mercoledì 18 marzo 2015

L’AMACA del 18/03/2015

L’AMACA del 18/03/2015 (Michele Serra).

TUTTI condannano la corruzione. E fin qui: ci mancherebbe altro. Poi però, nel dibattito oramai endemico sull’altrettanto endemico fenomeno, si formano grosso modo due correnti di pensiero: una diciamo così “governativa” che non ritiene logico né giusto ritardare o sospendere qualsivoglia opera pubblica per il solo fatto che mette in tentazione (come si è visto) imprenditori e funzionari dello Stato; l’altra diciamo così “antagonista” che vede le opere pubbliche, e specialmente le grandi opere, quasi come fossero la componente organica di una macchinazione criminale a scopo corruttivo.
In un dibattito radiofonico sull’Expo (l’eccellente “Radio anch’io”) ieri mattina le due posizioni erano perfettamente incarnate da Formigoni, minimizzatore del fenomeno corruttivo e inesausto lodatore della cantieristica nazionale, e da Gianni Barbacetto, severo analista del malaffare politico-economico. Si ascoltava con interesse. Ma veniva da chiedersi, e spero non sia una domanda ingenua: possibile che non si riesca a immaginare che anche la più febbrile stagione di opere pubbliche (piccole, medie e grandi) possa svilupparsi senza far divampare la corruzione, e magari perfino abbattendola? Come può un Paese immaginarsi onesto, ma immobile, oppure inpiena corsa, ma corrotto?
Da La Repubblica del 18/03/2015.

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