mercoledì 11 marzo 2015

La crisi allarga il «sommerso»: quasi 300 miliardi

da il manifesto

La crisi allarga il «sommerso»: quasi 300 miliardi

Ricerca Cgil. L'economia informale sottrae 100 miliardi di gettito l'anno. Camusso: la quota del 3 per cento di Renzi come un condono, il sistema è una estorsione per i lavoratori costretti ad accettare il "nero"
Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso
Una nuova espres­sione — eco­no­mia non osser­vata — per misu­rare il lato oscuro del nostro paese, sem­pre più in espan­sione. Nella ricerca che Cgil e Asso­cia­zione Bruno Tren­tin hanno com­mis­sio­nato a Tecnè e Cer si sti­mano numeri che fareb­bero accap­po­nare la pelle: 290 miliardi di valore non dichia­rato sud­di­viso in 185 miliardi di eco­no­mia som­mersa (i pro­cessi di pro­du­zione o tran­sa­zioni eco­no­mi­che non sono con­ta­bi­liz­zate), 80 di eco­no­mia ille­gale (pro­sti­tu­zione e stu­pe­fa­centi) e 25 di eco­no­mia infor­male (pro­du­zione, ven­dita o for­ni­tura è fatta da ope­ra­tori non uffi­ciali) con un’evasione che si atte­sta sui 93 miliardi l’anno di cui 55 di man­cato gettito.
Ma chi — come Renzi e il suo governo in con­ti­nuità coi governi Ber­lu­sconi — ali­men­tare l’idea che una certa opa­cità sia legit­tima ha troppo pelo sullo sto­maco per scomporsi.
Dati che por­tano Susanna Camusso a par­lare di «gra­vità asso­luta della situa­zione. Di numeri che «sfa­tano alcuni luo­ghi comuni, primo fra i quali quello degli impren­di­tori eroi».
Da qui parte l’attacco al governo: «Se la realtà ci dice che il 59 per cento dell’economia infor­male viene da imprese che hanno volumi d’affari sotto il milione di euro, signi­fica che non si può ragio­nare per soglie: né sul falso in bilan­cio nè sull’evasione», attacca facendo rife­ri­mento al famoso 3 per cento che il governo voleva depenalizzare.
È dun­que «la logica del con­dono, comun­que la si chiami», a dover essere riget­tata: «Ogni com­por­ta­mento va san­zio­nato salvo il rav­ve­di­mento ope­roso che implica una assun­zione di ini­zia­tiva, sennò il mes­sag­gio del governo è: scom­po­nete la vostra ille­ga­lità e la farete franca».
L’economia non osser­vata per il segre­ta­rio gene­rale della Cgil è quindi «con­cor­renza sleale nel sistema delle imprese» e non a caso «sono state pro­prio le asso­cia­zioni di impresa ad invo­care le soglie».
Un «sistema» che col­pi­sce soprat­tutto i lavo­ra­tori, i più deboli, quei 3,8 milioni sti­mati che sono costretti a lavo­rare in nero per­ché con la crisi «almeno gua­da­gniamo qual­cosa». E «se molti usano la gran­dezza di quel numero di occu­pati per non affron­tare il pro­blema» per Camusso «invece il sistema è un’estorsione verso chi ha biso­gno» e per com­bat­terlo «biso­gna par­tire dall’universalizzazione degli ammor­tiz­za­tori» men­tre «i vou­cher e il lavoro a chia­mata che dove­vano far emer­gere il lavoro nero, sotto la crisi hanno ulte­rior­mente creato immer­sione, come la carenza di cre­dito ha pro­dotto più usura». Un sistema che quindi «affonda la parte più debole del lavoro: gli appalti e le retri­bu­zioni più basse».
Come com­bat­terlo? «Facendo dimi­nuire la quota di popo­la­zione che può essere estorta creando lavoro legale e ben pagato e allar­gando l’uso della moneta elet­tro­nica fin qui disin­cen­ti­vata dalle ban­che e poten­ziando le atti­vità ispet­tive a riscos­sione imme­diata invece di dimi­nuirle con l’Agenzia unica sul lavoro».

La ricerca stima in 14 i miliardi recu­pe­ra­bili ren­dendo più effi­caci gli stru­menti di con­tra­sto. Risorse che se divise tra esten­sione del bonus a inca­pienti e pen­sio­nati (7,3 miliardi) e amplia­mento degli inve­sti­menti pub­blici (6,7 miliardi) por­te­rebbe una cre­scita in 4 anni di circa 150mila nuovi occu­pati, un più 1,5 per cento del Pil in quat­tro anni.

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