domenica 29 marzo 2015

Le rottamazioni alterne: Matteo chiude un occhio

Le rottamazioni alterne: Matteo chiude un occhio (Wanda Marra).

Rottamazione

IL PREMIER CHIEDE ALLA MINORANZA PD DI FAR FUORI BERSANI E D’ALEMA MA LUI (QUANDO SERVE) UN BEL PO’ DI VECCHIA GUARDIA SE LA TIENE ECCOME.

Stando a quanto raccontava Repubblica ieri, Renzi avrebbe detto “ai suoi” di smetterla di andar dietro a D’Alema e Bersani. L’oggetto del contendere è la legge elettorale, sul quale il premier vuole un sì definitivo alla Camera senza variazioni. Ma se D’Alema è un antico bersaglio, peraltro già colpito (e ampiamente rottamato ), Bersani come obiettivo esplicito non era mai apparso in questi termini. È la guerra generazionale, il nuovo che avanza. O meglio, il metodo ormai consueto per Renzi: portare a sé i giovani, inglobarli proponendo loro ruoli, posti di potere, magari candidature e isolare i “vecchi”, fino a detronizzarli. Matteo Orfini, Marianna Madia, Debora Serracchiani, ma anche Enzo Amendola e Roberto Speranza prima erano all’opposizione, ora sono o “diversamente” maggioranza, o puntelli del premier segretario nella minoranza.
Eppure, se una parte consistente della vecchia guardia (D’Alema, Veltroni, Marini) ormai non conta più nulla, una pattuglia decisamente numerosa non solo resiste, ma avanza. Soprattutto sui territori. Perché di certi pezzi di vecchio potere, il “nuovo” Matteo non può fare a meno.
PIERO FASSINO
Da Torino all’Anci, il sogno infranto del Colle
Era il 1975 quando fu eletto consigliere comunale a Torino per il Pci. “Solo” 40 anni fa. Adesso è presidente dell’Anci. È stato tra i primi esponenti della vecchia guardia a sostenere Renzi. L’ultima battaglia? Quella per il Colle. Il premier non era contrario, anche se alla fine gli ha preferito Mattarella.
VASCO ERRANI
A braccetto con il premier nonostante la condanna
Eletto per la prima volta consigliere comunale a Ravenna nel 1983 con il Pci, in Emilia Romagna è una potenza. Con lui Renzi ha stretto un patto di ferro: dopo la condanna in appello per falso ideologico l’ha difeso più volte. Si è dimesso dalla guida dell’Emilia, ma il premier lo vorrebbe al governo.
SERGIO CHIAMPARINO
La prima Leopolda lo ha portato in Piemonte
Ha iniziato da capogruppo del Pci al Comune di Moncalieri nel 1975. Tra gli ospiti d’onore della Leopolda 2011, con Renzi ha stabilito un sodalizio proficuo: è diventato presidente del Piemonte. Ufficialmente renziano, ma i tweet contro la legge di Stabilità hanno arrestato la sua corsa al Quirinale.
GIUSEPPE FIORONI
Il dinosauro nell’ombra ma resta in campo
Eletto consigliere comunale a Viterbo per la Dc nel 1985, è da sempre un po’ renziano e un po’ no. Lavora nella retrovie, si cura i parlamentari cattolici, tesse tele trasversali. Il premier-segretario non lo premia, ma neanche si sogna di attaccarlo.
ANNA FINOCCHIARO
Coppia fissa con la Boschi aspettando un ministero
In Parlamento dal 1987. Quasi 30 anni fa. La sua candidatura alla Presidenza della Repubblica prima della rielezione di Napolitano fu arrestata da Renzi in diretta tv. Ma da presidente della Commissione Affari costituzionali in Senato ha stretto un patto di ferro con la Boschi. E oggi è in gara per un ministero.
DARIO FRANCESCHINI
L’ex “vice-disastro” adesso è ministro
Diventa consigliere comunale a Ferrara per la Dc nel 1980. Quando era ancora ministro nel governo Letta annunciò il sostegno suo e della sua potente corrente a Renzi alle primarie del 2013. Lui che l’aveva definito “vice disastro” l’ha ringraziato con il ministero della Cultura.
PAOLO GENTILONI
Alla Farnesina nel nome di Rutelli
Negli anni 90 è stato portavoce, e assessore al Turismo e al Giubileo, di Francesco Rutelli. È nella pattuglia dei renziani più potenti: appunto, i rutelliani, di cui fa parte anche il portavoce, Filippo Sensi. Oggi è ministro degli Esteri, nominato dal premier con il passaggio della Mogherini a Lady Pesc.
LUIGI ZANDA
Il braccio armato in Senato che lavorava per Cossiga
Un passato da portavoce (Cossiga) e da alto dirigente (da Lottomatica al Giubileo) è in Parlamento dal 2003, con la Margherita. Di provenienza rutelliana anche lui, come capogruppo a Palazzo Madama oggi è uno dei bracci armati di Renzi tra i senatori Pd.
VINCENZO DE LUCA
Da Salerno alla Campania Il candidato azzoppato
Primo incarico istituzionale nel 1990: vicesindaco di Salerno. Da allora, con qualche breve interruzione, è alla guida della città. Nello scorso congresso Pd ha portato i suoi voti a Renzi. Ora ha vinto le primarie e imposto la sua candidatura alla presidenza della Campania. Nonostante la legge Severino.
NICOLA LATORRE
Dallo staff di D’Alema a ultrà di Matteo
In Parlamento “solo” dal 2005, ma in politica con Massimo D’Alema da sempre (è stato anche capo del suo staff). Ha rinnegato il padre da quando Renzi è diventato segretario. L’ultimo affondo lunedì. Massimo? “È mosso da rancori personali”. Oggi è presidente della Commissione Difesa in Senato.
Da Il Fatto Quotidiano del 29/03/2015.

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