giovedì 5 marzo 2015

LA TRATTATIVA DEL CSM, PER ORA DI MATTEO È BLOCCATO A PALERMO

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LA TRATTATIVA DEL CSM, PER ORA DI MATTEO È BLOCCATO A PALERMO (Antonella Mascali)

DOPO LA BOCCIATURA DELLA TERZA COMMISSIONE SUL TRASFERIMENTO A ROMA RINVIATO IL PLENUM DECISIVO. DAL PD: “INTERVENGA IL MINISTRO ORLANDO”.
Sul pm antimafia di Palermo Nino Di Matteo al Csm sono in corso trattative delicatissime dopo la sconcertante bocciatura della Terza commissione alla sua nomina in Direzione nazionale antimafia. Un’esclusione avvenuta nonostante abbia, tra i 46 candidati, la più lunga esperienza di carriera contro la criminalità organizzata: oltre 17 anni. E nonostante sul magistrato pesino gli attentati sventati, nonché la condanna a morte emessa da Riina, intercettato in carcere.
Ieri mattina si sarebbe dovuto tenere il plenum del Csm per votare i tre magistrati proposti dalla commissione: la pm di Bari, Eugenia Pontassuglia, che si è occupata del processo sulle escort per Berlusconi, il pm di Napoli Marco Del Gaudio e il sostituto procuratore generale di Catanzaro Salvatore Dolce. Il plenum, però, è stato rinviato alla prossima settimana perché alcuni consiglieri togati del Csm, che non appartengono alla Terza, stanno lavorando sui carboni ardenti per far sì che Di Matteo rientri nella rosa dei nomi. Oltreché delle sue capacità professionali, sono consapevoli del pericolo che sta correndo e di quanto sia fondamentale per la sua vita allontanarlo da Palermo, adesso. Ecco perché stanno provando a far cambiare idea almeno alla maggioranza dei commissari. Se non ce la faranno, saranno presentati emendamenti in Plenum e la pratica potrebbe tornare nuovamente in Commissione.
Un emendamento elenca l’importante lavoro fatto dal pm che lo pone, anche per qualità, davanti a tutti i candidati. Ma tutto ciò finora è stato ignorato dalla Terza. Difficile prevedere cosa accadrà. A sentire, dietro rigoroso anonimato, un paio di “pro Di Matteo” hanno gradi di ottimismo diverso. Uno pensa che ci sia la possibilità che il pm ce la possa fare subito, o quanto meno nel giro di poche settimane, grazie a un quarto posto vacante (nell’attuale graduatoria c’è un altro pm di Napoli, Cesare Sirignano); l’altro pensa che il massimo risultato possibile sia spostare Di Matteo alla Dna in autunno inoltrato, quando si libererà un quinto posto perché andrà in pensione Giusto Sciacchitano . In ogni caso, si sta lavorando per una nuova valutazione dei profili professionali. Per ora Di Matteo è addirittura undicesimo nonostante le sue numerose esperienze. I consiglieri che non sono affatto d’accordo su questa classifica stanno dialogando sia con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini sia con i membri della Terza, specie con il presidente Massimo Forciniti di Unicost.
Per un invio rapido alla Dna di Nino Di Matteo, secondo delle fonti, “non sono contrari” alcuni laici: la presidente della Prima commissione Paola Balducci, di Sel, i consiglieri Renato Balduzzi, di Scelta Civica e Alessio Zaccaria vicino a M5S, che nonostante in Terza commissione abbiano votato gli altri candidati, stanno riflettendo sulla loro decisione. Uno dei componenti della Terza, che ha votato convinto i candidati attuali, non vuol sentire parlare di “veto”, di esclusione “politica” per il processo sulla trattativa Stato-mafia che ha portato a un conflitto tra il Quirinale, guidato da Giorgio Napolitano e la Procura di Palermo. Un conflitto che ha ancora un gran peso. “Ragiono con la mia testa – ci dice sempre dietro anonimato il consigliere – sono convinto di quei candidati che hanno un alto profilo”. Ma Di Matteo ha più esperienza ed è sotto minaccia di morte, obiettiamo: “La valutazione professionale e il problema sicurezza sono due ambiti diversi – risponde il membro del Csm – la sicurezza va affrontata immediatamente. Di Matteo avrà un riconoscimento in seguito. Ci sono altri due posti che si liberano nel giro di mesi e altri ancora più in là perché devono essere nominati in Dna due procuratori aggiunti”. Non solo per l’esclusione di Di Matteo ma anche per altre motivazioni, uno dei consiglieri che sta cercando di far tornare sui propri passi la Terza, pensa, invece, che i candidati indicati non dovessero essere la prima scelta: “Hanno un profilo basso e meno carriera rispetto a Di Matteo e rispetto al procuratore aggiunto di Roma Capaldo, responsabile dell’antiterrorismo”. Secondo lo stesso consigliere, la Terza “ha pure ignorato le necessità espresse dal procuratore nazionale Franco Roberti che aveva chiesto di tenere in considerazione magistrati dell’antimafia di Roma e del Nord”.

Quanto all’esclusione specifica di Nino Di Matteo, il consigliere è convinto che dietro la bocciatura ci sia anche “invidia per il lavoro e indifferenza rispetto a quanto il pm sta vivendo a Palermo. E questo nonostante la sua richiesta di andare alla Dna sia un’altra assunzione di responsabilità in prima linea”. Di Matteo, tra l’altro, non abbandonerebbe la trattativa Stato-mafia, perché per quel processo chiederebbe l’applicazione. “Mandare subito – conclude il consigliere – alla Dna Di Matteo sarebbe un segnale forte: si possono toccare anche livelli politici senza essere isolati. Non possiamo permetterci un nuovo caso Falcone-Borsellino”. Sulla questione sono intervenuti i parlamentari del Pd Michele Anzaldi e Federico Gelli: “Paradossale che emergano minacce sulla vita di Di Matteo e il Csm lo bocci per la Dna. Il guardasigilli Orlando chieda chiarimenti”.

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