sabato 28 marzo 2015

Lavoro, Davide contro Golia

da il manifesto
EDITORIALE

Lavoro, Davide contro Golia



I libri di sto­ria com­men­te­ranno que­sti giorni come l’abbaglio e l’eclissi della ragione. Ricor­date il film Orwel 1994? Qual­cosa del genere sta acca­dendo. Cre­scita eco­no­mica, nuovo lavoro e con­so­li­da­mento delle isti­tu­zioni sono rias­su­mi­bili nello slo­gan “cam­biare verso”. Pur­troppo dob­biamo vivere il nostro tempo, ed è un tempo duris­simo. Prima il pre­si­dente dell’Inps Boeri, poi il mini­stro Poletti e da ultimo il pre­si­dente del con­si­glio Renzi annun­ciano la crea­zione di nuovi 79.000 posti di lavoro a tempo inde­ter­mi­nato tra gennaio-febbraio 2015 e gennaio-febbraio 2014. A noi tocca ancora una volta scar­di­nare il castello di solide e dure pie­tre di fan­do­nie con fionde ed archi. Davide con­tro Golia non è pro­prio una meta­fora. I con­su­lenti del lavoro, per­sone più serie della com­pa­gine gover­na­tiva, financo del pre­si­dente Boeri, ricor­dano che nell’80% dei casi si tratta di rego­la­riz­za­zioni di col­la­bo­ra­zioni a pro­getto, par­tite Iva ed altra inu­tile pre­ca­rietà. Quindi solo il 20% è “nuovo lavoro”. Se poi con­si­de­riamo il natu­rale tur­no­ver del mer­cato del lavoro, gli 8.060 euro di con­tri­buto pub­blico per i nuovi assunti, a cui dovreb­bero aggiun­gersi 1,5 mld di euro per il piano Youth Gua­ran­tee, un insuc­cesso epo­cale, abbiamo un effetto nullo.
Alla fine il lavoro aggiun­tivo è in realtà lavoro sosti­tu­tivo, pagato con i soldi pub­blici. Alla fac­cia del rischio di “intra­presa”. Dare ragione a Bru­netta è dura: «I nuovi con­tratti non sono neces­sa­ria­mente posti in più ma tra­sfor­ma­zione di vec­chi rap­porti di lavoro». Ma non è tutto.
Uno stu­dio di Medio­banca esa­mina l’impatto del Jobs Act e della legge di Sta­bi­lità, sgra­vio Irap e più, sul sistema delle imprese. Nel docu­mento si legge: quelle che più bene­fi­ce­ranno del Jobs Act sono Rcs, con un incre­mento atteso dell’utile per azione del 19,7% in tre anni, l’Espresso (+17,8%) e Mon­da­dori (+13,5%) tra tlc, media e tec­no­lo­gici. Seguono Fin­mec­ca­nica (+7,7%) e Ital­ce­menti (+5,5%) tra i ciclici, Banco Popo­lare (+6,5%) e Bpm (+5%) tra le ban­che e Hera (+9%) tra le utility.
L’informazione è sosti­tuita dalla noti­zia. I gior­na­li­sti hanno cer­ta­mente delle colpe, men­tre l’occhio vigile di chi vede la realtà è cam­biato. Il tasso di occu­pa­zione, già molto basso rispetto alla media euro­pea, è calato del 5% dal 2008 al 2014, rispet­ti­va­mente 58,6% e 55,7%; il tasso di disoc­cu­pa­zione dal 2008 al 2014 cre­sce dell’88,6%, rispet­ti­va­mente 6,7% e 12,7%; il tasso di inat­ti­vità rimane sta­bile al 36%.

Com­ples­si­va­mente abbiamo più di 6 milioni tra disoc­cu­pati e inat­tivi che non lavo­rano e ci accon­ten­tiamo di far pagare meno lo stesso lavoro alle imprese? Sei milioni di senza lavoro vi sem­brano pochi?
Davide con­tro Golia e la ragione con­tro la calun­nia sono qual­cosa di più di una sem­plice provocazione.
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