giovedì 5 marzo 2015

LA COALIZIONE DEL REDDITO

LA COALIZIONE DEL REDDITO (Salvatore Cannavò).

Il reddito minimo
GRILLO PROPONE AMPIE CONVERGENZE. SEL E SINISTRA PD SODDISFATTI. TADDEI: SOLO UNA SUGGESTIONE.
Il Movimento Cinque Stelle punta decisamente al reddito di cittadinanza e lo dimostra con l’ampia intervista concessa ieri da Beppe Grillo al Corriere della Sera. Da cui emerge la volontà di ampliare la campagna.   Già di per sé una notizia, la conversazione con cui il leader pentastellato ha dato credito al presidente Mattarella e ha ribadito l’importanza della riforma della Rai, è servita a definire la linea della “convergenza” sul tema del reddito. Come spiegato qualche giorno fa al Fatto dalla senatrice M5S Nunzia Catalfo, la proposta prevede l’introduzione di un reddito di 780 euro mensili modulabile sulla base dei componenti familiari, aperto agli inoccupati, ai disoccupati e a coloro che hanno un reddito inferiore a quella cifra, vincolandoli all’accettazione di proposte di lavoro.
Il costo: circa 15,5 miliardi la cui copertura va dalla “patrimoniale” sui redditi sopra i 2 milioni di euro alla riduzione delle spese militari, dai risparmi della Pubblica amministrazione alla riduzione dei costi della politica o alla riduzione dell’8 per mille alla Chiesa. “Anche Papa Francesco sarà sulla nostra stessa linea d’onda” assicura Grillo, confidando nell’audizione della Cei in Commissione Lavoro del Senato richiesta dai suoi senatori.   IL PUNTO SENSIBILE dell’intervista è però l’affermazione che su questa proposta il M5S auspica “tutte le convergenze del mondo” dichiarandosi aperto “a qualsiasi discussione” e anche a “trovare una mediazione”. Dichiarazione subito interpretata dal Pd come “un’inversione di linea”. In questo senso si è espresso il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. L’ex comico ha subito replicato a queste affermazioni garantendo che “non c’è stata nessuna inversione di tendenza del M5S: quello che abbiamo detto lo abbiamo sempre fatto, a partire dalla restituzione dei finanziamenti pubblici ai partiti, al contrario dei Pd”. Dialogo difficile, quindi, se non improbabile.   La distanza è confermata anche da quanto ha dichiarato al Fatto il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei: “Il reddito di cittadinanza è una misura che manca al nostro Paese e non a caso nel Jobs Act abbiamo introdotto l’Asdi, l’assegno di disoccupazione, con uno stanziamento di 200 milioni”. Un primo passo, ma non risolutivo. “Il problema da affrontare, seriamente, aggiunge Taddei sono le coperture, la loro qualità. Non ci convincono generiche patrimoniali, tra l’altro una tantum e quando si è trattato di ridurre la spesa pubblica il M5S ha sempre votato contro. Per discutere ci aspettiamo una proposta seria e concreta sulle coperture altrimenti non è una proposta politica ma una suggestione”.   IL TEMA DELLA convergenza però resta in piedi. Dal fronte del Pd, infatti, va segnalata la “ soddisfazione” di Pippo Civati o il gradimento di Enrico Rossi, presidente della Toscana. In Senato, poi, dove la legge è incardinata, la minoranza Pd ha un peso importante. Altro segnale di apertura, stavolta dall’ala moderata, è la dichiarazione resa al Fatto dal senatore Pietro Ichino, già Scelta civica e ora Pd: “È un frutto molto positivo del dialogo instauratosi il fatto che il Movimento 5 Stelle, pur continuando a indicare la sua proposta con l’espressione ‘reddito minimo di cittadinanza’, ne abbia modificato il contenuto trasformandolo sostanzialmente in un sistema di ‘reddito minimo di inserimento’”. Secondo Ichino bisogna ora arrivare alla “soppressione di tutte le forme di assistenza impropria, che devono essere sostituite” per trovare risorse a vantaggio del reddito minimo”.   Al Senato, inoltre, esiste anche la proposta di legge di Sel che ieri, con il coordinatore Nicola Fratoianni, ha apprezzato le parole di Grillo dicendosi disposto a dialogare e discutere sia del reddito di cittadinanza che della riforma Rai.   Poi c’è il sostegno esterno al mondo politico che si vedrà nei prossimi giorni quando Libera di don Luigi Ciotti avvierà la campagna dei 100 giorni per il “Reddito per la dignità”, su cui raccogliere centinaia di migliaia di firme da mettere a disposizione di tutte le forze in Parlamento. La campagna vede anche l’impegno del Basic In-come Network (Bin), la rete che ha già introdotto la tematica promuovendo una legge di iniziativa popolare. “Quanto sta avvenendo è molto positivo” dice Papi Bronzini della Bin secondo cui senza una mobilitazione popolare non succederà nulla. Alla campagna parteciperà anche la Fiom e le varie forze che stanno costruendo la “coalizione sociale” proposta da Maurizio Landini, a partire da Stefano Rodotà.
Da Il Fatto Quotidiano del 05/05/2015.

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