mercoledì 4 marzo 2015

La rabbia dei precari: “Dilettanti!”

La rabbia dei precari: “Dilettanti!” (Tommaso Rodano).

Scuola_Precari_MagliettaLa storia del merito se la devono mangiare. Merito, merito, merito. Lo sentiamo ripetere tutti i giorni, da persone che hanno meno titoli di noi”. La voce di Danilo Corradi, insegnante precario di 37 anni, vibra di frustrazione. “Matteo Renzi ha una formazione inferiore alla mia. Quando parla di scuola, parla di qualcosa che non conosce. Mi piacerebbe discuterne con lui: lo sfido a duello. Siamo ancora in attesa che il meritevole presidente del Consiglio azzecchi il decreto a cui sta lavorando da mesi”. Danilo è uno dell’esercito dei 150 mila. Per la precisione, 148 mila e 100: sono i docenti della “buona scuola”, quelli che a settembre avrebbero dovuto festeggiare l’assunzione dopo anni in bilico, a contare le ore di supplenze e i punti in graduatoria. Uno dei primissimi annunci di Matteo Renzi.
Non sarà così, probabilmente. Le carriere e le vite dei 150 mila resteranno ferme, lasciate a mollo un altro anno ancora.   QUANDO ARRIVA la notizia della marcia indietro di Renzi, gli insegnanti si sfogano sul forum del sito OrizzonteScuola: “La riforma più veloce del secolo… morta il giorno prima di partire” (scrive l’utente dlepora), “Dilettanti allo sbaraglio. Spettacolo penoso” (80ila), “Pagliacciata senza fine. Un disegno di legge non potrà mai garantire le assunzioni a settembre, e con queste possiamo seppellire la buona scuola, quello che ne era rimasto” (uforobot), “Prendiamo atto che la tanto rinomata riforma epocale che eliminerà il precariato NON ESISTE” (jeppo17). I messaggi di questo tenore sono decine.   Per Danilo Corradi il problema è a monte. La riforma è fallimentare: “Se Renzi fosse andato avanti con il decreto, avrebbe rischiato un disastro anche peggiore. Secondo le bozze, il governo avrebbe fatto assumere circa 100 mila precari. Gli altri sarebbero rimasti fuori. Con l’abolizione delle graduatorie ad esaurimento e l’obbligo di rifare il concorso nazionale, praticamente, avrebbero dovuto ricominciare tutto da capo. Il decreto sarebbe affogato in tribunale, tra i ricorsi”. Così, in compenso, rimane ancora tutto fermo. Le storie personali di chi ha investito la propria vita sull’insegnamento sono segnate dalle recriminazioni.   “A37ANNI-RACCONTADANILO-ho sulle spalle 6 anni di Filosofia, laureato con lode. Ci ho messo un po’ di più, ma mi sono pagato l’università coi lavoretti. Poi due anni di scuola di specializzazione. Poi – mentre iniziavo le prime supplenze nelle scuole private (perché per le pubbliche serviva più anzianità) – ho vinto una borsa per un dottorato in Storia Contemporanea. Uno dei quattro anni di ricerca l’ho fatto alla New York University, visto che ci accusano di non sapere l’inglese”. Sei, più due, più quattro, più altri quattro di insegnamento precario. In tutto sono sedici anni di formazione qualificata. E il lavoro stabile in una scuola resta un miraggio. “Sono riuscito a comprare una piccola casa grazie ai risparmi della mia compagna e al prestito di un amico, le banche non mi concedevano un mutuo. E sono fortunato. Mio padre era un operaio dell’Olivetti, da bambino mi diceva che se avessi studiato duramente, sarebbe andato tutto bene. Abbiamo 37 e 35 anni. Per mettere su famiglia aspettiamo ancora la stabilità. Se facessimo un figlio – sorride amaro – avremmo un bonus per iscriverlo a una scuola privata”. Renzi sta tradendo. “Tra gli insegnanti c’è un sentimento che bolle. Nonostante lo scetticismo, ci abbiamo creduto. Ti dicono che forse ti assumono, dopo tanti anni. Ci speri. Se adesso il governo torna indietro, vedranno la rabbia. La rabbia accumulata. L’hanno solleticata con le promesse”.
Da Il Fatto Quotidiano del 04/03/2015.

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