giovedì 19 marzo 2015

LAVORO «Caro Tito Boeri, il nostro welfare è iniquo. L’Inps cambi per partite Iva e precari»

da il manifesto

«Caro Tito Boeri, il nostro welfare è iniquo. L’Inps cambi per partite Iva e precari»

Quinto Stato. Nasce la "Coalizione 27 febbraio" tra lavoratori autonomi e precari. Manifesterà alla sede centrale dell'Inps a Roma e invierà una lettera al presidente Tito Boeri per chiedere equità fiscale e previdenziale. Nei prossimi mesi una "Carovana dei diritti" toccherà tutte le casse previdenziali degli ordini professionali

Oltre a quella di Lan­dini, c’è almeno un’altra coa­li­zione sociale in campo. Si chiama «Coa­li­zione 27 feb­braio» e rac­co­glie la soli­da­rietà intra-professionale tra cate­go­rie come gli avvo­cati (Mga) e i difen­sori di uffi­cio (Adu), i free­lance di Acta, i para­far­ma­ci­sti Fnpi, gli archi­vi­sti di Archim, gli archi­tetti di Iva sei par­tita, il Comi­tato pre­fes­sioni tec­ni­che (Inge­gneri e archi­tetti), i geo­me­tri «Geo­mo­bi­li­tati», Assoar­ching, il Comi­tato per l’Equità fiscale, Inar­cassa Inso­ste­ni­bile e No Cassa Edile. Ci sono gli stu­denti della Rete della Cono­scenza; Stampa Romana, il sin­da­cato dei gior­na­li­sti del Lazio; la coa­li­zione dello «scio­pero sociale», una rete che rac­co­glie atti­vi­sti e cen­tri sociali. Espe­rienze ete­ro­ge­nee che for­mano una coa­li­zione ine­dita nella sto­ria del lavoro indi­pen­dente in Ita­lia: quella tra auto­nomi e pre­cari. Una plu­ra­lità di voci che si sente rap­pre­sen­tata da una parola di uso ormai comune. Tra loro si rico­no­scono in qua­lità di attori di una «soli­da­rietà inter-categoriale e inter-professionale», «uno stru­mento deci­sivo per risol­vere pro­blemi comuni». Una «caro­vana dei diritti» orga­niz­zerà ini­zia­tive davanti alle rispet­tive Casse pre­vi­den­ziali per chie­dere equità sociale e un «nuovo mutualismo».
Il nome della coa­li­zione que­sti auto­nomi e pre­cari lo hanno preso dalla data, il 27 feb­braio, del primo spea­kers’ cor­ner indetto a Roma dalla Mobi­li­ta­zione gene­rale degli avvo­cati (Mga) con­tro l’iniquità fiscale e pre­vi­den­ziale della Cassa Forense Nazio­nale. Insieme, il pros­simo 24 aprile, mani­fe­ste­ranno sotto la sede cen­trale dell’Inps all’Eur a Roma. Scri­ve­ranno una let­tera aperta, e un incon­tro, al neo-presidente Tito Boeri chie­dendo una pre­vi­denza equa, una fisca­lità soste­ni­bile e un wel­fare uni­ver­sale. Tra le riven­di­ca­zioni c’è quella della riforma dell’aliquota della gestione sepa­rata dell’Inps al 24% per auto­nomi e free­lance; il diritto alla malat­tia, alla mater­nità e un red­dito di base per tutti; una «pen­sione minima di cit­ta­di­nanza» indi­pen­dente dal mon­tante con­tri­bu­tivo accu­mu­lato e lo sblocco delle inden­nità dei tiro­ci­nanti della «Garan­zia gio­vani». «L’Inps è il sim­bolo delle stor­ture del sistema con­tri­bu­tivo che ha fatto sal­tare ogni logica soli­da­ri­stica tra le gene­ra­zioni, i lavori e le pro­fes­sioni, come si può vedere anche nelle sin­gole casse pro­fes­sio­nali che impon­gono mini­mali con­tri­bu­tivi inac­ces­si­bili per decine di migliaia di auto­nomi ordi­ni­sti. Per que­sto ci vuole una riforma soli­dale e mutua­li­stica della pre­vi­denza, insieme a un taglio delle super-pensioni e un’imposta pro­gres­siva sui patri­moni» sostiene Fran­ce­sco Rapa­relli delle Camere del lavoro auto­nomo e pre­ca­rio di Roma (Clap).
Una dele­ga­zione della coa­li­zione 27 feb­braio ha par­te­ci­pato sabato scorso all’incontro sulla coa­li­zione sociale pro­po­sta da Mau­ri­zio Lan­dini. «L’apertura della Fiom è molto inte­res­sante – con­ti­nua Rapa­relli – È fon­da­men­tale che il lavoro auto­nomo e il pre­ca­riato siano il cen­tro e non la peri­fe­ria delle coa­li­zioni. Par­liamo di mondi diversi che non hanno biso­gno di sem­pli­fi­ca­zioni rap­pre­sen­ta­tive, ma di pra­ti­che poli­ti­che che rispet­tino il loro plu­ra­li­smo irri­du­ci­bile». All’incontro con la Fiom c’era anche Davide Gul­lotta, pre­si­dente dei para­far­ma­ci­sti ita­liani: «Coa­li­zione sociale mi piace per­ché rompe gli stec­cati tra ope­raio e par­tita Iva, tra classe ope­raia e ceto medio. Mi sem­bra rispec­chiare l’immagine di cit­ta­dini che si ritro­vano davanti ad uno Stato che è diven­tato nemico di chi vuole lavo­rare e fare la pro­pria pro­fes­sione». Gul­lotta vive in Sici­lia. «Qui noi non abbiamo fab­bri­che, i gio­vani vivono con con­tratti ati­pici o con la par­tita Iva, svol­gono lavori molto diversi dal posto fisso o da un impiego al mini­stero». Quanto ai para­far­ma­ci­sti si scon­trano con una realtà nota a chi ha inve­stito sui saperi, o sul pro­prio lavoro. «Siamo gli unici pro­fes­sio­ni­sti iscritti ad un ordine che non pos­sono eser­ci­tare libe­ra­mente la pro­pria pro­fes­sione. Le far­ma­cie sono ere­di­ta­rie o acces­si­bili solo ai grandi capi­tali. Una situa­zione che anti­cipa quello che sta acca­dendo ad altri pro­fes­sio­ni­sti. Oggi è il censo a deter­mi­nare chi può lavo­rare in Italia».

«Tra le pro­fes­sioni e il pre­ca­riato le bat­ta­glie sono le stesse – sostiene Angelo Restaino, pre­si­dente degli Archi­vi­sti in movi­mento — Per il momento siamo gli unici pro­fes­sio­ni­sti dei beni cul­tu­rali, vor­remmo che ci seguis­sero anche gli altri. Le coa­li­zioni esi­stono già: c’è la nostra, poi lo “scio­pero sociale”, adesso quella di Lan­dini. Altre forse ver­ranno. Si tratta ora di capire quali ele­menti pro­gram­ma­tici pos­sono garan­tire una coo­pe­ra­zione e una con­ver­genza tra ciò che è già attivo».

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