mercoledì 25 marzo 2015

La Peggiocrazia


La Peggiocrazia (Marco Travaglio).

meritocrazia
Ma Renzi se lo ricorda perché è diventato Renzi? Lo sa o non lo sa perché tanta gente s’è fidata e, in parte, continua a fidarsi di lui? Pensa davvero che sia perché ha omaggiato la Confindustria della libertà di licenziare? O perché vuole riempire il nuovo Senato di consiglieri regionali e di sindaci mai eletti per fare i senatori e la nuova Camera di portaborse e sottopancia nominati dai segretari di partito? Forse un ripassino delle famose Leopolde, specie le prime, quand’era solo sindaco, gli gioverebbe. Sentirebbe il professor Luigi Zingales dire, nel 2011: “L’Italia è governata dai peggiori: l’80% dei manager dichiara che la prima strada per il successo è la conoscenza di una persona importante, poi ci sono lealtà e obbedienza, la competenza è solo quinta”. E sentirebbe se stesso ribadire: “Noi vogliamo un’Italia fondata sul merito, sulla conoscenza e non sulle conoscenze”.
Lupi s’è dimesso perché suo figlio aveva trovato un paio di lavori grazie alle conoscenze del padre. Ma poi s’è scoperto che i suoi vice Nencini e Del Basso de Caro sono lì grazie a Incalza: siccome, per legge, li ha nominati il premier, perché non li rimuove? Poi ci sono i sottosegretari indagati: lo stesso Del Basso, Faraone, Barracciu, De Filippo e Castiglione. Il quinto è dell’Ncd ed è inquisito da poco. Ma i primi quattro sono del Pd ed erano già indagati (peculato per presunto uso privato di rimborsi pubblici) quando Renzi li nominò. Almeno per loro, non se la può cavare – come ha fatto l’altroieri – invocando “il garantismo” e “il principio di Montesquieu: se consentiamo di stabilire un nesso tra avviso di garanzia e dimissioni diamo per buono il principio per cui qualsiasi giudice può iniziare un’indagine e decidere sul potere esecutivo”. Ilgarantismononc’entranulla:è il diritto di ogni imputato di difendersi con tutte le garanzie nel processo, non certo di entrare nel governo. I governanti non devono avere pendenze giudiziarie in base ai principi di precauzione e di opportunità, per evitare tre pericoli: che un possibile autore di reati maneggi denaro pubblico commettendone altri; che un esponente dell’esecutivo venga poi condannato, mettendo in imbarazzo il suo governo; che nella PA si diffonda l’impressione che il peculato e l’abuso sono infortuni sul lavoro, quindi pazienza. Il povero Montesquieu c’entrerebbe qualcosa se qualcuno avesse detto che i cinque sono colpevoli e devono andare in galera: noi abbiamo soltanto scritto che possono accontentarsi di restare in Parlamento, lautamente pagati da noi. Anche perchè il contributo dei suddetti al governo del Paese non rifulge di particolare luminosità.
Chiunque abbia sentito parlare Davide Faraone, al pensiero che sia sottosegretario all’Istruzione prova un senso di umana pietà per gli insegnanti, gli studenti, i prèsidi, i genitori e i bidelli. Ieri Francesca Barracciu ha voluto darci un saggio del suo eloquio in un misterioso idioma non indoeuropeo che rende tragicomico il suo incarico di sottosegretario ai Beni Culturali. Rispondendo ad Alessandro Gassmann, che le aveva chiesto gentilmente di sloggiare dalla “poltrona pagata da noi” finché non avrà risolto i suoi impicci con la giustizia, la Barracciu ha risposto testualmente: “Lei intanto che impara fare attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi ‘film’?”. Dal che, congiuntivi a parte, non si comprende chi obblighi la Barracciu a pagare il biglietto dei film di Gassmann. Se non perché è indagata, Renzi potrebbe rimuoverla almeno per come scrive. Poi ci sarebbe il ministro dell’Interno Alfano, che a parte il fatto di essere Alfano e di aver combinato tutto quel che già sappiamo, ha appena sostenuto che una legge sulle pensioni di reversibilità per le coppie gay ci costerebbe “circa 40 miliardi di euro”. Vaccata sesquipedale: il costo sarebbe mille volte più basso (44 milioni a regime nel 2027, solo 1 milione nel 2016). Perché la sicurezza degli italiani dev’essere affidata a questo allocco? Ecco, chi sperava in Renzi questo chiedeva: che desse finalmente cittadinanza anche in Italia all’articolo 6 della Déclaration della Rivoluzione francese: “I cittadini sono ugualmente ammissibili a tutti gli incarichi e impieghi pubblici, senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti”.
Di recente Michele Ainis ricordava sul Corriere al Pd l’elezione al Csm di una tizia priva dei titoli, infatti subito decaduta. L’ultimo bando per il direttore del Museo egizio di Torino non cita l’egittologia fra le competenze richieste, e per chi gestisce gli scavi di Pompei l’archeologia è un optional. Il governatore lombardo Maroni ha nominato presidente di Lombardia Informatica un esperto di antifurti. E da tre anni il Garante della privacy è un dermatologo: il pd Antonello Soro. Nel governo Renzi – notava Ainis – “c’è (c’era, ndr) una farmacista agli Affari regionali, un’imprenditrice della moda sottosegretario all’Istruzione, un laureato in Lettere viceministro dell’Agricoltura. Ma la stessa laurea è un optional: alla Camera non è laureato il presidente della commissione Trasporti, al Senato quelli delle commissioni Finanze e Sanità. E la commissione Ambiente è presieduta da un odontoiatra”.
Le pendenze penali, poi, non sono un handicap ma fanno curriculum. Anche nell’Italia di Renzi, il sistema di selezione delle classi dirigenti rimane quello di Mel Brooks in Mezzogiorno e mezzo di fuoco: il cattivo che deve arruolare una sporca dozzina interroga i curricula dei candidati: “Precedenti penali?”. Il primo risponde: “Stupro, assassinio, incendio doloso, stupro”. E lui: “Hai detto due volte stupro”. “Sì, ma mi piace tanto lo stupro!”. “Ottimo, firma qua. Avanti il prossimo… Precedenti penali?”. “Atti di libidine in luogo pubblico”. “Non è mica tanto grave”. “Sì, ma in una chiesa metodista!”. “Ah carino! Arruolato, firma qua!”.
Da Il Fatto Quotidiano del 25/03/2015.

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