martedì 31 marzo 2015

L’AMACA del 31/03/2015

L’AMACA del 31/03/2015 (Michele Serra).

SUL dono esiste una ricca letteratura (specie psicoanalitica). Ma a prescindere da quella basta il buon senso per capire che doni troppo impegnativi rischiano — appunto — di impegnare troppo. Questo fa parte del gioco nelle relazioni sentimentali; ma non va bene nella vita politica e nelle relazioni d’affari, dove non è mai chiaro dove finisce la gentilezza e dove cominciano i secondi fini. Stupisce, nelle fiorenti cronache giudiziarie sui casi di malapolitica, scoprire quanto frequente e quanto ingenua (nella migliore delle ipotesi) sia l’abitudine di accettare doni costosi senza rendersi conto che questi potrebbero diventare prove a carico; e che è comunque sconveniente incamerarli con disinvoltura.
La signora Blair, nel suo libro di memorie, racconta con quanta fatica, e quanto inutilmente, provò a spiegare a Berlusconi perché non poteva, per regola protocollare, accettare il dono di grande valore che l’allora capo del governo voleva assolutamente rifilarle. Il grande attore siculo-americano Vincent Schiavelli raccontava (ed era un gran pezzo di teatro) la storia, autentica, della restituzione di un vestito inviato a Nixon da un sarto siciliano, e a lui riconsegnato, mesi dopo, con un biglietto di ringraziamento della Casa Bianca nel quale si spiegava che per regolamento il Presidente non poteva accettare quel dono. Al di là delle implicazioni giudiziarie, spesso controverse, è del tutto incontrovertibile capire che se si ricopre una carica pubblica non si è nelle condizioni etiche e direi “tecniche” di accettare doni. E non la gallina da brodo portata dal contadino al dottore; ma fior di vacanze, viaggi e alberghi. Che qualcuno, un giorno, o rivendicherà o ti rinfaccerà.
Da La Repubblica del 31/03/2015.

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