martedì 24 marzo 2015

La lotta tutta sindacale di Landini che punta alla CGIL nel 2018

da ilretroscena.it

La lotta tutta sindacale di Landini
che punta alla CGIL nel 2018

 L’obiettivo dichiarato è dare “rappresentanza politica al lavoro” e per farlo si guarda bene dal costruire un nuovo partito con chi vuole riciclarsi dopo il ciclone Renzi. E con il rinnovo delle cariche sindacali dietro l’angolo, Landini tira dritto verso il ruolo di segretario cigiellino

La lotta tutta sindacale di Landini che punta alla CGIL nel 2018
Quando c’è stata occasione di ribadirlo non si è mai tirato indietro: “Il sindacato italiano ha sempre fatto politica, ha sempre espresso una sua visione e non è mai stato un sindacato di mestiere”. Basta questa semplice affermazione per disinnescare ogni tentativo di armare politicamente la “coalizione sociale” che negli ultimi giorni prende sempre più corpo. Tanta passione, dunque, andrebbe contestualizzata in un quadro più ampio che ha visto le organizzazioni sindacali depotenziarsi nell’ultimo decennio.
Partendo da questa considerazione, il leader del metalmeccanici pare avere le idee abbastanza chiare su come perseguire la sua mission, che resta quella di dare rappresentanza politica al lavoro. E ci sarebbe un combinato disposto che lo chiarisce. Da un lato l’assoluta inappetibilità del mettere su casa con vendoliani e sinistra Pd. Dall’altro il rinnovo delle cariche sindacali nel 2018 che dovrebbero designare il nuovo segretario CGIL, vale a dire il principale interlocutore del governo in materia di lavoro, welfare e pensioni. Ma andiamo con ordine.
L’affascinante ipotesi del nuovo partito della sinistra sarebbe adesso per lo più nella testa di chi vuole riciclarsi o punta a trovare un nuovo ruolo al di fuori dello scacchiere renziano. Cosa penserebbero infatti i suoi rappresentati -  e quindi eventuali elettori – se Landini si presentasse ad esempio insieme a chi ha votato Job’s Act e lanciato sterili ultimatum sulla riforma della scuola? E in più, quanto peso contrattuale potrebbe avere una formazione del genere nei confronti di un Renzi che sembra poter davvero avere la forza di camminare con le sue sole gambe? In uno scenario del genere, dunque, l’ultimo a trarne benefici sarebbe lo stesso Landini, per cui bersaniani, cuperliani e vendoliani sarebbero più una zavorra che un valore aggiunto.
Specularmente a questa strada poco percorribile, c’è la partita del rinnovo delle cariche sindacali. Il leader Fiom cessa il suo mandato nel 2018, così come Susanna Camusso e, tenendo per buone le scadenze formali, anche questa legislatura. Landini, che ha più volte affermato di “voler continuare a fare il sindacalista”, ha dunque a portata di mano quello che sarebbe l’unico vero obiettivo che gli permetterebbe di proseguire la sua lotta. Per succedere all’attuale segretario generale, lo Statuto della CGIL fissa una serie di incompatibilità, prima fra tutte l’appartenenza a organi direttivi o esecutivi di partiti e di altre formazioni politiche che non siano di emanazione congressuale.
Con buona pace dei vari Fassina e Civati e per rispondere alla domanda iniziale, Maurizio Landini potrebbe continuare a dare più “fastidio” e arrivare al tavolo delle trattative da protagonista rilanciando una nuova fase del sindacalismo italiano. Perché come lui stesso ha affermato “per la prima volta nella nostra storia democratica non c’è una rappresentanza politica del lavoro. È in atto un attacco al ruolo, anche politico, che il sindacato generale ha sempre svolto in Italia. Non posso non pormi il problema di contrastare questo processo”.
di Gemini

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