venerdì 6 marzo 2015

La paura di Matteo sull’Italicum “I voti segreti saranno trappole”


La paura di Matteo sull’Italicum “I voti segreti saranno trappole” (GOFFREDO DE MARCHIS).

Riforma elettoraleROMA – Non mollare Berlusconi perché le riforme si fanno insieme alle opposizioni, ma anche perché la prossima battaglia sulla legge elettorale sarà piena di trappole. Non a caso il velocista Matteo Renzi quando parla dell’Italicum dice «senza fretta». L’arrivo del provvedimento alla Camera non è ancora in calendario. Si dice che potrebbe arrivare a maggio. Altri pensano addirittura a giugno. Sono tempi piuttosto lunghi per il passo di marcia di Palazzo Chigi eppure il premier non sembra preoccuparsene. Il punto è che appare sempre più necessario ricucire il patto del Nazareno, almeno per il sistema di voto. Le trappole infatti a Montecitorio si chiamano voti segreti. Per questo Renzi continua a guardare a Forza Italia. Ha ottenuto, grazie anche alla moral suasion di Mattarella e al lavoro del capogruppo Pd Roberto Speranza, che gli azzurri rientrino in aula martedì prossimo al momento del sì finale all’abolizione del Senato.
È un primo passo ma non decisivo perché ormai Forza Italia ha scelto: voterà contro il provvedimento sancendo la fine dell’accordo col Pd. Ma c’è anche la partita dell’Italicum. Ancora più delicata per certi versi.
La minoranza del Pd ha ormai rotto gli argini annunciando che stavolta non obbedirà alla disciplina di partito. Una svolta barricadera che confligge con l’obiettivo di Renzi, obiettivo su cui il premier esclude un ripensamento: il passaggio a Montecitorio dev’essere l’ultimo, la legge va approvata in via definitiva. Senza correzioni, dunque. «Quella uscita dal Senato per noi è una buona legge elettorale che funziona», dice il premier ai suoi collaboratori. Ma adesso può attendere i tempi di una tregua con l’alleato del Nazareno.
Nel colloquio di ieri al Quirinale, raccontano, Massimo D’Alema avrebbe spiegato a Sergio Mattarella tutti i punti delle riforme (e non solo) che dividono la sinistra dem da Matteo Renzi. Il presidente della Repubblica naturalmente si è limitato ad ascoltare e a prendere nota. Però l’offensiva è in via di preparazione. L’assemblea del 21 marzo cercherà di mettere insieme tutti i dissidenti del Pd studiando una piattaforma comune. Sui cambiamenti costituzionali e su altro. Qualche segnale arriverà già martedì al momento in cui saranno contate le defezioni dentro il Pd. Do quello che Pier Luigi Bersani considera il tradimento del Jobs act, l’ex segretario ha annunciato il suo voto negativo rispetto al combinato disposto riforma del Senato-legge elettorale che a suo giudizio rappresenta un potenziale pericolo democratico. Da qualche giorno, Renzi ripete che i ribelli alla Camera, quando arriverà l’Italicum, non saranno «più di 40». Un numero che consente comunque alla maggioranza di procedere tranquillamente visti gli ampi margini di Montecitorio. Ma i voti segreti sono una lotteria. Sel e 5stelle aspettano quel momento per “aiutare” i dissensi sparsi nel Pd e in Forza Italia.
Il partito di Nichi Vendola ha preparato 25 ordini del giorno da votare prima di martedì, collegati alla riforma costituzionale. Testi che impegnano il governo sul quorum dei referendum, sulla composizione del Senato. Ma c’è anche un odg sulla legge elettorale, che chiede all’esecutivo di rispettare la sentenza della Consulta contro il Porcellum. In pratica a varare un sistema di voto proporzionale. «Sì, proponiamo al Parlamento di cambiare completamente rotta sull’Italicum — spiega il capogruppo di Sinistra e libertà Arturo Scotto — . E decideremo all’ultimo se partecipare o meno al voto finale». L’impressione è che alla fine anche Sel resterà in aula «per rispetto del ruolo della Camera e del presidente della Repubblica – dice Scotto – non del Pd».
Da La Repubblica del 06/03/2015.

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