domenica 22 marzo 2015

L’AMACA del 22/03/2015

L’AMACA del 22/03/2015 (Michele Serra).

A ROMA (Trastevere) c’è un piccolo cinema dismesso, l’America, da un paio d’anni preso “in affido”, se così si può dire, da un gruppo di ragazzi che l’ha occupato poi disoccupato poi rioccupato (ma solo il tetto) a seconda dei complicati sviluppi tecnico-giuridici di questo genere di vicende. L’occupazione ha scopo “conservativo”: quei ragazzi vorrebbero che il cinema rimanesse un cinema, e come tale cercano di rianimarlo. La moria delle sale rende il gesto romanticamene anacronistico. Eppure l’occupazione dell’America, nel suo semplice e nel suo piccolo, è diventata quasi popolare, non solo tra la gente di cinema: anche il presidente Napolitano, sia pure nei limiti concessi dalla sua delicata carica eccetera eccetera, scrisse ai ragazzi dell’America parole di simpatia.
La storia del cinema America coinvolge per una ragione che prescinde da ogni considerazione giuridica, economica, politica. Coinvolge perché è una storia affettuosa. Affetto per un luogo. Affetto per la memoria pubblica che quella sala custodisce, memoria di socievolezza, di un antico piacere di quartiere. Affetto, per giunta, esercitato da ventenni, in teoria distanti da quella sala abbandonata quanto può esserlo un nativo digitale, abituato all’uso solitario dell’immagine. Se questo innamoramento giovanile per un vecchio cinemino stupisce e contagia, è perché la pratica di mercato, nella sua infinita efficienza e nella sua infinita indifferenza, non prevede MAI affetto. È previsto che i luoghi siano solamente cose.
Da La Repubblica del 22/03/2015.

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