e nelle Isole si osserva un deciso miglioramento in Basilicata (100%), Puglia (66,7%), Calabria (60,0%), Campania (57,1%) e Sicilia (44,4%); Abruzzo e Sardegna si sono mantenuti allo stesso livello dell'analisi precedente (50,0% e 25,0%, rispettivamente).

Emorragia di personale -  L'altra grande modificazione in corso nel Servizio Sanitario Nazionale è l'emorragia dei dipendenti conseguente alla riduzione delle risorse. A livello nazionale i dati mostrano come il tasso di compensazione del turnover negli ultimi 4 anni sia sempre stato inferiore a 100. Analizzando il trend 2009-2012, tale tasso è arrivato a segnare 68,9 punti percentuali nel 2012, circa 10 punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente (78,2% nel 2011). Anche qui, la realtà cambia da regione a regione e solo Val D'Aosta e Trentino-Alto Adige, nel 2012, hanno completamente rimpiazzato i dipendenti usciti per limite d'età. In generale il divario Nord-Sud ed Isole è meno marcato rispetto agli anni precedenti. "Particolarmente critica - si legge però nel rapporto - è la situazione di Lazio, Puglia, Campania, Molise e Calabria che mostrano tutte valori inferiori al 25%". Il sistema, spiegano gli autori del Rapporto, sconta una diminuzione delle risorse: "Nel 2013 - scrivono - la spesa sanitaria pubblica pro capite è di 1.816 euro. Tale valore del 2013 è il risultato di un trend in diminuzione della spesa sanitaria nazionale che si riduce del 2,36% fra il 2010 e il 2013 con un tasso medio annuo composto di -0,79% e con un decremento dell'1,50% solo nell'ultimo anno".

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