sabato 14 marzo 2015

La vera scuola, per fortuna, è più avanti di Renzi

da il manifesto
EDITORIALE

La vera scuola, per fortuna, è più avanti di Renzi

Il piano del governo. Altro che nuovo progetto culturale. Quel che non potè Gelmini riesce a Renzi. La camera dovrebbe intervenire su almeno sei punti critici

Alcune rifles­sioni sul ddl sulla scuola appro­vato dal con­si­glio dei ministri.
La prima: è affi­data alla velo­cità del Par­la­mento la pos­si­bi­lità che entro set­tem­bre ci siano le sban­die­rateassunzioni/stabilizzazioni dei docenti pre­cari. Ma per­ché con­tin­gen­tare pro­prio su que­sto il dibat­tito par­la­men­tare, ancora prima che inizi, col ricatto che non si possa attuare in tempo un prov­ve­di­mento ormai urgente per la scuola e gli inse­gnanti. Per­ché non varare subito il decreto sulle assun­zioni, que­sta volta più che giu­sti­fi­cato? E lasciare invece spa­zio alla neces­sa­ria discus­sione sulla legge? Siamo o no, ancora, una repub­blica parlamentare?
La seconda: ma dav­vero si può assi­stere a que­sto bal­letto assurdo sui pre­cari? La mag­gior parte di que­sti docenti inse­gna già nella scuola e la fa fun­zio­nare. Sono per­sone che vivono con l’ incubo di non essere ricon­fer­mate da un anno all’altro. Donne e uomini che hanno fatto per­corsi di stu­dio e di spe­cia­liz­za­zione, che hanno supe­rato abi­li­ta­zioni, con­corsi, a volte li hanno dovuti ripe­tere, come nel caso del cosid­detto con­corso Pro­fumo. E sono trat­tati come postu­lanti «strac­cioni». Dav­vero non se ne può più. Non si pos­sono ogni volta cam­biare le carte in tavola e temo che quando si faranno i conti con le coper­ture vere (parlo di soldi) cam­bie­ranno ancora le deci­sioni su chi assu­mere, quali gra­dua­to­rie abo­lire, e via dicendo.
La terza: dopo il Pre­si­dente sin­daco abbiamo anche il diri­gente sco­la­stico sin­daco. Quel che non era riu­scito a Moratti, Aprea e Gel­mini è andato in porto col governo Renzi. E non mi pare che se ne par­lasse nel docu­mento sot­to­po­sto a con­sul­ta­zione. Dun­que saranno i diri­genti sco­la­stici a valu­tare i docenti, e ad attri­buire gli aumenti di sti­pen­dio. E saranno ancora loro a «sce­gliere» da un albo (?) gli inse­gnanti, per ora dell’organico fun­zio­nale, poi chissà. Ad assu­mere e poi pro­ba­bil­mente a licen­ziare. Ma una chia­mata su base fidu­cia­ria mette in discus­sione la libertà di inse­gna­mento, prin­ci­pio costi­tu­zio­nale, e la respon­sa­bi­lità più gene­rale del pro­cesso edu­ca­tivo. Con que­sta deci­sione i docenti non sareb­bero più dipen­denti pub­blici che rispon­dono alle fina­lità gene­rali del sistema-scuola, ma dipen­denti di chi li assume e che rispon­dono a chi li assume. Sap­piamo bene che nella scuola ita­liana ci sono mol­tis­simi diri­genti di grande valore. Ma non voglio pen­sare ai ricorsi che ci saranno e alla con­flit­tua­lità che si andrà a creare. Migliora la qua­lità del fare scuola que­sta proposta?
La quarta: per mesi non si è fatto che par­lare di una nuova scuola, di un grande e nuovo pro­getto cul­tu­rale. Basta un po’ più di musica, di arte e di inglese? Dov’è un pro­getto di scuola che si con­fronti con i nuovi modi di appren­dere e di vivere dei gio­vani e dei gio­va­nis­simi, con i cam­bia­menti pro­fondi dei modi di pro­du­zione e ripro­du­zione del sapere? Penso, e da molto tempo, che la scuola ita­liana sia più avanti di chi la governa. Per­ché non aprire con docenti, diri­genti e stu­denti un vero dibat­tito su que­sti temi, rima­sti un po’ ai mar­gini nella con­sul­ta­zione sulla «buona scuola»? E ‚infine, per ren­dere con­creta la discus­sione sulla scuola digi­tale vogliamo inve­stire nella banda larga?
La quinta riguarda gli inse­gnanti in ser­vi­zio. Tra loro mol­tis­simi che, per dirla con Elsa Morante, «cam­mi­nano curvi per accom­pa­gnare la rota­zione della terra». Trovo sem­pre puni­tiva la discus­sione che si svi­luppa sugli sti­pendi di inse­gnanti ai quali il 90% della popo­la­zione affida i pro­pri figli. Il governo ha fatto il suo dovere nel lasciare gli scatti di anzia­nità. Non vor­rei che dimen­ti­cas­simo che gli inse­gnanti ita­liani, i peg­gio pagati d’Europa, hanno anche alle spalle anni di blocco contrattuale.
La sesta: gli sgravi fiscali per gli utenti delle pari­ta­rie. Anche qui, quel che non poté Ber­lu­sconi.… Il «senza oneri per lo stato» non si aggira attri­buendo un bene­fi­cio fiscale alle fami­glie, per­ché il bene­fi­cio fiscale comun­que rap­pre­senta un onere per lo stato (e pare che ancora non si abbia idea del costo dell’operazione). Si con­ti­nua a dire che soprat­tutto nella scuola dell’infanzia le scuole pari­ta­rie svol­gono un ruolo sus­si­dia­rio rispetto alle sta­tali. Ma per­ché e quando si è rinun­ciato a inve­stire nei primi gradi dell’istruzione? Infine sarebbe ora di fare chia­rezza su quanti finan­zia­menti, per vie diverse — stato, regioni, comuni — arri­vano alle pari­ta­rie e atti­vare, nell’interesse delle stesse scuole, i con­trolli pre­vi­sti dalla legge 62 su requi­siti e qua­lità del servizio.
Quel che comun­que emerge dall’insieme delle pro­po­ste è un’ idea di scuola che riduce diritti e libertà, a comin­ciare da quella di inse­gna­mento, in un’ottica neo­li­be­ri­sta, fal­sa­mente manageriale.

La scuola, ripeto, è più avanti. Mi auguro che ci sia un vero e disteso dibat­tito in Par­la­mento su un tema così deci­sivo per il pre­sente e per il futuro del nostro paese.
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