sabato 7 marzo 2015

L’AMACA del 07/03/2015

L’AMACA del 07/03/2015 (Michele Serra).

CREDO che l’unico nonché ultimo scoop della mia carriera giornalistica sia stata, verso la metà degli anni Ottanta, una lunga intervista, sull’ Unità, all’alpinista Giuliano Giongo, che parlava dell’Everest come della più alta discarica del pianeta. Giongo era (ed è) un tipo notevole, una specie di purista dell’avventura. Detestava gli sponsor e percorse a ritroso non so quanti chilometri nello Hielo Continental, in Patagonia, per levare una ad una decine di bandierine pubblicitarie piantate in mezzo al ghiaccio da un’altra spedizione.
A quei tempi le sue rivelazioni sulle tonnellate di rifiuti umani, organici e inorganici, surgelate sul tetto del mondo, potevano sembrare lo sfogo di un eccentrico. Trent’anni dopo leggo, sul Post , che quella piaga è incancrenita al punto che, a partire dal 2008, le autorità nepalesi e le associazioni della montagna cercano di arginare il fenomeno, per esempio chiedendo ad ogni alpinista una cauzione di 4000 dollari che viene restituita solo se al suo ritorno l’alpinista consegna almeno otto chili di rifiuti raccolti in quota. Morale: spesso le avanguardie hanno ragione, i loro occhi vedono in anticipo ciò che altri nemmeno notano. Specie nelle questioni ambientali, il senso comune è ottuso e imprevidente; e chi viene tacciato di catastrofista o di “gufo”, semplicemente è più previdente.
Da La Repubblica del 07/03/2015.

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