domenica 29 marzo 2015

Italicum, Renzi richiama la minoranza Pd

da il manifesto
POLITICA

Italicum, Renzi richiama la minoranza Pd

Legge elettorale. Lunedì la riunione della direzione Pd sulle riforme. Guerini: siamo al termine del percorso. Fassina: un'inutile prova muscolare

Matteo Renzi
Domani la dire­zione del Pd si occu­perà della legge elet­to­rale, quat­tro set­ti­mane dopo — se non dovesse essere modi­fi­cato il pro­gramma di Mon­te­ci­to­rio — l’aula della camera dovrebbe comin­ciare a votare l’Italicum. Che, appro­vato senza modi­fi­che, diven­te­rebbe legge (per quanto appli­ca­bile dalla seconda metà del 2016). Il pas­sag­gio interno al par­tito demo­cra­tico è stato pre­vi­sto da Renzi come prova di forza per bloc­care sul nascere i ten­ta­tivi di aggiu­sta­menti da parte delle mino­ranze interne. Mino­ranze che sono assai divise e che dun­que, imma­gina il pre­si­dente del Con­si­glio, non riu­sci­ranno a far pas­sare in dire­zione quella pro­po­sta di «coor­di­na­mento» tra legge elet­to­rale e riforma costi­tu­zio­nale che è diven­tata l’ultima trin­cea dei bersaniani.
E allora dalla riu­nione di domani al Naza­reno non è lecito atten­dersi nulla di nuovo rispetto a pre­ce­denti e simili appun­ta­menti. Se non forse qual­che defe­zione in più tra gli anti ren­ziani, che potreb­bero deci­dere di non pre­sen­tarsi nem­meno al cospetto del segre­ta­rio. «Con­si­glio a tutte le mino­ranze di far fare a Renzi il cento per cento, la legge se la voti lui e la sua mag­gio­ranza», dice Pippo Civati. Men­tre Ste­fano Fas­sina parla di un’«ennesima e inu­tile prova musco­lare, un’occasione persa per una discus­sione vera. La dire­zione quest’anno non ha avuto il minimo dub­bio» sulle pro­po­ste del premier.
Se ci sarà sor­presa, allora, sarà solo per­ché Renzi potrebbe per­sino stra­vin­cere, dal momento che l’ala mor­bida dei ber­sa­niani è ben avviata a rimet­tersi in riga. Da qual­che giorno il capo­gruppo dei depu­tati Roberto Spe­ranza non perde occa­sione per spie­gare che il voto sulla legge elet­to­rale è poli­tico e non può essere com­preso tra i casi di coscienza, che è come dire che da quella parte non arri­ve­ranno nean­che sta­volta voti in dis­senso. Ieri il pre­si­dente della com­mis­sione lavoro Cesare Damiano si è spinto a pre­ve­dere che «si può tro­vare un accordo, come ha detto Debora Ser­rac­chiani». Il pro­blema è che la vice segre­ta­ria del Pd ha spie­gato che l’accordo ci sarà per­ché la mag­gio­ranza ha già «ascol­tato tante richie­ste e il testo dell’Italicum è il frutto del lavoro che abbiamo fatto insieme in que­sti mesi». Stessa idea dell’altro vice Lorenzo Gue­rini: «Siamo al ter­mine di un per­corso che ha visto un dibat­tito molto ampio nel partito».

A que­sto punto lo spa­zio per venire incon­tro ai ber­sa­niani che chie­dono di aumen­tare la per­cen­tuale degli eletti con le pre­fe­renze non c’è. Anche per­ché in caso di modi­fi­che la legge dovrebbe tor­nare al senato e Renzi que­sto pro­prio non lo vuole.

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