lunedì 23 marzo 2015

Italicum, alla minoranza Pd piace il teatro dell’assurdo

Vis Politica

Italicum, alla minoranza Pd piace il teatro dell’assurdo

I grandi combattimenti in difesa della Costituzione sono accompagnati dalla dichiarazione di sostanziale condivisione di una legge elettorale che rappresenta un unicum mondiale  DI MICHELE PROSPERO
di Michele Prospero
Vis politica, di Michele Prospero
Il governo incassa il voto favorevole della Camera per le riforme costituzionali nell’impotenza dell’opposizione. Dopo la precipitosa fuga dal campo di battaglia, al primo alzarsi delle polveri, la minoranza del Pd dà l’appuntamento alla prossima votazione significativa. Quella per l’Italicum, quando l’animo combattivo diventerà più gagliardo perché in gioco saranno degli equilibri costituzionali e allora, minaccia Bersani, “noi punteremo il chiodo”.

Il senatore Gotor spiega intanto il senso storico-culturale della guerra finale prenotata contro il costituente di Rignano e a difesa della Carta. “L’Italicum – nota – ha due aspetti positivi: la governabilità, garantita dal ballottaggio, e la rappresentatività, garantita dalla soglia di sbarramento, che è stata abbassata al 3 per cento”. Cioè: i grandi combattimenti in difesa della Costituzione sono accompagnati dalla dichiarazione di una sostanziale condivisione della legge elettorale. Più che a una battaglia, somiglia al teatro dell’assurdo.

Con le correzioni marginali suggerite dalla minoranza Pd, la legge disegnata da Renzi non migliora in alcun modo (se non per l’ampliamento del voto di preferenza) e, soprattutto, non perde i caratteri che la rendono un unicum mondiale, tendenzialmente incostituzionale. Il controllo preventivo di costituzionalità affidato alla Consulta è stato intanto rigettato dalla Corte, che lo ritiene inopportuno. Questo pronunciamento complica i piani renziani, perché la legge dovrà tornare alla Camera depurata dalla svista dilettantesca.

Non appagato dalle correzioni inutili, Gotor annuncia un nuovo emendamento che consenta gli apparentamenti tra il primo e il secondo turno. Detto diversamente: la minoranza Pd vuole la stessa legge vigente nelle consultazioni comunali per l’elezione diretta dei sindaci e rimprovera l’aspirante sindaco d’Italia di non essere del tutto coerente con la sua bella filosofia. Imbarazzante.

Il problema dell’Italicum è però proprio nella sua logica premiale e nella pretesa che obbligatoria risulti dalle urne una lista vittoriosa. Questo solo espediente rende illogica la previsione di uno sbarramento del 3 per cento, perché la governabilità è garantita coercitivamente e a nulla serve bloccare la rappresentanza. In questo rigido meccanismo premiale (senza peraltro alcuna previsione di un numero minimo di voti per i protagonisti del ballottaggio) risiede il presidenzialismo di fatto che altera equilibri costituzionali, non nella mancanza di un più ampio voto di preferenza.

Il ballottaggio tra liste è il vero macigno da rimuovere, e invece la minoranza del Pd lo declina come una grande acquisizione positiva. Con le confuse idee istituzionali di questi suoi oppositori immaginari, intenti nel fissare chiodi con martelli di gomma, Renzi godrà indisturbato una splendida rendita di potere.

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